"L'ultima missione: Project Hail Mary". Un film coraggioso ad alto tasso culturale che rinnova il genere fantascientifico: meno "fanta" e più "scientifico"
un film che stronca definitivamente l'ideologismo irrealistico della propaganda del "riscaldamento globale"
Ottimo film e ottimo protagonista: un Ryan Gosling perfetto per la sua ironia, la sua eleganza e il giusto giocare fra incanto e disincanto in modo da moderare il rischio retorica rendendo l'idealismo di questa storia più pragmatico ed equilibrato. Un film che connette per la prima volta fantascienza e cambiamento climatico. In realtà lo fece anche Interstellar anche se in senso opposto. Mentre Interstellar parlava di riscaldamento globale "Project Hail Mary" parla più realisticamente di "raffreddamento globale" alludendo ad una verità inconfessabile (se non in un film) che potrebbe corrispondere all'attuale realtà mondiale (spiegando così perchè l'energia e le risorse base causano oggi più guerre tra le grandi potenze). Un film quindi che parla dell'indebolimento del nostro sole e della necessità di un aiuto "celeste" per salvare la vita del pianeta. Finalmente quindi archiviato e depennato per sempre l'ideologismo alla "Greta Tumberg" che già il trumpismo aveva eutanasizzato con il taglio dei finanziamenti democraticisti alle campagne ambientaliste regressive. Un film lungo, complesso e impegnativo ma perfetto a livello compositivo fra giusti flashback, narrativa soppravivenziale, scenari psico-esistenziali e un incontro alieno buffo e simpatico. Insomma presenti tutti gli ingredienti base dei principali film di fantascienza (The Martian, Gravity, Ad Astra) degli ultimi anni ma declinati in una nuova e originale miscela. Opera quindi patafisicamente ammissibile e molto più scientifica dell'inverosimile e romantico Interstellar (più grandioso nell'impatto emotivo ma più irrazionale nelle implicazioni scientifiche).Presente in sala un pubblico giovane.