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"La libertà innanzi tutto e sopra tutto"
Benedetto Croce «Il Giornale d'Italia» (10 agosto 1943)

S'è svegliato il J Ax; la politica serva della finanza. Sai la scoperta. Ma appena ieri diceva che erano balle

"Provo un pesante odio verso i novax", e invitava ad obbedire. Tutti così, i ribelli d'ordine che si riscuotono a buoi scappati dalla stalla.

28 Febbraio 2026

J Ax

Ah, anche politologo il J Ax. In quel modo ruspante, da hinterland, cintura milanese, tra una bestemmia e un grappino, però tutto sommato non ha torto. Cosa dice il J Ax riconvertito in J R, col cappellone texano, da petroliere cafone? Dice che siamo di fronte al grande inganno, che la destra finge di fare la destra e lo stesso la sinistra per la semplice ragione che la politica è, questo lo nobilito io, in ruolo ancillare, subalterno ai grandi poteri che stanno oltre, stanno sopra. Non ha torto J Ax quando dice che “prendiamo ordini”, lui individua l'America, e va bene, questo da sempre, tralasciando però che l'intreccio di tecnologia e finanza rende pervasivo il potere dei nuovi faraoni, più o meno democratici, più o meno eletti. Ma faraoni con un potere inaudito almeno nella modernità contemporanea. L'America nella finanza globale decide e la Cina no, gli emirati no?

Tutto si tiene nel mondo senza confini e senza tempo, del tempo reale che non esiste ed è un fatto che questi nuovi faraoni incarnano la confluenza di potere finanziario e politico: vantano patrimoni superiori al Pil di una nazione media, si prendono i pezzi di mondo che vogliono e non lo nascondono, dicono “questo mi piace ed è mio”, appaltano eternità agli Stranamore che organizzano le pandemie ed ai quali chiedono mostruose rigenerazioni genetiche, cellulari per durare secoli. Nel gioco del tempo senza tempo e senza freno, liberismo supremo e dirigismo di risacca non collidono: coincidono: la finanza globale letteralmente compera gli Stati ai quali appalta le norme della burocrazia repressiva e qui però casca l'asino di J Ax. E cos'altro sarebbe la tanto decantata UE se non una camera di compensazione della grande finanza, della grande industria con le loro lobby

Abbiamo visto tutti cosa succede quando la onnipotente finanza farmaceutica impone al pianeta una cattività totale col pretesto di virus che nessuno ha mai saputo spiegare dopo sei anni così come nessuno ha mai spiegato compiutamente origine ed efficacia (mi tengo basso) dell'antivirus: nella confusione somma, dettata da ultrapoteri transnazionali, l'unica cosa certa era che dovevamo stare reclusi, vaccinarci a più non posso a prescindere e coprirci di maschere e tamponi fino ad eccessi deliranti come non poter bere un caffè da seduti. Le regole non scritte ma imposte, e imposte all'epoca dalla Cina, cui il governo Conte era particolarmente sensibile, erano: “Vi consentiamo, vi concediamo”; “Non ti vaccini ti ammali muori”; “Non si invochi la libertà”. Mai si era sentito qualcosa di così aberrante dalla nascita delle democrazie moderne, seicentesche, neppure sotto le guerre mondiali o i terrorismi espansi della contemporaneità. Bene, in quella temperie J Ax era d'accordo: “Provo un pesante odio verso i novax” e pretendeva come quasi tutti i colleghi menestrelli la clausura. Lì nessuna ribellione teorica, ideologica, solo un conformismo desolante e spesso opportunistico. Nessun dubbio, nessuna cautela. Odio e stupido odio, contro chi non si sa perché nella galassia novax c'era come c'è di tutto, squilibrati, carrieristi ma pure scettici, raziocinanti, preoccupati. Adesso in quella galassia confusa siamo largamente ammalati e perché dovremmo dimenticare le oscene invettive dei J Ax? (io di sicuro non lo faccio, porto in giro un monologo dove elenco gli insulti, le maledizioni, le minacce dei propagandisti vaccinali: ogni volta sono il primo a stupirmi di una simile demoniaca malvagità)

Ecco, se il nostro cantore della “maria” ammettesse di essersi sbagliato, allora, avallando misure del tutto inutili ma deleterie, la sua riflessione sul sovrapotere finanziario che s'impone sulla politica, quanto a dire la cooperazione di fatto tra iperliberismo e ultrastatalismo, avrebbe un'altra consistenza. Ma forse non gli si può chiedere troppo. Forse conviene accontentarsi, tanto più che particolarmente in Italia si finge di non vedere che la famigerata corte di Epstein, tra pedofilia e filantropia, vedi caso coincideva con i demiurghi della pandemia repressiva. “Come facciamo a sfoltire i poveri?”. “Con una bella pandemia, guadagnamo miliardi e facciamo pure la figura dei benefattori”. Il pedofinanziere finanziava tutto, medici, cliniche, centri di ricerca, riviste sanitarie, premi Nobel, case farmaceutiche. Fidati della scienza ma soprattutto, degli scienziati!

Diceva che erano tutte storie il J Ax, che bisognava obbedire e basta. Adesso che cascano le teste del WEF, della Famiglia Reale inglese, dei giri sorosiani, dei banchieri, adesso che certe confluenze appaiono evidenti, adesso che volano le colossali bugie della banda Clinton o del tecnocrate Gates, sbugiardati da fotografie intime col mostro, si è riscosso. Meglio mai che tardi. Ma, sarò malfidato io, nessuno mi toglie dalla testa che dovesse tornare il tempo della cattività, uno così sarebbe tra i primi a tornare all'ortodossia repressiva, vaccinatevi, chiudetevi e state muti. Tutti così i ribelli d'ordine che si riscuotono a buoi scappati dalla stalla. Intanto nel Sanremo più soporifero della storia trovano modo di raccomandare la dipendenza, bucarsi come prima, senza un domani (letteralmente), di vaccini come tossici con la scusa della prevenzione. Loro, che l'unica prevenzione che conoscono è quella contro chi si è ammalato.

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