23 Febbraio 2026
L'Orso d'Oro di Berlino fa sempre notizia. Quest'anno il Festival del Cinema che si svolge in Germania è stato oggetto di un intenso dibattito riguardante la responsabilità o meno degli artisti di esprimersi su questioni politiche. E seppur si sia infine deciso che sarebbe dovuta restare fuori dalla manifestazione, a vincere è stato un film dall'impronta smaccatamente politica: 'Yellow Letters' del turco tedesco 42enne İlker Çatak, che racconta di due intellettuali osteggiati dal regime. Un drammaturgo e della moglie attrice nel mirino dello Stato per via del loro teatro di protesta. L’opera, ha spiegato il presidente di giuria Wim Wenders, è stata premiata per aver parlato “con grande chiarezza del linguaggio politico del totalitarismo in contrapposizione al linguaggio empatico del cinema”, in quella che è stata definita “una visione terrificante del futuro”. Alla Berlinale vengono premiati anche i dieci migliori attori emergenti del cinema europeo e tra questi, quest’anno, c’è anche un’italiana. Si tratta di Tecla Insolia, descritta come “uno dei giovani talenti in più rapida ascesa”. Nata a Varese, vanta già un ricco palmares: a soli 22 anni conta già, oltre al riconoscimento di Berlino, anche due David di Donatello. Artista e cantante, Tecla Insolia è salita alla ribalta grazie al ruolo da protagonista ne 'L’arte della gioia' di Valeria Golino, tratto dall’omonimo romanzo di Goliarda Sapienza. Il Gran Premio della Giuria, il secondo riconoscimento per importanza, spetta a un altro lungometraggio ambientato in Turchia: 'Salvation' di Emin Alper, che racconta il massacro rurale avvenuto nella regione curda del Paese nel 2009. Premio della Giuria per lo statunitense Lance Hammer con 'Queen at Sea', incentrato su una coppia di anziani che affronta le conseguenze della demenza senile.
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