Cinema, da "Il Suono di una caduta" a "Se Solo Potessi ti prenderei a calci", titoli bellissimi dimenticando il vuoto di Sanremo
Profumo di Oscar, dimenticando Sanremo, un vuoto di emozioni
Se solo potessi ti prenderei a calci. Titolo/metafora da applicare tutti i giorni. Quasi. Altro messaggio: state alla larga dagli psicologi. Almeno da quelli narrati nel film. Dove una straordinaria Rose Byrne, candidata all’Oscar e vincitrice del Golden Globe, è Linda, psicologa tormentata, e madre alle prese con le sfide della vita quotidiana. Quando il soffitto del suo salotto le crolla letteralmente addosso: altra metafora, é la vita che le crolla sulla testa e la sua vita ridotta in macerie. Cerca di aggiustarla mentre si trova davanti una sfida difficile da affrontare. Si trasferisce in un motel con la figlia che necessita di attenzioni mediche, dovrà trovare il modo di barcamenarsi tra lavoro, marito assente, una paziente scomparsa e una sfilata di personaggi eccentrici, psicotici, dall’ego distorto, in una spirale di situazioni sempre più fuori controllo. La pluripremiata regista Mary Bronstein dirige con maestria una vicenda familiare intensa e coinvolgente, un’opera audace, ironica e vibrante che ha conquistato Sundance e Berlinale. Ho amato questo, perché é il riflesso di molti di noi… Finale da non spoilerare. E ci dissolviamo nell’oceano come le lacrime salate.
"Mi è stato chiaro fin dall’inizio che IL SUONO DI UNA CADUTA è tra le altre cose un film sull’atto stesso di ricordare, su come funzionano la percezione e la memoria. E ho scoperto che posso ricordare attraverso il corpo, che posso guardarmi dall’esterno dopo aver vissuto un’esperienza, anche se ovviamente mentre mi ci trovavo dentro non ero in grado di avere quel tipo di percezione. Ho capito presto che volevo raccontare il film da questi punti di vista estremamente soggettivi, con vari momenti di rottura in cui i personaggi si guardano da punto di vista ogni volta diverso", afferma la regista Mascha Schilinski. Basta questo incipit per correre a vederlo.
Quattro ragazze trascorrono la loro giovinezza nella stessa fattoria nel nord della Germania. Mentre la casa evolve nel corso di un secolo, le pareti continuano a risuonare degli echi del passato. Sebbene separate dal tempo, le loro vite iniziano a rispecchiarsi l'una nell'altra. Mascha Schilinski firma con stile unico e visionario un affascinante racconto al femminile, un capolavoro ipnotico e suggestivo che ha incantato il festival di Cannes, dove ha vinto il Premio della Giuria, selezionato dalla Germania come candidato agli Oscar 2026 per il Miglior film internazionale.
Dimentichiamoci la performance a Sanremo di Virginia Raffaele e Fabio De Luigi. Il film “Un bel Giorno”, un marketing sentimentale che fa ridere, é molto meglio. Contro il vuoto emozionale del palco dell’Ariston. Un vedovo padre di quattro figlie incontra Lara, una donna affascinante. Entrambi nascondono le proprie realtà familiari per paura di rovinare il rapporto, ignari di condividere situazioni simili e gli stessi timori per il futuro. Firma la sceneggiatura Giulia della premiata ditta Calenda insieme al regista Fabio De Luigi.
Di Januaria Piromallo