Olimpiadi Milano-Cortina 2026, Ghali denuncia: "Non potrò cantare l'inno d'Italia e nella poesia sulla pace niente lingua araba"

Le polemiche erano nate già quando era stato annunciato che il cantante avrebbe presenziato alla cerimonia di apertura, coi vari partiti politici che avevano espresso le loro posizioni

Le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 iniziano oggi ma hanno già innescato varie polemiche. Il rapper Ghali poco prima dell'inaugurazione dei Giochi Olimpici Invernali, dove è attesa la sua esibizione, ha denunciato sui propri social: "A tutti, lo so. So quando una voce viene accettata. So quando viene corretta. So quando diventa di troppo. So perché vogliono uno come me. So perché non mi vorrebbero. So perché mi hanno invitato. So anche perché non ho più potuto cantare l'inno d'Italia. So perché mi hanno proposto di recitare una poesia sulla pace. So che poteva contenere più di una lingua. So che una lingua, quella araba, all'ultimo era di troppo. So che un mio pensiero non può essere espresso. So anche che un mio silenzio fa rumore. So che è tutto un Gran Teatro".

Olimpiadi Milano-Cortina 2026, Ghali denuncia: "Non potrò cantare l'inno d'Italia e nella poesia sulla pace niente lingua araba"

Sostanzialmente Ghali ha denunciato di non poter cantare l'inno d'Italia, né di poter recitare una poesia in lingua araba. In realtà, le polemiche erano nate già quando era stato annunciato che il cantante avrebbe presenziato alla cerimonia di apertura, coi vari partiti politici che avevano espresso le loro posizioni. La Lega l'aveva reputata una scelta inaccettabile considerando le posizioni di Ghali sul genocidio a Gaza, espresse anche nel corso di eventi come Sanremo.

Il ministro dello Sport, Andrea Abodi, aveva già avvertito: "Le caratteristiche della cerimonia di apertura sono centrate sul rispetto dello sport. Questo azzera i rischi di libera interpretazione. La scelta degli artisti si associa anche alla scelta delle performance, sicuramente su quel palcoscenico, al di là del vissuto di ogni artista, non ci saranno equivoci sull’indirizzo di carattere ideale, culturale e anche etico. Non mi crea alcun imbarazzo non condividere il pensiero di Ghali e i messaggi che ha mandato ma ritengo che un Paese debba sapere reggere all’urto di un artista che ha espresso un pensiero che non condividiamo e che non sarà espresso sul palco".