Al Teatro alla Scala di Milano, Turandot va in scena in occasione dei 100 anni dalla sua prima rappresentazione, dal 1° al 31 aprile

L’ultima opera incompiuta di Puccini va in scena per dieci rappresentazioni, dal 1° al 29 aprile, con la direzione di Nicola Luisotti e la regia di Davide Livermore

Al Teatro alla Scala di Milano, Turandot di Puccini va in scena in occasione dei 100 anni dalla sua prima rappresentazione, dal 1° al 31 aprile. Dopo essere andata in scena due anni fa nell’ambito delle celebrazioni per il Centenario della morte di Giacomo Puccini, Turandot torna sul palco del Teatro alla Scala per i cento anni dalla sua prima esecuzione del 1926. L’opera va in scena per dieci rappresentazioni dal 1° al 29 aprile con la direzione di Nicola Luisotti e la regia di Davide Livermore che ha partecipato anche al disegno delle scene insieme a Eleonora Peronetti e Paolo Gep Cucco, mentre i costumi sono firmati da Mariana Fracasso, le luci da Antonio Castro e i video da D-Wok.  

 L’allestimento di Turandot firmato da Davide Livermore torna al Piermarini con un cast guidato da Anna Pirozzi come Turandot (1, 9, 12, 18, 24 e 29 apr.), alla sua terza presenza alla Scala dopo I due Foscari nella Stagione 2015/2016 e Nabucco nella 2016/2017; quest’anno Anna Pirozzi ha cantato Turandot al Covent Garden di Londra e la interpreterà anche al Metropolitan di New York, al Teatro di San Carlo di Napoli, al Festival di Torre del Lago e all’Arena di Verona. A lei si alterna Ewa Plonka (8, 11, 14 e 21 apr.). Calaf è interpretato da Roberto Alagna (1, 9, 12, 18 e 24 apr.), che si alterna ad Angelo Villari (8, 11, 14, 21 e 29 apr.). Liù è interpretata da Mariangela Sicilia (1, 8, 9, 11, 12, 14, 18 e 21 apr.) poi da Selene Zanetti (24 e 29 apr.). Come Timur si alternano Riccardo Zanellato (1, 9, 12, 18, 24 e 29 apr.) e Adolfo Corrado (8, 11, 14 e 21 apr.). Il Coro, personaggio chiave dell’opera, è preparato da Alberto Malazzi.

 Turandot, lasciata incompiuta alla morte del compositore nel 1924, andò in scena per la prima volta il 25 aprile 1926 alla Scala con la direzione di Arturo Toscanini e il finale di Franco Alfano, che verrà utilizzato anche in questa produzione. Alla prima Toscanini interruppe la rappresentazione alla morte di Liù, deponendo la bacchetta e pronunciando le parole (variamente riportate) “Qui finisce l’opera perché il Maestro è morto”.

 Il direttore

 Nicola Luisotti è Direttore ospite principale del Teatro Real di Madrid; è stato Direttore musicale dell’Opera di San Francisco dal 2009 al 2018, ricevendo la San Francisco Opera Medal per meriti artistici. Al Teatro alla Scala giunge al suo secondo titolo pucciniano, dopo Tosca, nella Stagione 2011/2012. Al Piermarini ha debuttato nella Stagione 2001/2002 con Oberto, conte di San Bonifacio. Sono seguiti Attila (Stagione 2010/2011), Nabucco (Stagione 2012/2013), Rigoletto (2015/2016), Il trovatore (2019/2020) e Un ballo in maschera (2021/2022), oltre a due produzioni sinfoniche insieme alla Filarmonica della Scala, nella Stagione 2010/2011, con un programma russo dedicato a Čajkovskij e Prokof’ev, e una nella Stagione 2012/2013, con un concerto con musiche di Verdi, Čajkovskij e Beethoven.

Luisotti è stato Direttore musicale del Teatro di San Carlo di Napoli dal 2012 al 2014, periodo in cui ha diretto anche una storica esecuzione del Requiem di Verdi a San Francisco con le orchestre e i cori dei due teatri congiunti. Nel 2010, in occasione dello storico centenario della Fanciulla del West, da lui diretta al Metropolitan, ha ricevuto il Premio Puccini. Ha ottenuto inoltre il Premio Opera XXI a Barcellona nel 2020 e il Premio Opera Teatro Real a Madrid nel 2021.

 Lo spettacolo

 Davide Livermore e il suo team hanno realizzato per la Scala produzioni di Tamerlano di Händel, Don Pasquale di Donizetti, ben quattro serate inaugurali con Riccardo Chailly (Attila, Tosca, la serata televisiva …a riveder le stelle durante il lockdown e Macbeth), La Gioconda e Les contes d’Hoffmann, oltre a Turandot proposta nella Stagione 2023/2024. Nella versione di Livermore Turandot è una fiaba in cui i personaggi sono archetipi in cui possiamo riconoscere i passi da compiere nel cammino verso la realizzazione di noi stessi. Un mondo di principi e principesse che devono imparare a vincersi per diventare re e regine: al principe Calaf che deve vincere la paura per poter scoprire lui per primo il suo nome corrisponde la principessa Turandot, che deve seppellire il lutto e la maledizione dell’ava Lu Ling per diventare del tutto se stessa. In scena una gigantesca lente mobile evidenzia gli elementi simbolici di un mondo di sogno - o d’incubo - costruito a partire da un’accurata ricerca iconografica sull’arte cinese di oggi.  Le scenografie sono opere d’arte digitale ideate e progettate da D-Wok, tra le prime società al mondo a rendere virtuali le scenografie per i palcoscenici operistici, mescolando la dimensione analogica con la dimensione digitale. La concezione è di Davide Livermore, con la direzione di Paolo Gep Cucco, direttore creativo di D-Wok, creatore e direttore di manifestazioni e progetti internazionali di entertainment design e video design. Lo spazio scenico assume quindi una concezione rinnovata, che unisce la tradizione dell’opera italiana con le tecnologie più all’avanguardia.

 Turandot alla Scala

 Il 25 aprile 1926 il sipario si leva sulla prima assoluta dell’ultima opera di Giacomo Puccini: cantano Rosa Raisa e Miguel Fleta, le scene sono quelle celeberrime di Galileo Chini, i costumi altrettanto celebri sono firmati da Caramba, ma alcune fonti li attribuiscono a Umberto Brunelleschi; Toscanini depone la bacchetta alla morte di Liù, le ultime note di pugno del Maestro. Nello stesso 1926 e poi nel 1928 e 1929 lo spettacolo è ripreso da Ettore Panizza, nel 1930 da Giuseppe del Campo, nel 1932 da Victor de Sabata, nel 1935 da Gino Marinuzzi con Gina Cigna, Giacomo Lauri Volpi e Mafalda Favero. Marinuzzi riprende il titolo nel 1939 con un nuovo allestimento di Kálmán Nádasdy, sostituito già nel 1942 con Franco Ghione sul podio da uno spettacolo di Mario Frigerio destinato a tornare nel 1944 di nuovo con Marinuzzi e nel 1948 con Franco Capuana. Dieci anni dopo Antonino Votto battezza la versione di Margherita Wallmann con un cast favoloso: Birgit Nilsson Turandot e Di Stefano e Corelli ad alternarsi come Calaf.  La formazione regge con lievi variazioni nel 1960 e ‘62, nel 1964 dirige Gavazzeni, nel 1968 Georges Prêtre, nel 1970 Nino Sanzogno, nel 1976 Zubin Mehta. Una nuova pietra miliare nell’interpretazione dell’opera alla Scala è posta nel 1983 dalla coppia formata da Lorin Maazel e Franco Zeffirelli con le voci di Ghena Dimitrova, Nicola Martinucci, Plácido Domingo e Franco Bonisolli ad alternarsi come Calaf e Katia Ricciarelli come Liù. Un trionfo replicato nel 1985, 1988 e 1989. Georges Prêtre torna nel 2001 con le voci di Alessandra Marc e Nicola Martinucci e lo spettacolo di Keita Asari che sarà ripreso agli Arcimboldi da Carlo Rizzi nel 2004. Nel 2011 un nuovo spettacolo è firmato da Giorgio Barberio Corsetti, dirige Valery Gergiev. L’ultima apparizione di Turandot, prima del debutto di questo allestimento durante la Stagione 2023/2024, risale al 1° maggio 2015 quando, per l’inaugurazione di Expo, Riccardo Chailly, da poco nominato Direttore musicale, ha diretto Nina Stemme, Aleksandrs Antonenko e Maria Agresta nello spettacolo creato da Nikolaus Lehnhoff per Amsterdam e ripensato per gli spazi della Scala.

 Le iniziative

Venerdì 24 aprile alle ore 18, al Ridotto dei Palchi A. Toscanini”, si terrà l’incontro “Nel centenario di Turandot, in memoria di Michele Girardi”. Relatori Fortunato Ortombina, Sovrintendente e Direttore artistico del Teatro alla Scala, e Claudio Toscani. Modera Raffaele Mellace.

 

Un’ora prima dell’inizio di ogni recita, al Ridotto dei Palchi “A. Toscanini”, si terrà una conferenza introduttiva all’opera tenuta da Claudio Toscani. Nelle date di martedì 14 e sabato 18 aprile le presentazioni di Turandot saranno tenute da Liana Püschel.