Al cinema vince l'Italia del 900 grazie a un film che merita ed è fra i più visti (giustamente!): "Gioia mia", con Aurora Quattrocchi
Il film gioiello dell'esordiente Margherita Spampinato tutto da ridere con nostalgia, da riflettere con un occhio al presente, da commuoversi per la delicatezza della narrazione dettagliata e la perfezione delle sfumature sui visi degli interpreti; voto: 8+
Gioia mia è ancora in qualche sala, ma rischia di non durare a lungo, essendo proiettato sul grande schermo per il pubblico italiano già da dicembre scorso: da vedere, lo dico subito.
Margherita Spampinato ne è la straordinaria regista e, nel cast, figurano, innanzitutto, la bravissima Aurora Quattrocchi, classe 1943, poi il protagonista maschile, Marco Fiore, di appena 13 anni, già con esperienza, oltre alla trentatreenne Camille Dugay Comencini, un cognome che non passa inosservato, e a Clara Salvo, superlativa; davvero convincenti anche tutti gli altri: la piccolissima Martina Ziami e Renata Sajeva, Concetta Ingrassia, Giuseppina Cardella, Giuseppina Cammareri, Gaspare Gruppuso.
Fonte: Licenze creative commons, web searching
TRAMA
Fin dalle prime inquadrature del film, conosciamo i due protagonisti, maschile e femminile, dei Gioia mia: Nico, un bimbo vivace la cui famiglia, laica, lo manda per un mese, d'estate, in "vacanza" con un'anziana zia, religiosissima, che ha casa in Sicilia e quest'ultima, di nome Gela.
L'impatto non è dei migliori, sono due mondi diversi, anagraficamente distanti e culturalmente opposti, ma la convivenza più o meno forzata e la condivisione di sapere ed esperienza, da un lato, e approccio tecnologico e intuizioni, dall'altro, trasformano il rapporto fra Nico e Gela con il passare dei giorni: da una serie di scontri e litigi fra loro si passa alla costituzione di un'imprevedibile e commovente complicità fra loro; una complicità autentica, anche per alcuni segreti svelati e silenzi condivisi.
Se Nico, inizialmente, è un ragazzino intelligente, però impertinente, che vorrebbe solo stare sul cellulare, incapace di annoiarsi, la parente, una zitella cattolicissima e un pò scorbutica, abituata a vivere solo con il suo vecchio cane in un antico palazzo tempestato, così pare, addirittura dagli spiriti e privo di wi-fi o elettrodomestici, insomma del tutto fuori dal tempo, è poco incline ad accettare un' educazione diversa dalla propria; è proprio uno scontro tra la ragione del piccolo e la religione un pò idealizzata della seconda, tra la velocità di Nico, anche per la sua età, e i ritmi lenti e ripetitivi, come a dar sicurezza, di Gela.
Il legame che ne nascerà sarà vero, profondo, tale da farli sentire l'uno in necessità dell'altra e viceversa.
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NOTE DI REGIA
La regista, Margherita Spampinato, palermitana del 1979, ha lavorato nel cinema come segretaria di edizione, con registi big quali Pupi Avati e Sergio Castellitto e con il cantautore Franco Battiato, poi è passata al casting per cinema e televisione ed è giunta alla regia, girando dei cortometraggi, alcuni dei quali, Tommasina e Segreti, sono stati pluripremiati.
In alcune interviste su vari giornali, la regista ha dichiarato di essere partita dai suoi ricordi d'infanzia, legati a un mondo che non c'è più, per scrivere questo piccolo gioiello di film.
Cresciuta in una famiglia laica romana, dove le regole da osservare per lei bimba non erano poi molte, trascorreva le estati dell'infanzia in Sicilia dalle cugine della nonna, ancora e per sempre "signorine", presso le quali, invece, l’atmosfera era profondamente religiosa e pure un pò superstiziosa, perché credevano nelle anime, negli spiriti, di gente morta che vagava per casa loro.
La Spampinato afferma, fra i vari ricordi con loro, che "mi insegnavano le buone maniere".
L'amore per quel contrasto fra razionale e spirituale, moderno e antico, romano e siciliano, pur sempre in famiglia, ha segnato la regista, che di tutto questo ha fatto un film, la sua opera prima.
Gioia mia è stata in concorso sia al 78’ Festival del Cinema di Locarno, sezione Cineasti del Presente, sia alla 30° edizione del Festival di Busan, sezione World, e ad Alice nella Città – Panorama Italia; i meritati riconoscimenti sono arrivati in fretta: la pellicola si è aggiudicata il Pardo d’oro per la migliore interpretazione di Aurora Quattrocchi e il Premio Speciale della Giuria CINE’+.
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RECENSIONE
Gioia mia è, dunque, un scontro poi incontro fra un nipotino che pensa di sapere tutto e una zia diffidente e rigida, ossia fra la modernità disincantata e la spiritualità arcaica, ma, grazie alla memoria che cela e svela segreti rimasti tali per decenni e all’amore inatteso e grande che può nascere fra due esseri umani, a vincere sono un mix di mistero e meraviglia, di emozioni e scoperte, di desiderio e necessità di legarsi nel profondo.
Il cast di Gioia mia è anch'esso un bel mix, un mix di volti, vissuti e giovanissimi, e di esperienze di ieri e di oggi, entrambe di valore; il risultato è un vero e proprio universo narrativo capace di far sognare il pubblico.
L'interpretazione di Aurora Quattrocchi, nei panni di Gela, è sorprendente: arriva chiara ed empatica allo spettatore, che forse in lei riconosce qualche suo parente, magari qualcuno che si è amato e non c'è più, e l'affezione è garantita. Con lei c'è Marco Fiore che porta sullo schermo Nico, venendo perfettamente diretto, così che il suo talento subisca un'impennata; un plauso sentito va poi alla simpaticissima Clara Salvo, nel film Masuccia, che tiene testa alla bravura della Quattrocchi e ci regala momenti di grande ilarità e umanità, specie quella del profondo sud. Tutte le interpretazioni danno alla pellicola un grande valore umano, con sguardi, pensieri, sfumature emotive che supportano, anzi arricchiscono fortemente, la narrazione già efficace.
La cura del dettaglio è straordinaria in Gioia mia e ci ricorda che cos'è il bel cinema italiano; dettagli ovunque, anche ambientali e di location: dettaglio della tenda che svolazza, della scatola dei ricordi piazzata sul vecchio armadio, della tavola preparata a dovere, dei vestiti "imposti" dalla zia al nipotino, segno di un mondo sparito; dettaglio dei ragazzini intenti a giocare i giochi di un tempo andato nel cortile assolato della Sicilia e dei vecchi di paese, della luce sugli interni e sui protagonisti e, quanto alla recitazione, del minimo che è già troppo, nel nome della verità e di quel modo di rendere i personaggi che non prende in giro il pubblico. Per tutto questo, in particolare, e per i messaggi del film, oggi più necessari che mai, un plauso e un grazie sicero alla regista.
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USCITA
Il film è uscito in tutte le sale l'11 dicembre 2025, ma è ancora in programmazione in qualche cinema. Voto: 8+. Da non perdere!
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