"Mercy Sotto Accusa", un film che ti cattura e ti inquieta, "Andando dove non so" con le voci di Ligabue, Mahmood e Vanoni

Januaria Piromallo, Tiare Von Meister

Come dice Fiorello: "Andate al cinema e non solamente a Natale". Luciano Ligabue, Mahmood, Ornella Vanoni sono le voci di "Andando dove non so. Mauro Pagani, una vita da fuggiaschi

Ma che bello se la giustizia fosse così rapida. Giusta o non giusta, l’importante è che sia veloce, che si raggiunga al più presto un verdetto. Mercy: Sotto Accusa, thriller, drammatico e d’azione. Il genere che gli americani sanno fare meglio. Se poi aggiungi fantascienza, ma non troppo, e lo condisci con un po’ di Intelligenza Artificiale il risultato é un film che ti inchioda da subito. Mentre in un futuro non lontano, il protagonista, un detective (Chris Pratt) è sotto processo, accusato di aver ucciso sua moglie. Ha solo 90 minuti per dimostrare la propria innocenza davanti al Giudice, un’intelligenza artificiale avanzata (la bellissima Rebecca Ferguson) che lui stesso aveva contribuito a creare in passato, prima che decida il suo destino. 
Altro che riforma della giustizia con carriere separate il film mette in scena un tribunale automatizzato (giudice e giura sono la stessa persona) dove un’“intelligenza” decide in tempo reale chi merita di vivere. La domanda che il film mette sul tavolo è brutale e seducente: se la giustizia diventa un calcolo, quanto siamo disposti a chiamarla “ordine” pur di sentirci al sicuro? E soprattutto: quanto cambia la nostra tolleranza verso l’ingiustizia se a pronunciare la sentenza ha il volto impeccabile e la calma ipnotica di Rebecca Ferguson, qui Giudice Maddox, giuria e boia in un’unica figura.

Un po’ Minority Report, un po' Blade Runner, Tutto avviene in una Los Angeles del 2029 in bilico fra tensioni sociali e criminalità. Impossibile non vederci riferimenti trumpeschi. L’imputato é legato a una sedia che lo ucciderà, una volta emessa la sentenza. Dunque la sua difesa é una corsa contro il tempo, novanta minuti per provare la sua innocenza. Vittima di un errore informatico, o  peggio, é davvero colpevole ma ha cancellato il ricordo. Un film che cattura in un crescendo di emozioni dove lo spettatore sembra diventare giurato nella "stanza di controllo”.

Andando dove non so, titolo riflessivo che potrebbe essere la parabola di ognuno di noi davanti ai bivi esistenziali. Andando dove non so, é invece il documentario di Cristiana Mainardi, con interventi di Luciano Ligabue, Mahmood, Ornella Vanoni, che restituisce l’intenso vissuto di un musicista che ha fatto della discrezione una forma d'arte, accompagnando con la propria voce e i propri strumenti alcune delle pagine più alte della musica italiana. Erano gli anni quando il rock italiano guardava la swinging  Londra con occhi sognanti - fino al sodalizio con Fabrizio De André, la sua traiettoria è un viaggio nella storia culturale del Paese. Creuza de Mä, capolavoro assoluto, non sarebbe esistito senza la sua intuizione e la sua ricerca musicale: Pagani ha costruito insieme a De André un universo sonoro nuovo, fatto di strumenti arcaici e visioni moderne, in cui il Mediterraneo diventa una lingua comune. Quasi una profezia sulle bellezze e le storture della difficile epoca che a Creuza  de Ma è seguita.

Ci sono artisti che attraversano la musica senza mai porsi al centro della scena: presenze silenziose, quasi volutamente periferiche, ma dall'impronta indelebile. Mauro Pagani è uno di questi: profilo basso e mille idee, una riserva inesauribile di spunti sonori, capace di attraversare le epoche e di legarle con il filo invisibile del talento e della curiosità. E la musica lo salva quando subisce una perdita temporanea della memoria. Nella sua mente non esiste più nulla. Ricorda solo i suoi strumenti. Sa solo di essere un musicista.

Di Januaria Piromallo e Tiare von Meister