08 Febbraio 2026
Quando la commedia italiana si fa furba e si fonda sulla declinazione in senso provinciale-comico-goliardico di uno schema drammatico ormai classico: l'incidente, il senso di colpa, l'ambiguità e l'incertezza; temi forti che già abbiamo visto innumerevoli volte come in "Giurato n° 2" di Clint Eastwood. Attori perfetti e complementari; tutti animali metamorfici: Battiston, Albanese, Rignanese e per compensare l'intensità silenica l'ottimo e funzionale Nicolò Ferrero e la maschera Francesco Brandi. Ottima anche l'ambientazione: la provincia italiana con il suo fascino sottile e ambiguo fra toni esistenziali e aure tragicomiche, atmosfere randagie. Tutto il film è retto dalla bravura attoriale e dalle relazioni presupposte e sotto-traccia tra gli amici del gruppo protagonista coralmente. Non è la storia che interessa veramente, quasi scontata, ma le reazioni degli attori e le sfumature e coloriture narrative che giocano proprio nell'ambiguità verista che ricorda un poco Kusturica nel senso di vaghezza situazionista e inconcludente. Il lago a sua volta gioca come attore saggio e impeccabile quasi evocando sottilmente il gioco translinguistico della canzone "Yanez" di Davide Van De Sfroos del 2011. Gustose le incursioni di un Bebo Storti inedito in versione "guru da osteria". Un film situazionista che riesce a divertire nonostante la rigidità e la povertà della struttura narrativa che sconta lo sguardo verso il passato tipico della cristallizzazione propria del diritto penale.
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