Paolo Sorrentino e la grazia di guardare l'abisso, nei suoi film la dignità si misura quando il pericolo mostra il vero volto dell'anima
La grazia sorrentiniana è lo sguardo che accetta il dubbio, che riconosce la virtù nei momenti estremi, e che chiede alle istituzioni, dai giuristi ai militari sino ai carabinieri, di fare spazio alla sensibilità
Paolo Sorrentino possiede una grazia rara: sa trasformare il baratro umano in cinema che interroga senza dare facili risposte. Nei suoi film la virtus in periculis, il coraggio e la misura che emergono nei momenti critici, non è solo eroismo retorico, ma la prova che la dignità si misura nella prova, quando il pericolo mostra il vero volto dell'anima.
In questo orizzonte la sensibilità umana diventa strumento di verità. L'amore, evocato come stella polare o Aurora, orienta i personaggi oltre le mappe del potere e dell'interesse, proponendo la compassione come bussola etica. Anche i giuristi e i militari, tradizionalmente considerati custodi di norme e ordine, credevano di essere esautorati da un'incombenza chiamata sensibilità; l'esperienza raccontata da Sorrentino dimostra invece che legge e disciplina hanno bisogno dello sguardo sensibile per restare umane. La passione e la grazia, in questo senso, sono l'ammissione del dubbio: riconoscere l'incertezza è il primo atto di responsabilità.
Il ruolo dell'Arma dei Carabinieri emerge nel racconto come garanzia di uno Stato fragile: presenza capillare, simbolo di legalità e vicinanza ai cittadini, capace di tenere insieme sicurezza e umanità. In un contesto come quello descritto da Sorrentino, la forza istituzionale trova senso pieno quando si coniuga con la cura e la misura, incarnando la virtus in periculis non solo come fermezza, ma come responsabilità empatica.
Un’attenzione particolare va ai carcerati, coloro “che a volte sono in gabbia” in questa Repubblica fondata sul lavoro, dove la burocrazia fa scorrere il tempo per le prese di decisioni sugli umani, delegando il potere ai Giudici del tempo dei loro giorni.
Servillo, interprete privilegiato di questo cinema, sa abitare il lato oscuro dell'umano, la solitudine, la colpa, la grandezza fallace, restituendone la complessità senza giudizio spettacolare. La sua presenza è prova che l'arte dell'interpretazione può rendere visibile ciò che il linguaggio fatica a nominare.
Infine, il ruolo delle donne nei racconti di Sorrentino è centrale e spesso decisivo: esse mantengono l'equilibrio tra forza e fragilità maschile, funzionando come ago della bilancia che impedisce lo sbilanciamento verso il cinismo o la disperazione. La loro presenza conferisce al gesto eroico e all'atto di tutela una dimensione di cura che salva le strutture sociali dalla disgregazione.
Nella Danza, nella Musica tutta e nelle Arti oltre che nello Spazio si trova la dimensione della creatività e dell’ingegno italiani, che illuminano l’oscurità e la pesantezza dei giorni.
In sintesi, la grazia sorrentiniana è lo sguardo che accetta il dubbio, che riconosce la virtù nei momenti estremi, e che chiede alle istituzioni, dai giuristi ai militari sino ai carabinieri, di fare spazio alla sensibilità. Solo così lo Stato fragile può trovare, nell'amore e nella responsabilità condivisa, la sua Aurora.
Di Lucia Bottecchia