Il ritorno del cinema italiano e dei "film d'anima": "Cinque Secondi" di Paolo Virzì convince e commuove con la sua poesia

Confrontiamolo con "Anemone": la delicatezza italiana vince contro l'algida iper-tecnica americanista, sempre eccessiva...

Paolo Virzì è come il vino: più passa il tempo e più matura, perfezionando sfumature, tempi e toni. Un film tanto poetico quanto artisticamente verosimile e intimo tanto da poterlo definire un film "pittorico" per i suoi aspetti meditativi e contemplativi. Un piccolo gioiello di giusti tempi esistenziali e giusti tempi filmici dove tutto appare organicamente e vitalmente equilibrato. Il rischio era spostare troppo il baricentro sul tema-tormentone abusato del "passato che ritorna" e dei sensi di colpa invece la maestria registica e da sceneggiatore di Virzì ha sfumato gradualmente tutte le dimensoni lirico-narrative spostando verso la fine il lato più duro della vicenda e concentrando nel cuore dell'opera il senso di un presente avvolgente che assomma tutti i tempi, come accade nella vita, per tutti. Se ci pensiamo il nostro presente è un fluire  confuso e fluido di emozioni, pensieri, atti, abitudini, ricordi, vuoti, sogni, e non si percepisce mai solo in una dimensione, in un solo livello. Questo "rumore della vita", sottofondo continuo emerge poeticamente nel film in modo convincente, commovente, suggestivo. Un effetto non facile da ottenere e che Virzì non solo coglie e celebra ma non sbaglia mai un tono, una coloritura, una situazione. E non era facile perchè i temi i situazionisti della storia sono molti ed eterogenei. Il regista-sceneggiatore riesce a temperarli e intecciarli tutti, come nella vita, con un pathos controllato alla Ludovico Ariosto. Se vediamo invece "Anemone" dove anche lì si parla di eremitaggio esistenziale e della sua insostenibilità vediamo la differenza tra la poesia interiore italiana e la freddezza iper-tecnica americana che riesce a confezionare film di alto livello tecnico ma pieni di lati oscuri di difficile trasfigurazione artistica, indigesti, e spesso noiosamente ritornanti come in uno schema più ideologico che lirico-estetico. Un altro segnale positivo di un ritorno del cinema italiano e del "cinema d'anima", approfittando di nuovi spazi di libertà per l'Italia nel felice declino delle ultime ideologie propagandistiche. Un Valerio maturo e perfetto, una Valeria incantevole e una giovane attrice autentica, profonda e sempre un passo indietro rispetto al "rischio macchietta", come tutti gli altri giovani attori. Ottimo! Dimostrazione che anche con pochi mezzi si possono ottenere effetti e atmosfere profonde e liriche.