"La Grazia" di Paolo Sorrentino: quando un film diventa un'opera d'arte perfetta. Il trionfo di Tony Servillo

questo film realizza una composizione armonica di molteplici fattori complessi; come in tutte le grandi opere d'arte

Il fecondo sodalizio artistico del regista e autore Paolo Sorrentino con l'attore Tony Servillo inizia nel 2001 con l'originale e sperimentale film "L'uomo in più" dove si mixano vari generi e toni: la malavita partenopea, temi esistenziali, toni grotteschi, surreali e tragicomici in una commedia profonda e fuori dagli schemi, già allora ricca di quelle dimensioni simboliche e filosofiche che diventeranno poi una delle cifre essenziali e riconoscibili del cinema di Paolo Sorrentino. Questo ultimo lavoro: "La Grazia" (titolo fascinosamente ambiguo e polisemico) rappresenta simbolicamente come "l'omega" di questo sodalizio (che speriamo continui, ovviamente) per la maturità e la perfezione di questa intima simbiosi espressiva, interpretativa ed estetica. Quì tutto appare semplice e naturale, segno tipico dei capolavori mentre tale effetto è frutto di un lavoro profondo, tenace, delicato e ossessivo di calibrazione delle dimensioni incluse nella declinazione del soggetto narrativo. Ecco tutti i suggestivi ingredienti di questo film: gli aspetti personali e biografici di un Presidente della Repubblica nel suo "semestre bianco", l'emergere di ricordi e rancori, il rapporto con la figlia, la sua cultura giuridica e il suo stile rigoroso, il pressing politico per una legge sull'eutanasia e per due procedure di richiesta di grazia di due detenuti dai casi complessi e controversi. L'ambientazione narrativa appare quindi molto lirica e affascinante sia perchè verosimile sia in quanto densa di spunti lirici ed esistenziali che l'abile ed elegante estetica tipica di Sorrentino con le sue sospensioni onirico-rivelative evidenzia e massimizza a livello di espressività e incisività. Non basta: appare perfetta anche la regia espressiva e compositiva a livello di ritmo, silenzi, allusioni ed evocatività la quale riesce ad assorbire nella sequenza di alcune giornate presidenziali del protagonista gli aspetti sia privati che pubblici della sua coscienza. La sensibilità del Presidente viene resa quale flusso di coscienza sinusoidale che ondeggia fra il suo vissuto, la sua cultura, il peso della responsabilità istituzionale e un poetico senso di solitudine e vacuità fisicamente percepibile. Sorrentino-Servillo riescono a regalarci un'immaginario presidenziale complesso e unitario, organico e paradigmatico che mixa carismi di più Presidenti italiani esprimendo in modo lucido, piacevole ed efficace sia le dinamiche interne del potere che il lato umano e umanistico delle relazioni istituzionali. Bellissime le scene, tra le molte, in cui Tony Servillo Presidente passeggia sul camminamento superiore del Quirinale fumando una sigaretta, guardando la notte di Roma e scambiando qualche parola con il suo colonnello dei Corazzieri. Altro aspetto che ho apprezzato molto (da giurista) è stata la convincente resa degli aspetti psicologici, sociali e culturali della procedura processuale della concessione della grazia presidenziale. Possiamo dire che il titolo del film: "La Grazia" rivela l'anima profonda della poetica e dell'ermeneutica di Sorrentino-Servillo: la trasparenza di un'autocoscienza profonda colta nel suo stoico equilibrio fra incanto e disincanto. Una vera "grazia" artistica ed esistenziale che nella sua singolarità diventa modello ed esempio, per molti. L'arte ha una sua etica, autonoma e questo film lo dimostra. Chi scrive non è a favore dell'eutanasia ma nonostante questo non ho potuto che apprezzare la problematicizzazione accennata in esso e il fatto che il film trasfigura ogni suo argomento nella sua bellezza artistica. Non è un film politico o tematico ma è un film di Paolo Sorrentino: quindi appare universale nel suo spessore (e anche leggiadrìa) estetico-esistenziale.