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Michelangelo Pistoletto: "Il conflitto in Medio Oriente si allarga perché economie e politiche pongono un uomo sopra un altro"

Michelangelo Pistoletto è stato intervistato da Il Giornale d'Italia in occasione del convegno "Poesia, Mistica, Linguaggio. La trinamica come poetica del dialogo e responsabilità dell’arte” dove ha messo in evidenza l'importanza della pace preventiva e non come risultato finale dopo un conflitto

23 Marzo 2026

Michelangelo Pistoletto è stato intervistato da Il Giornale d'Italia in occasione del convegno Poesia, Mistica, Linguaggio. La trinamica come poetica del dialogo e responsabilità dell’arte”, tenutosi alla Reggia di Monza, dove è presente la sua mostra UR-RA – Unity of Religions – Responsibility of Art. Nell'intervista ha messo in evidenza l'importanza della pace preventiva e non come risultato finale dopo un conflitto.

Parole, mistica e linguaggio, come questi elementi sono fondamentali per la costruzione della pace?

La pace bisogna che sia preventiva, quindi tutte queste guerre che noi vediamo oggi esistere sono guerre preventive. Allora basta con la pace intesa come finale di guerra, ma pace come inevitabile impossibilità di entrare in guerra. Quindi l'arte, la creazione, deve essere totalmente impegnata adesso perché la guerra sia preventiva. La guerra non deve essere più preventiva, perché la pace sia preventiva.

Quanto è importante animare questa mostra con dei convegni

Questa mostra è basata sulle religioni, le quali stanno vivendo nel mondo la guerra totale, la guerra delle religioni. Noi, con UR-RA (Unione delle Religioni e Responsabilità dell'Arte), vogliamo che le religioni siano nuovamente il luogo in cui avviene una capacità di convivenza, di bene spirituale e sociale, di bene comune. Per cui, la religione, insieme all'arte, prende adesso la responsabilità di creare un nuovo cammino nel mondo.

Un commento sull'allargamento del conflitto in Medioriente

L'allargamento del conflitto attuale è dato dal fatto che le economie e le politiche sono basate sulla sovrapposizione dell'uomo sull'uomo, sull'uomo che vuole, in qualche maniera, come un animale predatore, predare l'altro uomo. Dobbiamo quindi far sì che la predazione venga eliminata a favore di una equilibrata convivenza. La religione deve assumere quel senso di etica per cui è nata e non più una contrapposizione di poteri e di eliminazione del prossimo.

Secondo lei è ancora possibile una pace in questi territori?

Adesso abbiamo raggiunto una capacità, come esseri umani, di produrre meraviglie e altrettanta capacità di produrre disastri. Dobbiamo spingere verso le meraviglie contro il disastro. La meraviglia è una pace comune che dobbiamo scoprire tutti insieme.

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