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Codacons contro Chiara Ferragni vestita da madonna: 'Blasfemia'

L'associazione a difesa dei consumatori denuncia l'influencer per blasfemia e offesa del sentimento religioso. La risposta del marito Fedez non si fa attendere

28 Settembre 2020

Codacons contro Chiara Ferragni vestita da madonna: 'Blasfemia'

Chiara Ferragni (fonte foto Lapresse)

Blasfemia e offesa del sentimento religioso sono le accuse mosse dal Codacons a Chiara Ferragni. La denuncia da parte dell’associazione dei consumatori nei confronti della nota influencer italiana dalla fama mondiale è stata avviata in seguito alla pubblicazione di una foto sul profilo della Ferragni, con più di 21 milioni di seguaci. Il post in questione raffigura l'influencer come una Madonna, rappresentazione che il Codacons non ha affatto gradito. Così accusa Chiara Ferragni di aver generato indignazione e raccapriccio nell’opinione pubblica e sul web. Il Codacons procede:

“Presentiamo un esposto alla Procura della Repubblica e al Ministro dei beni culturali Dario Franceschini affinché intervengano su quella che non è una provocazione, ma una grave mancanza di rispetto per i cristiani, per l’intero mondo religioso e per l’arte in genere. L’immagine che raffigura la Ferragni nei panni di una moderna Madonna con bambino dipinta da Giovanni Battista Salvi detto il Sassoferrato sfrutta la figura della Madonna e la religione a scopo commerciale, essendo noto come la Ferragni sia una vera e propria ‘macchina da soldi’ finalizzata a vendere prodotti, sponsorizzare marchi commerciali e indurre i suoi follower all’acquisto di questo o quel bene”.

L'influencer avrebbe dunque sfruttato indegnamente la figura della Madonna e avrebbe scatenato migliaia di polemiche da parte della comunità cristiana. L'esposto è stato inviato anche a Papa Francesco, affinché si pronunci contro tale iniziativa della Ferragni. Una "squallida e inutile provocazione", afferma il Codacons. La foto è stata realizzata e pubblicata anche sul settimanale Vanity Fair, dove l'influencer aveva rilasciato un'intervista.

https://www.instagram.com/p/CFePYl2hMA8/?utm_source=ig_web_copy_link

A rispondere subito alla denuncia e alla provocazione del Codacons è il marito di Chiara Ferragni, Fedez. Il cantante si lancia subito a difendere la moglie: "Mi mancavano" replica sul suo profilo Twitter. D'altronde non è la prima volta che la famiglia "Ferragnez" si scontra con l'associazione dei consumatori. Il Codacons aveva già accusato la Ferragni e Fedez per l'iniziativa da loro promossa per raccogliere fondi sulla piattaforma Gofundme. L'influencer e il marito erano riusciti a raccogliere, tramite le donazioni dei loro follower, oltre 4,4 milioni di euro per aiutare l'ospedale San Raffaele di Milano a costruire un reparto di terapia intensiva per combattere l'emergenza sanitaria provocata dal Coronavirus.

Di seguito l'intervista a Chiara Ferragni fatta da Simone Marchetti, di Vanity Fair

L’intervista alla Ferragni fatta dal direttore di Vanity Fair

Tutti la definiscono. Ma lei, se dovesse descriversi in poche righe, mettiamo un epitaffio, cosa direbbe?
«Devo parlare di me in terza persona? Allora, vediamo… Chiara è una grande sognatrice. Ha carattere e determinazione. Ha dei valori per cui si batte ogni giorno. Anzi, no, meglio così: grazie ai suoi valori è riuscita ad avere un’idea chiara di chi voleva essere. E di chi sperava di diventare giorno dopo giorno. Può funzionare?».

Un’idea chiara. Sarebbe un bel titolo. C’è mai stato un momento in cui non sapeva chi voleva essere o diventare?
«La verità? Sempre. Essere fiera di chi sono è una conquista recente. A riguardo, le cose sono cambiate prima in peggio e poi in meglio nel 2016, quando vivevo ancora a Los Angeles. Fino a quel momento, in un modo o nell’altro, ero sempre stata fidanzata, c’era sempre un uomo accanto a me. Poi, all’improvviso, da un giorno all’altro, sono stata mollata. E lì è iniziato tutto. Ha presente la frase “se riesci a stare bene con te allora puoi stare bene con tutti?”. Ecco, non era il mio caso. Io improvvisamente non riuscivo a stare bene da sola, in una casa grande, a Los Angeles. Sono stata così costretta a ragionare sulle mie insicurezze e questo ha significato soprattutto fare i conti con la mia volontà di pianificare tutto perché in realtà avevo pianificato tutto fino a quel momento. E tutto era funzionato. Ma la vita non è perfezione. E io l’ho capito bene in quel momento, quando ogni cosa sembrava andare storta, dalle sciocchezze agli impegni lavorativi, fino a certe piccole grane di salute».

Los Angeles è una bellissima metropoli, ma anche un luogo che fa sentire molto, molto soli…
«È vero. Io mi ci ero trasferita nel 2013 e all’inizio mi sembrava una boccata d’aria. Incontrare tanti giovani creativi, respirare la leggerezza, il sogno della vita californiana, la mancanza totale di quella componente snob che blocca la libertà. All’inizio era eccitazione pura. Poi, col tempo, ho capito che mi mancava l’Italia. Una volta, in un viaggio a New York, sono entrata da Eataly, al Flat Iron District, e ho preso un caffè. Mentre sentivo i camerieri parlare in italiano, sono scoppiata a piangere. Ho capito subito che non era un’esagerazione ma una riflessione più ampia. La cultura americana, infatti, è individualista e questo è sicuramente importante ma non giusto per me. Le persone lì hanno un approccio meno radicale con i rapporti: per gli amici, per esempio, ci sei finché non diventa troppo, finché non diventa uno sbattimento. C’è sempre come un muro tra le persone. Ma io sono stata educata alla cura, alla protezione della famiglia e degli amici. La lezione che mi hanno inculcato è semplice: devi essere pronta a difendere chi è importante per te. È stato come un imprinting dei miei genitori, soprattutto di mia madre. È una cosa fondamentale perché se da piccola ti dicono che ce la farai, comunque vada, tu ci credi davvero. E di conseguenza lo fai credere a chi ami. Diciamo che in quel momento era ora di dirlo a me stessa. Infatti ho fatto la mia prima vacanza da sola con le mie amiche. Ed è stato bellissimo per due motivi. Primo: mi sono sentita sicura, in pace con me stessa, superando quella paura che frega tante persone, ovvero il terrore di restare soli. Secondo: non avevo più il mito della perfezione, avevo capito che ciò che conta è migliorarsi, non puntare alla perfezione. La perfezione non esiste, la perfezione è un ostacolo».

Ha un profondo senso di protezione verso gli amici. Però anche in quel caso, non ci si può proteggere dalla vita, dal destino. Due anni fa è scomparso improvvisamente Alessio, suo amico e collaboratore. Come si reagisce a una perdita di un ragazzo così giovane?
«Imparando che la vita è anche questo. All’inizio, lo ammetto, perdi fiducia nel disegno del destino che hai in mente. Però poi capisci che il tempo è un’arma che non sapevi di avere. Che il tempo è una salvaguardia. Prima che morisse, non vedevo molto spesso Alessio: gli impegni, la vita ci avevano un po’ allontanato. Infatti è scattato il senso di colpa. Ma anche quello serve a poco. La perdita, forse, ti mette così violentemente di fronte all’ingiustizia e altro non ti resta da fare che non sprecare nessun momento, nessun amico. È una lezione che lascia sempre un gusto amaro, qualcosa che allo stesso tempo ti spinge oltre. Forse la perdita è la vera misura del futuro».

Torniamo a Los Angeles e a quando è tornata in Italia. Di lì a poco avrebbe conosciuto Fedez. Cosa l’ha fatta innamorare di lui?
«Sono tornata da Los Angeles più sicura di me, felice di stare da sola. Quando ho conosciuto Federico, non ho mai pensato a lui come a un compagno, ma come a un amico. Però mi piaceva sempre di più. Aveva qualcosa di onesto, di autentico, di genuino. Era lontano anni luce dal culto della personalità costruita che impera a LA. Era gentile con tutti, non faceva il personaggio. Io ero abituata ai mitomani, lui mi sembrava di un altro pianeta. E poi mi spiazzava con la sua spontaneità perché non aveva paura a esporsi: diceva che gli piacevo, parlava di come sarebbe stato bello sposarmi, avere figli con una naturalezza che mi lasciava senza fiato. Mi sono davvero innamorata di lui forse una mattina, mentre eravamo in vacanza a Los Angeles con le nostre famiglie. A un piano di un grande magazzino, a un certo punto io vedo un regalo per mia madre. Poi me ne dimentico, lui finge di andare in bagno e quando più tardi siamo in macchina di ritorno verso casa, lui tira fuori il regalo che ha comperato senza dirmelo. Ecco, un’altra volta: è la cura, anche in questo piccolo dettaglio, a farmi innamorare».

Con Fedez è molto cambiata. Sembra più ironica ma anche molto, molto più impegnata.
«I rapporti, i rapporti veri e importanti ti cambiano. Ha ragione, l’impegno, il desiderio di schierarsi viene da lui. Certo, lui è più battagliero, molto, ma molto più politico di me. Io invece mi limito ai valori, non me la sento di parlare di politica. Come nel caso dell’omicidio di Willy Monteiro Duarte, espormi, prendere una posizione, mi è sembrato necessario e naturale. Mi piace dire la mia opinione ma non voglio trasformarmi in un’opinionista, in uno di quei personaggi che devono per forza farci sapere tutto di quello che pensano in ogni situazione e per ogni fatto. Però penso sia arrivato per me il momento di condividere sempre di più informazioni, posizioni e opinioni».

Dove forma le sue opinioni? Dove trova le informazioni che poi condivide?
«Da tutto quello che ho intorno. Molto da Instagram. Mi piace approfondire gli spunti, le notizie che condividono le persone che ammiro e che seguo. Il profilo Instagram di Will-Italia, per esempio, mi appassiona. Federico sostiene sia banale, invece a me piace per come spiega contesti, scenari politici, risvolti storici e sociali. Sono affascinata dai giovani che fanno informazione, come per esempio Spaghettipolitics, profilo da cui ho ripostato il punto di vista su Willy Monteiro Duarte e che in seguito è stato hackerato. Ho scritto personalmente a Instagram per farlo rimettere online. La ragazza che lo cura è giovanissima e la ammiro molto, mi fa pensare. Un’altra grande fonte di informazione è YouTube: con Fede, passiamo intere giornate a guardare video e documentari». 

Ha trovato la sua strada, ha superato mille ostacoli e si è imposta a livello internazionale. Non tutte le donne in Italia hanno avuto la sua stessa parabola. Pensa sia dovuto anche a una cultura patriarcale e maschilista?
«Sì. E al 100%. Nella nostra società, se sei una donna devi fare il doppio, forse il triplo della fatica. E le sfide giornaliere sono infinite. Per fortuna oggi le donne iniziano a essere considerate in maniera diversa e il discorso della parità è sul tavolo, lì davanti a tutti. Ma non basta. Io sono una privilegiata, sono in una posizione di potere e posso dire la mia sempre. Ma non è così per tutte, soprattutto perché le donne, a differenza degli uomini, sono chiamate a fare compromessi. Ecco, non fate compromessi, perché gli uomini non li fanno». 

A proposito di donne, ne ha incontrate tantissime. Quali l’hanno segnata di più?
«Sono stata fortunata, ho avuto la possibilità di incontrare donne davvero incredibili. Maria Grazia Chiuri, per esempio. L’ho conosciuta quando era ancora da Valentino, prima che diventasse la direttrice delle linee femminili di Dior. Eravamo a una mostra, mi ha fermato e ci siamo messe a parlare. Abbiamo iniziato a frequentarci e in un appuntamento a Parigi, dove c’era anche sua figlia Rachele, mi sono lanciata e le ho rivelato che sognavo un abito da sposa disegnato da lei. Rachele ha sorriso e mi ha detto: “Lei sperava tu glielo chiedessi”. Incontro spesso a cena o a pranzo Maria Grazia a Roma o a Parigi. Parliamo di tutto, è un bellissimo confronto. Mi piace perché nel suo ruolo ha capito come codificare e veicolare un messaggio femminista preciso, politico, autentico. È una cosa importantissima oggi. Grazie a lei ho conosciuto un’altra donna straordinaria: Bebe Vio. Bebe è un miracolo, una forza. Di lei mi conquista soprattutto una cosa: è l’incarnazione della speranza. Ecco, non del successo, della speranza, un valore importantissimo che ho scoperto grazie a lei. Infine, tra le altre, stimo molto Heidi Klum: una super lavoratrice. Mi piace la sua cultura del lavoro, ma anche quella capacità unica di godersi la vita, il percorso, le sfide. E poi è una mamma incredibile». 

A proposito di mamme. La maternità l’ha cambiata?
«Quando ero incinta non capivo precisamente cosa stava succedendo. Poi la nascita di Leone ha cambiato tutto. Ci ho pensato molto, lo sto vedendo crescere, sto assistendo a questo incredibile miracolo, un batuffolo che diventa sempre più una persona con un pensiero, un carattere, una voce. Leone mi ha insegnato il valore della morte. E quindi della vita. Mi ha messo davanti al baratro della fragilità, alle preoccupazioni, al fatto che non vivi più a cuor leggero come prima. È come una costante interrogazione con te stessa, con le tue paure, con la vita». 

È arrivata da sola a tutta questa consapevolezza?
«No, mi sono fatta aiutare. Nel 2018 ho iniziato un percorso di analisi. Non tanto perché avessi qualche trauma in particolare, ma perché sentivo il bisogno di farmi aiutare a lavorare meglio su me stessa. Ripeto: coltivo costantemente l’idea che nulla vada sprecato, che devi crescere e che devi imparare a dare tutto questo alle persone intorno a te. È come un imperativo categorico per me. Anche Federico ha iniziato l’analisi, abbiamo lo stesso terapeuta ma facciamo percorsi separati. Ultimamente ho scoperto una nuova tecnica, l’EMDR. L’ho vista postata su TikTok da alcuni ragazzi e ragazze vittime di abusi: è un modo di affrontare i traumi togliendo il dolore e concentrandosi sui fatti. Mi appassiona quello che sta succedendo recentemente sui social: non si insegue più la perfezione ma si tende a mostrare le proprie insicurezze. E mostrare le proprie insicurezze ha un potere infinito. Forse si è aperto un nuovo canale di autenticità».

Come reagisce alle critiche di chi ancora non la capisce?
«Ho sviluppato una corazza in questi anni. Però devo ammettere che leggo sempre le critiche. A volte mi viene voglia di rispondere, di essere impulsiva. Poi però mi rendo conto che farlo è come infilarsi in un buco nero senza fine. La cosa che mi ha fatto più pensare ultimamente, però, è un’altra: la presunta perfezione della mia vita. La mia vita non è perfetta. Nessuna lo è. I social, in questo, sono davvero pericolosi, soprattutto per i ragazzi e gli adolescenti, perché ti mostrano sempre un contesto apparentemente migliore del tuo. Il tuo vicino di casa sembra sempre fare qualcosa di più interessante di quello che fai tu. Tutti sembrano avere sempre più successo di te. Bene, state tranquilli: non è vero».

Che cosa è vero, allora?
«Non lo so. Sono abituata ad agire, a raccontare, a condividere. La gente pensa ancora che io non lavori, che sia tutto rose e fiori, regali e fotografie scattate con uno smartphone. Ma dietro di me ci sono tante persone, anzi no, tanti giovani, tanti progetti, tantissimo impegno. Io me lo sono inventato il mio lavoro. Ho creato una professione che non esisteva. E ora la sto facendo crescere. Passo dopo passo. Alla fine, devo essere sincera, una sola cosa, una sola domanda mi ha sempre guidato: Chiara, sei fiera di te stessa? Quando rispondo di sì, so di andare nella giusta direzione».

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