25 Febbraio 2026
La classifica ufficiale dei primi cinque (non in ordine di posizione) basata sul voto della giuria stampa, web, radio e tv vede premiare Arisa, Fulminacci, Fedez & Masini, Ditonellapiaga e Serena Brancale
La prima serata della 76ª edizione del Festival di Sanremo si è conclusa con i primi verdetti della giuria di Sala Stampa, Tv e Web. Cinque nomi emergono dalla lunga maratona iniziata alle 20.40 e conclusa oltre l'1.44: Arisa, Fulminacci, Fedez & Masini, Ditonellapiaga e Serena Brancale conquistano le prime posizioni (senza ordine di classifica), confermando che questa edizione premia chi sa combinare sostanza artistica e presenza scenica. Ecco le nostre pagelle, artista per artista, nell'ordine in cui si sono esibiti sul palco dell'Ariston.
Sanremo 76: le pagelle della prima serata secondo Il Giornale d'Italia
DITONELLAPIAGA – "Che Fastidio" (6.5)
Ad aprire le danze è lei, Ditonellapiaga, che si prende l'onore e l'onere del primo slot della serata. Personalità da vendere, la voce c'è eccome, e le sonorità pop con vibes disco house confermano che l'artista sa esattamente dove vuole andare. "Che Fastidio" è un brano costruito per diventare il prossimo tormentone estivo: ritmato, orecchiabile, con quel mix di leggerezza e presenza che funziona sia in radio che nelle playlist Spotify.
La canzone ha un difetto evidente: sembra non decollare mai fino in fondo, come se rimanesse sempre sul punto di esplodere senza mai farlo davvero. Eppure, e questo è il suo punto di forza, rimane in testa. Dopo averla ascoltata, ti ritrovi a canticchiarla involontariamente. Nel complesso, una buona esibizione che non delude le aspettative e che, soprattutto, conquista un posto nella top five della giuria. Un debutto da non sottovalutare.

MICHELE BRAVI – "Prima o Poi" (5)
Michele Bravi torna a Sanremo per la terza volta, e porta con sé tutto il bagaglio di aspettative che un artista della sua levatura si trascina. Il brano, "Prima o poi", è decisamente cucito addosso alla sua voce delicata e al suo stile cantautorale intimista. Tecnicamente, canta bene — questo non si discute. La performance vocale è pulita, controllata, emotivamente credibile.
Il problema è che la canzone è qualcosa di già sentito. Non tanto nel senso di plagio o mancanza di originalità assoluta, ma nel senso che Michele Bravi sembra essere rimasto intrappolato in una zona di comfort dalla quale non riesce a uscire. Il brano rimane appeso, non arriva fino in fondo, non ti colpisce allo stomaco né ti sorprende. È una buona canzone d'autore, sì, ma in un Festival dove la competizione si fa sempre più feroce, "buono" non sempre basta. Sufficiente, ma dimenticabile.

SAYF – "Tu Mi Piaci Tanto" (5)
Debutto all'Ariston per Sayf, giovane rapper che porta sonorità fresche e decisamente originali per il palco sanremese. "Tu mi piaci tanto" ha tutto quello che serve per diventare un tormentone radiofonico: ritmo contagioso, produzione moderna, energia positiva. Sayf sul palco si diverte e questa leggerezza si trasmette al pubblico. Il brano mette allegria, è impossibile negarlo, e la convinzione con cui si destreggia tra strofe rap e chorus melodici dimostra che il ragazzo ha studiato.
Tuttavia, c'è un "ma": la canzone non convince fino in fondo sul palco dell'Ariston. Funzionerà benissimo in radio, nei club, nelle playlist estive, ma a Sanremo sembra mancare quel peso, quella profondità che separa un brano di successo da un brano memorabile. Sayf ha talento, ha carisma, ha futuro — ma questa non è la canzone che lo farà vincere. È una cartolina dall'estate che verrà: piacevole, ma evanescente.

MARA SATTEI – "Le Cose che Non Sai di Me" (5)
Mara Sattei torna a Sanremo dopo il debutto del 2023, e lo fa con un brano che sembra studiato a tavolino per piacere all'Ariston: "Le cose che non sai di me" è una ballad tipicamente sanremese, con arrangiamenti eleganti e testo introspettivo. Mara, elegantissima in abito lungo, interpreta con convinzione una canzone che però non sfonda.
Il problema qui non è tecnico — lei canta bene, la canzone è ben scritta — ma è un problema di impatto. In una serata con 30 artisti, dove l'attenzione del pubblico viene continuamente sollecitata, una canzone che rimane ancorata sul già sentito rischia di perdersi nel flusso. Mara Sattei ha dimostrato in passato (si pensi a "La dolce vita" con Fedez e Tananai) di saper essere dirompente. Qui sceglie la via della compostezza, e forse paga questa scelta in termini di memorabilità. Sufficiente, ma sotto le aspettative.
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DARGEN D'AMICO – "AI AI" (7)
Ed ecco che arriva lui, il genio inquieto del pop d'autore italiano. Dargen D'Amico sale sul palco e, come sempre, spiazza. "AI AI" è un brano che combina insieme stili e generi diversi — pop, elettronica, cantautorato, rap melodico — senza mai abusarne, senza mai scivolare nell'eccesso o nella confusione. Questo è il marchio di fabbrica di Dargen: la capacità di essere originale pur dimostrando una profondissima conoscenza del mondo musicale.
La canzone è destinata a dominare le radio nei prossimi mesi: orecchiabile ma mai banale, leggera ma mai vuota, divertente ma mai stupida. Dargen D'Amico conferma di essere uno dei pochi artisti italiani capaci di fare pop intelligente, quello che ti fa ballare e pensare allo stesso tempo. Sul palco dell'Ariston si muove con la sicurezza di chi sa esattamente cosa sta facendo, e il pubblico lo premia. Una delle performance più solide della serata, senza dubbio. Dov'è il genio se non in Dargen?
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ARISA – "Magica Favola" (7.5)
Arisa sale sul palco dell'Ariston per la nona volta, e lo fa con la sicurezza di chi questo palco lo conosce come le proprie tasche. Dopo i trionfi con "Sincerità" e "Controvento", porta "Magica favola", un brano perfetto per la sua voce cristallina e per il suo stile elegante e mai sopra le righe.
Elegantissima e delicata, Arisa si destreggia vocalmente senza sbavature, dimostrando ancora una volta di essere l'artista che è: nessun fronzolo, nessun trucco scenico, solo una voce pura che non perde mai la sua qualità. La canzone è una ballad romantica che gioca su territori sicuri ma lo fa con una classe rara nel panorama italiano. Non c'è un momento in cui Arisa sbaglia una nota, non c'è un istante in cui perde il controllo dell'emozione.
La giuria di Sala Stampa la premia meritatamente, riconoscendo in lei uno dei pochi artisti capaci di coniugare tecnica vocale sopraffina e genuina emozione. Arisa non cerca il colpo di scena, non ha bisogno di effetti speciali: ha la voce, e quella basta. Una delle migliori performance della serata, se non la migliore in termini di pura esecuzione canora.
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LUCHÈ – "Labirinto" (5.5)
Per la prima volta in gara a Sanremo, Luchè — uno dei rapper più influenti della scena contemporanea italiana, pilastro della Co'Sang e voce storica del rap napoletano — porta un brano romantico che rappresenta una scelta coraggiosa. "Labirinto" è una ballad urban che mescola la sua impostazione rap con sonorità più melodiche, cercando di conquistare un pubblico che forse non conosce il suo repertorio più duro.
La performance è corretta, Luchè dimostra di sapersi muovere anche fuori dalla comfort zone del rap puro, ma il brano non decolla completamente. C'è qualcosa che non convince fino in fondo: forse il compromesso tra rapper e cantante melodico non riesce a essere del tutto efficace, forse il brano manca di quella personalità dirompente che ci si aspetterebbe da un artista del suo calibro. Sufficiente, ma ci si aspettava di più da un nome così importante della scena urban.

TOMMASO PARADISO – "I Romantici" (6.5)
Tommaso Paradiso porta sul palco dell'Ariston esattamente quello che i fan dei The Giornalisti si aspettano: una ballad malinconica, un testo ben scritto, una melodia orecchiabile. "I Romantici" sembra qualcosa di già sentito — e forse è vero — ma Tommaso la rende propria, regalando una performance che è puro stile Tommaso Paradiso.
Il testo è bello, gioca su immagini poetiche e romantiche senza scivolare nel banale, e la performance è pulita, equilibrata. Sul palco Tommaso si muove con sicurezza, canta bene senza forzature, regala al pubblico quello che sa fare meglio: canzoni d'amore per una generazione che ancora crede nell'amore ma lo racconta con una certa ironia. Non è una canzone che ti sorprende, ma è una canzone che funziona. Insomma, quello che ci si aspetta da lui — nel bene e nel male.
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ELETTRA LAMBORGHINI – "Voilà" (5)
Elettra Lamborghini torna a Sanremo per la seconda volta e lo fa portando un po' di sana allegria sul palco dell'Ariston. "Voilà" è una canzone pop dance che non si prende troppo sul serio, e questo è esattamente il punto: Elettra si diverte e vuole far divertire, senza pretese di vincere il Festival o di essere ricordata come la performance dell'anno.
La canzone è orecchiabile, ballabile, perfetta per l'estate e per le discoteche, ma non è un'esibizione indimenticabile né tantomeno una performance canora eccellente. Elettra non è Arisa, non è Levante, non è una cantante tecnicamente sopraffina — e lei lo sa. Ma ha carisma, ha presenza scenica, e soprattutto ha la capacità di non prendersi mai troppo sul serio, cosa che in un Festival spesso ingessato dalla retorica sanremese può essere un valore aggiunto. La canzone va presa per quello che è: leggerezza pura. Niente di più, niente di meno.
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PATTY PRAVO – "Opera" (5)
Patty Pravo sale sul palco dell'Ariston, e con lei sale un'icona della musica italiana. I tempi cambiano, le mode passano, il Festival si evolve, ma lei rimane la stessa: elegante, distaccata, con quel fascino misterioso che l'ha resa leggendaria.
"Opera" è una canzone che suona esattamente come una canzone di Patty Pravo: ricercata, un po' enigmatica, con arrangiamenti sofisticati. Il problema è che la canzone non spinge, non mantiene la presa, non riesce a catturare l'attenzione in una serata già lunga e affollata. Patty Pravo è iconica, questo è innegabile, ma l'iconicità da sola non basta per vincere un Festival nel 2026. Resta un momento di classe pura, un omaggio a una carriera straordinaria, ma nulla di nuovo che possa davvero competere con le nuove generazioni o con i veterani più agguerriti.
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SAMURAI JAY – "Ossessione" (5)
Debutto all'Ariston per Samurai Jay, uno dei nuovi protagonisti della scena urban e rap italiana. "Ossessione" è un brano dalle sonorità tipicamente estive e un po' latine, con quel mix di reggaeton e trap melodica che ha dominato le classifiche negli ultimi anni. Il brano ha tutta l'aria di essere un tormentone nei mesi più caldi dell'anno: ritmato, leggero, perfetto per le spiagge e le playlist estive.
Il problema è che "Ossessione" non è certo una canzone tipicamente sanremese. Samurai Jay porta una ventata di freschezza, di modernità, di internazionalità, ma lo fa in un contesto — il Festival — che spesso premia altro. La canzone deve piacere per funzionare: se ti entra in testa, diventa un tormentone; se non ti prende, rimane solo rumore di fondo. Performance corretta, brano commerciale, ma nessuna vera emozione sanremese.
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RAF – "Ora e Per Sempre" (5.5)
Torna sul palco dell'Ariston un interprete simbolo di una generazione intera: Raf, voce indimenticabile degli anni '80 e '90, con hit come "Self Control" e "Ti pretendo" che hanno segnato un'epoca. Il ritorno è emozionante per chi lo ricorda, ma "Ora e per sempre" è, oggettivamente, una canzone modesta che lui interpreta in modo molto convenzionale.
Il brano non decolla, forse rigira un po' troppo su se stesso senza mai trovare un momento di vera esplosione emotiva o melodica. Raf canta bene — la voce tiene, l'esperienza si sente — ma manca quella scintilla che renderebbe il ritorno davvero memorabile. La canzone è orecchiabile, questo sì, e probabilmente funzionerà come sottofondo radiofonico per chi vuole un po' di nostalgia, ma non è dirompente. Un bel ritorno nostalgico, ma nulla che possa competere con i nomi forti di questa edizione.
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J-AX – "Italia Starter Pack" (5.5)
J-Ax, che il palco dell'Ariston lo ha calcato con gli Articolo 31 negli anni '90, torna da solista con una scelta sorprendente: "Italia starter pack" è una ballad folk con violinista, suonatore di banjo e quattro cheerleader. Sì, avete letto bene: J-Ax fa country-folk sanremese.
È sicuramente un esperimento interessante, e va riconosciuto il coraggio di spiazzare completamente le aspettative. J-Ax non canta male e non si può certo dire che non abbia stile: la performance è costruita bene, gli arrangiamenti sono curati, c'è un'idea dietro. Il problema è che l'esperimento non convince fino in fondo. Sembra mancare quella coerenza, quella necessità artistica che renderebbe la scelta davvero vincente. Conoscendo J-Ax, il suo carisma, la sua capacità di essere provocatorio e intelligente allo stesso tempo, forse si poteva osare di più con il brano. Resta un momento curioso, interessante, ma non memorabile.

FULMINACCI – "Stupida Sfortuna" (7)
Dopo il debutto nel 2021, Fulminacci torna all'Ariston con "Stupida sfortuna", e lo fa portando esattamente quello che il pubblico e la critica si aspettavano: un brano perfetto per Sanremo. È una ballad romantica che rappresenta appieno quel genere indie di qualità che oggi più che mai spopola tra le nuove generazioni: testi poetici, arrangiamenti raffinati, una malinconia mai pesante.
Fulminacci sul palco è elegante, canta bene senza sbavature, si muove con la sicurezza di chi sa esattamente cosa vuole comunicare. La canzone ha quella capacità rara di essere insieme intima e universale: parla di sfortuna in amore, di occasioni perse, di rimpianti, ma lo fa con una leggerezza che la rende accessibile. Non è una canzone che ti stordisce, ma è una canzone che ti accompagna, che ti resta dentro.
La giuria di Sala Stampa la premia giustamente, riconoscendo in Fulminacci uno degli artisti più interessanti della nuova scena cantautorale italiana. Una delle performance più interessanti della prima serata, senza dubbio. Fulminacci conferma di essere un nome su cui puntare.
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LEVANTE – "Sei Tu" (6.5)
Levante torna sul palco dell'Ariston con una canzone d'amore impegnata, e questo è già un segnale: "Sei tu" non è un brano di facile ascolto. È una canzone che richiede attenzione, che gioca su registri vocali complessi, che non cerca il tormentone ma la profondità.
Levante canta bene, come lei sa fare: la voce è controllata, espressiva, capace di passare dalla dolcezza alla rabbia senza forzature. Il brano non è sanremese nel senso classico del termine — non è una ballad melodica facile — ma è sanremese nell'anima, perché parla d'amore in modo crudo, reale, senza zucchero. La performance è decisamente buona, anche se forse rischia di perdersi in una serata già lunghissima dove il pubblico cerca anche leggerezza.
Levante dimostra ancora una volta di essere un'artista vera, non costruita, non interessata ai compromessi facili. Non sarà la canzone dell'anno, ma è una performance che merita rispetto.
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FEDEZ & MASINI – "Male Necessario" (7)
Eccola, la coppia che ti aspetti (e che forse non ti aspetti). Fedez e Marco Masini insieme su un brano che si chiama "Male necessario" — il titolo dice già tutto. I due sul palco si trovano bene, c'è intesa, e la canzone che propongono non è scontata, anche se si perde in due tecniche canore molto differenti.
Da un lato c'è Fedez, a cui riescono meglio le parti rap, con quel flow diretto e quella capacità di raccontare storie personali che il pubblico apprezza. Dall'altra c'è Masini, che di esperienza ne ha da vendere e non sbava troppo: la sua voce è ancora solida, espressiva, capace di reggere il confronto con un rapper 30 anni più giovane.
Il brano è godibile, ben interpretato, con un testo che gioca sull'idea dell'amore come dolore necessario, come scelta consapevole di soffrire. Non è un capolavoro assoluto, ma è un esperimento riuscito che la giuria premia inserendolo nella top five. Fedez e Masini dimostrano che il coraggio di osare, di mescolare generazioni e stili, può pagare. Una delle sorprese più positive della serata.
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ERMAL META – "Stella Stellina" (voto non specificato)
Dopo la vittoria nel 2018 con Fabrizio Moro (con "Non mi avete fatto niente"), Ermal Meta torna al Festival di Sanremo da solista. Lui è un "veterano" dell'Ariston e si vede: si muove sul palco con sicurezza, sa come gestire l'emozione, conosce i tempi della canzone sanremese.
"Stella stellina" è una ballad che non disattende le aspettative: Ermal Meta fa quello che sa fare meglio, ovvero cantare storie di vita quotidiana con una voce calda e riconoscibile. La canzone non sorprende, ma nemmeno delude. È una performance solida, professionale, che probabilmente non vincerà il Festival ma nemmeno affonderà in classifica. Ermal Meta è una certezza, e in un Festival incerto come questo, le certezze contano.
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SERENA BRANCALE – "Qui con Me" (6.5)
Dopo la prima partecipazione dello scorso anno, torna a Sanremo Serena Brancale, considerata tra le favorite alla vittoria di questa edizione. "Qui con me" è una canzone decisamente diversa da quella dell'anno scorso: più classica per il palco dell'Ariston, meno sperimentale, più sanremese nel senso tradizionale del termine.
Serena la interpreta bene, anche se non sempre perfetta: ci sono momenti in cui la voce sembra cercare qualcosa che non arriva del tutto, momenti in cui l'emozione prende il sopravvento sulla tecnica. Ma questo, in fondo, è parte del fascino di Serena Brancale: è un'artista vera, che non nasconde le imperfezioni, che mette l'anima prima della perfezione tecnica.
Il brano funziona per Sanremo: ha quella struttura melodica che piace alla giuria, ha un testo che parla d'amore in modo diretto ma poetico, ha un ritornello che resta in testa. La giuria la premia inserendola nella top five, confermando le aspettative della vigilia. Staremo a vedere se questa canzone avrà la forza di portarla fino in fondo.
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NAYT – “Prima che” (6)
Debutto all'Ariston per Nayt, uno dei nomi più interessanti della scena urban italiana. "Prima che" è rap introspettivo con archi orchestrali, un brano che parla di autenticità e relazioni umane prima delle maschere. Il testo è complesso e la scrittura raffinata, ma la performance non esplode del tutto: resta una canzone che va riascoltata con attenzione, più cerebrale che emotiva. Nayt dimostra talento e sensibilità, ma sul palco di Sanremo, dove serve anche impatto immediato, la canzone fatica a bucare. Sufficiente, ma ci si aspettava qualcosa di più dirompente da un artista del suo calibro.
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MALIKA AYANE – "Animali Notturni" (6)
Malika Ayane sale sul palco con una chitarra, delle bottiglie di vetro come strumenti percussivi, e una canzone che sa di notte fonda. La performance è suggestiva, intima, quasi cinematografica. Malika non cerca il consenso facile, non insegue il tormentone: fa la sua canzone, con la sua voce inconfondibile, e lascia che sia il pubblico a decidere. Performance più che sufficiente, elegante, ma forse troppo ricercata per conquistare le masse.
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EDDIE BROCK – “Avvoltoi” (6.5)
Esordio sanremese per Eddie Brock (al secolo Andrea Mangia), cantautore indie-pop che porta sul palco dell'Ariston un brano introspettivo e malinconico. "Avvoltoi" gioca su sonorità moderne, con una produzione curata e un testo che esplora fragilità e inquietudini generazionali. La performance è convincente, Eddie si muove con sicurezza sul palco e la voce regge bene, anche se la canzone non è di immediato impatto. È uno di quei brani che crescono con gli ascolti successivi, più adatti alle playlist che al palco sanremese. Buona prova d'esordio, ma manca quel guizzo per emergere davvero in una gara così affollata.

SAL DA VINCI – "Per Sempre Sì" (7)
The great comeback. Sal Da Vinci torna a Sanremo dopo anni e sembra conquistare l'Ariston. "Per sempre sì" è un brano annunciato come aspirante tormentone di questa edizione, e le aspettative della vigilia vengono confermate. Il pubblico lo accoglie sul palco intonando la sua "Rossetto e caffè", quella canzone scritta da Vincenzo D'Agostino, scomparso pochi giorni fa, e Sal lo ricorda dopo la sua esibizione con commozione.
La canzone ha tutto quello che serve per diventare un successo: melodia napoletana, arrangiamenti moderni, un ritornello che si stampa in testa. Sal Da Vinci dimostra di essere ancora in forma, di saper reggere il palco con la sicurezza dei grandi interpreti. Una delle performance più calde della serata, applaudita a scena aperta.
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ENRICO NIGIOTTI – "Ogni Volta che Non So Volare" (5.5)
10 anni fa si esibiva nelle nuove proposte all'Ariston. Oggi Enrico Nigiotti torna per la quinta volta al Festival con "Ogni volta che non so volare", un brano che arriva con quella malinconia calibrata che è da sempre la sua cifra stilistica. La canzone parla di fragilità senza compiacersene, di cadute senza autocommiserazione.
Enrico conosce questo palco e il palco lo conosce. La voce tiene anche se l'emozione c'è, palpabile. Il problema è che il brano non aggiunge nulla di nuovo al percorso artistico di Nigiotti: è una buona canzone, ben cantata, ma prevedibile. In un Festival che cerca sorprese, la prevedibilità può essere un limite. Sufficiente, ma non memorabile.
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TREDICI PIETRO – "Uomo che Cade" (voto non specificato)
Durante l'esibizione di Tredici Pietro, il figlio di Gianni Morandi, c'è un problema tecnico: il microfono non va. La produzione si ferma, si cambia il microfono e Tredici Pietro riparte. Un esordio sfortunato che toglie sicuramente concentrazione all'artista e impatto alla performance. Difficile giudicare veramente in queste condizioni.
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BAMBOLE DI PEZZA – "Resta con Me" (6.5)
Una sorpresa rock positiva. Le Bambole di Pezza performano bene insieme, con una sintonia evidente sul palco. Nulla di eclatante, ma sicuramente arrivano all'Ariston preparate e in armonia. La canzone scorre bene, ha un'energia rock che rompe un po' il filo melodico della serata, e questo può essere un vantaggio in una maratona di ballad e brani pop.
Nota di regia: Bambole di pezza vengono anticipate da Chiello per un cambio di scaletta dell'ultimo minuto (già Serena Brancale aveva anticipato Nayt in precedenza). Una serata che corre veloce, evidentemente, richiede qualche aggiustamento in corsa. Performance sufficiente, ma nulla che possa davvero competere per il podio.
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CHIELLO – "Ti Penso Sempre" (5)
Chiello anticipa le Bambole di pezza per un cambio di scaletta dell'ultim'ora. Sul palco porta una ballata rock che stona — nel senso buono — con il filo melodico della serata. Un artista da scoprire, che in questa prima serata non ha avuto abbastanza spazio per emergere davvero.
MARIA ANTONIETTA & COLOMBRE – “La Felicità e basta” ()
LEO GASSMAN – "Naturale" (5.5)
Vincitore delle nuove proposte nel 2020, torna in gara per la terza volta Leo Gassman. Bravo, indubbiamente. La voce c'è, la presenza scenica anche. Ma la canzone non vola. Sembra intrappolata in un'esecuzione tecnicamente corretta ma emotivamente fredda. Leo Gassman ha commentato in modo ironico sui social l'orario della sua esibizione, prevista per notte inoltrata ("Sto raccomandato de Gassmann che stasera suona alle quattro del mattino.."). L'ironia non manca, ma forse manca quel guizzo che renderebbe la performance davvero memorabile.
FRANCESCO RENGA – "Il Meglio di Me" (6)
Penultimo della serata, Francesco Renga porta sul palco una canzone da Sanremo nel senso più classico del termine. Lui è in forma, canta molto bene, e l'esibizione è più che sufficiente. Un piacere ascoltarlo: la canzone è adatta al suo timbro vocale e lui gestisce il palco bene, con la sicurezza di chi ha già vinto questo Festival (2005 con "Angelo") e sa esattamente cosa serve.
"Il meglio di me" non è una canzone rivoluzionaria, ma è una canzone solida, ben costruita, perfetta per la voce calda e riconoscibile di Renga. Non vincerà il Festival, ma nemmeno affonderà. È una di quelle performance che fanno dire: "Ecco, questo è Sanremo."
LDA & AKA7EVEN – "Poesie Clandestine" (4)
Chiudono la lunghissima prima serata LDA e AKA7even con "Poesie clandestine", e purtroppo lo fanno con la performance più debole della serata. I due cercano di portare vibes partenopee miste a sonorità latine senza riuscirci in modo convincente.
Il problema non è tanto l'idea — che potrebbe anche funzionare — quanto l'esecuzione: la canzone sembra arrangiata male, le voci non si incastrano bene, il ritmo traballa. Sembra un esperimento non riuscito, una fusione di stili che invece di creare qualcosa di nuovo crea solo confusione. Il voto più basso della serata è meritato, purtroppo. LDA e AKA7even hanno entrambi dimostrato in passato di avere talento, ma questa canzone non li valorizza per niente.
Curiosità Fantasanremo: Nonostante la performance debole, LDA e Aka7even sono riusciti a guadagnare ben 140 punti al Fantasanremo, risultando gli artisti con più punti della serata. Il gioco parallelo al Festival premia logiche completamente diverse dalla qualità musicale.
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