17 Marzo 2026
Genny o' terremoto Panzuto arrestato dalla polizia a Frosinone: da killer del clan Licciardi a Tiktoker anticamorra da migliaia di followers.
Gennaro Panzuto era chiamato Genny o' terremoto per la sua irruenza e imprevedibilità e la capacità di agire con violenza distruttiva. Era stato lui stesso a spiegare, in una bella intervista del 2021 a Stylo24, che si trattava di "un soprannome che risale a quando avevo 12-13 anni. Ho cominciato ad avvicinarmi alla criminalità cosiddetta comune. Prima scippi di orologi, poi rapine, infine il passaggio a un contesto camorristico, inizialmente vicino a mio zio Rosario (Piccirillo). Sono entrato nel clan come braccio armato e poi, in un secondo momento, ho preso le redini della cosca in mano". Per sua stessa ammissione killer e boss, insomma.
La sua base operativa era alla "Torretta", una porzione di territorio compressa tra il Lungomare di Napoli e Mergellina in cui da sempre convivono ricchezza e povertà, lusso e degrado, che nei primi anni 2000 era nella sfera di controllo della cosiddetta "Alleanza di Secondigliano" e più in particolare del clan Licciardi.
Panzuto era stato arrestato in Inghilterra nel 2007. Poi, come aveva avuto modo di spiegare e ripetere, la decisione su insistenza della compagna dell'epoca di collaborare con la giustizia. Agli inquirenti aveva rivelato le dinamiche più recondite dei clan che a cavallo dei due millenni controllavano i traffici illeciti nell'area metropolitana di Napoli e i retroscena inediti dei più efferati fatti di sangue di quegli anni.
51 anni portati egregiamente, 9 figli avuti da 3 diverse compagne, finanche attore in un film del 2021 - "Nati pre-giudicati", occhi verde ghiaccio che ipnotizzano su un viso ormai solcato da rughe profonde, Gennaro ha speso gli ultimi anni a spiegare ai più giovani e a chiunque volesse seguirlo sui social perché stare lontani dalla camorra, dai clan e dalla malavita. Solo su Tik Tok Panzuto conta oltre 170mila followers e milioni di like, ma anche odiatori seriali e profili fake che lo attaccano come "infame".
Spesso si era raccontato in TV - notissima l'intervista rilasciata a Le Iene - senza omissioni e con una mimica e un linguaggio tanto truci quanto accattivanti.
Dal programma di protezione era uscito qualche anno fa in maniera eclatante e polemica, accusando le istituzioni di non aver mantenuto gli impegni: "il sistema di protezione testimoni fa acqua da ogni parte, sia per quanto riguarda la sicurezza che il reinserimento dei collaboratori e dei loro familiari - aveva spiegato con il consueto stile diretto - la sensazione è quella di uscire dalla macelleria della camorra per entrare nel mattatoio del Servizio di protezione".
E così, per dimostrare di non avere paura di nessuno, come aveva precisato in più di un'intervista, era tornato a vivere nella "sua" zona, alla Torretta, dove è rimasto fino ad una manciata di mesi fa, quando ha deciso di lasciare Napoli e trasferirsi a Frosinone.
L'ordinanza che gli è stata notificata dagli agenti della squadra mobile della Questura di Napoli è relativa ad un residuo di pena per fatti legati agli stupefacenti. Circa 8 e mezzo gli anni che dovrà scontare.
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