Colombo (Crif): "Credito in crescita nel 2025, rischio famiglie all’1,7% e PMI in ripresa; nel 2026 attesa ulteriore espansione"
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Nell'intervista a Il Giornale d’Italia, il Managing Director Finance Italy di Crif ha parlato del mercato del credito che chiude il 2025 in positivo tra mutui in recupero, prestiti personali oltre i 30 miliardi e tassi di default in lieve aumento
Marco Colombo, Managing Director Finance Italy di Crif, ha rilasciato un'intervista a Il Giornale d'Italia in cui ha parlato del mercato del credito che chiude il 2025 in positivo tra mutui in recupero, prestiti personali oltre i 30 miliardi e tassi di default in lieve aumento, mentre per il 2026 le attese indicano crescita moderata nonostante le incognite geopolitiche.
Ci può fare un punto sul mercato attuale, analizzando il 2025 e i trend del mercato nel 2026?
Il 2025 è stato caratterizzato da un andamento complessivamente positivo, è cresciuto sia il mondo del credito ai privati - mutui-, sia quello del consumer credit. L'unica eccezione negativa riguarda i prestiti finalizzati fisici, al contrario di quelli digitali che invece sono cresciuti decisamente. Il mercato ha mostrato un segno positivo anche nel segmento delle piccole e medie imprese.
Per quanto riguarda i tassi di rischio risulta esserci un aumento, le imprese sono passate da 320 a 340, si prevede che nel 2026 i tassi di default continueranno ad aumentare, ma sempre in modo esiguo.
L’andamento dipende in larga misura dai singoli settori industriali. In questa fase è soprattutto il mercato interno a sostenere l’attività economica, mentre l’export sta progressivamente diversificando le proprie destinazioni. Nel complesso, per il prossimo anno non si intravedono impatti particolarmente negativi legati ai dazi, è probabile che l’attuale approccio degli Stati Uniti, caratterizzato più da annunci che da misure concrete, continui, ma finché tali minacce non si tradurranno in interventi effettivi l’impatto sull’economia resterà limitato.
Il contesto generale rimane comunque complesso. All’interno del tessuto produttivo italiano emerge però con chiarezza il ruolo di un nucleo ristretto di imprese solide, pari a circa il 20–25% del totale, che costituiscono l’ossatura del sistema economico. Queste aziende, grazie alla loro forza strutturale, riescono a mantenere una buona capacità di esportazione anche in uno scenario difficile.
Nel corso dell’anno l’andamento del dollaro ha rappresentato un fattore penalizzante, ma nonostante ciò molte imprese hanno continuato a esportare, anche verso gli Stati Uniti. Le aziende più sane, competitive e meglio strutturate continuano quindi a crescere e a trainare anche le realtà più fragili. Questo sembra essere il trend dominante e le aspettative sono che possa confermarsi anche nel prossimo anno
Come è andata Crif nel 2025 e quali sono gli obiettivi per il 2026?
Nel 2025 abbiamo registrato risultati molto positivi, proseguendo un trend di crescita che dura ormai da diversi anni. Stiamo crescendo a un ritmo superiore rispetto al mercato, con un conseguente aumento delle quote in tutti i principali ambiti in cui operiamo: dalle informazioni creditizie all’analytics, fino alle soluzioni per il credito in senso più ampio. Un risultato particolarmente significativo se si considera che il nostro è un mercato caratterizzato dalla presenza di player solidi e altamente strutturati, il che rende queste performance motivo di grande soddisfazione.
Guardando al 2026, le prospettive restano complessivamente favorevoli, anche grazie al contesto di mercato e all’evoluzione dei tassi di interesse. Tuttavia, la competizione si sta facendo sempre più intensa e selettiva. A questo si aggiunge un elemento rilevante: le banche sono fortemente concentrate sul contenimento dei costi, una dinamica che impatta l’intero settore. Di conseguenza, pur in uno scenario di crescita, diventa fondamentale essere costantemente pronti a ottimizzare servizi e processi interni per rispondere alle crescenti pressioni sui prezzi da parte della clientela.