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Benedetto Croce

Mondo Rai /Appuntamenti e novità

16 Luglio 2020

Mondo Rai /Appuntamenti e novità

Dai ricordi di Gino Cervi in “Le inchieste del commissario Maigret” alla corrispondenza con Thomas Beckett, per strappargli il sì alla versione televisiva di “Finale di partita”; dal suo paragonarsi a una trapezista al successo di Montalbano e della sua Sicilia, reale e immaginata insieme. Ci sono le sue parole di regista, di curatore di sceneggiati storici, di “scopritore” di Eduardo De Filippo per la tv, di scrittore de “Il commissario Montalbano” nello Speciale “Andrea Camilleri. Vigàta nel cuore” per la regia di Flavia Ruggeri, che Rai Cultura propone domani alle 18.30 su Rai Storia (e in replica venerdì 17 luglio alle 22.50) nel primo anniversario della morte di Camilleri. Un viaggio nella produzione teatrale, televisiva e letteraria del maestro con interviste anche inedite e brani tratti dalle Teche Rai. Nato a Porto Empedocle il 6 settembre 1925, Camilleri già negli anni Cinquanta è regista teatrale e inizia a lavorare anche per la Rai, in radiofonia, e nel decennio successivo è il primo a mettere in scena in Italia il “teatro dell’assurdo” di Beckett, Ionesco, Adamov che porta poi in tv. Cura anche sceneggiati di successo come “Le avventure di Laura Storm” con Lauretta Masiero, la serie del Tenente Sheridan con Ubaldo Lay, ma soprattutto “Le inchieste del commissario Maigret” con Gino Cervi e ha il merito di far conoscere al grande pubblico televisivo la drammaturgia di Edoardo De Filippo. Dagli anni Ottanta, Camilleri affianca all’attività di regista quella di scrittore con romanzi di ambientazione siciliana. E unica rimarrà la Sicilia che inventa e indaga, terra di misteri e ricchezze, popolata da una moltitudine di caratteri, di facce, una Sicilia diventata ormai luogo mitico di esplorazione per i suoi lettori. Come l'immaginaria cittadina di Vigàta. Nel 1992 pubblica “La stagione della caccia” e inizia a diventare un autore cult: scrivere, d’ora in poi, diventa la sua unica attività. Nel 1994, “La forma dell'acqua” è il suo primo poliziesco dove compare il commissario Salvo Montalbano, ma solo con “Il Cane di terracotta” del 1995 definisce meglio i caratteri del protagonista che gli procura un successo strepitoso. Il “fenomeno Camilleri” si espande: se nel 1996 sono state vendute 18 mila copie, l'anno successivo si arriva a 170 mila. E nel 1998 a 900 mila copie, fino ai 15 milioni di oggi e alle traduzioni in ventidue lingue. Il successo dei libri con protagonista Montalbano è tale da convincere la Rai a produrre un vero e proprio serial con lo scorbutico e ironico commissario interpretato da Luca Zingaretti.

Nel secondo appuntamento con la nuova serie di “Narcotica” che ha ripreso il viaggio sulle rotte del narcotraffico, domani alle 23.15 su Rai3, si andrà nei campi di coca e nei laboratori nascosti nella selva colombiana dove si produce il 70 per cento di tutta la cocaina mondiale. Entriamo nel Catatumbo, la regione della Colombia al confine con il Venezuela e ci addentriamo nella giungla sul Rio de Oro, dove vivono i Motilones Barì, una comunità indigena sterminata prima dai conquistadores, poi da tre compagnie petrolifere degli Stati Uniti con il sostegno del governo colombiano che li “autorizzava a difendersi dalle proteste dei selvaggi che si opponevano all’estrazione del petrolio”. I Barì sopravvivono lavorando come schiavi nei campi di coca controllati dai guerriglieri dell’Esercito di Liberazione Nazionale. “I bambini raccolgono coca fin dai 5 anni di età, sono schiavi dei narcos e di chi consuma cocaina, basti pensare che per fare una dose un bambino Barì deve lavorare per tre settimane” racconta Don Rito Alvarez che cerca di strappare quei bambini alla schiavitù del lavoro nei campi offrendogli la possibilità di studiare. Un viaggio che continua in Calabria, dal procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri, per la ricostruzione di uno dei più importanti sequestri di cocaina al mondo, ottomila chili recuperati dalla Guardia di Finanza. Narcotica è un programma di Valerio Cataldi e di Raffaella Pusceddu.

La Reggia di Versailles vista e raccontata in tutto il suo splendore grazie a ricostruzioni virtuali in 3D. L’ appuntamento con “a.C.d.C.”, in onda domani alle 21.10 su Rai Storia, propone un viaggio a ritroso nel tempo per rivivere i fasti del grandioso palazzo voluto da re Luigi XIV e la sua trasformazione nei secoli successivi. Il professor Alessandro Barbero introduce il racconto della crescente ambizione del Re Sole attraverso lo splendore del palazzo che divenne la sede della sua Corte reale.

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