Vaccino Covid, in Australia sospese oltre 4500 pratiche per risarcimento danni da inoculazione, cittadini: “Puniti 2 volte”
Il programma governativo australiano per il risarcimento dei danni da vaccino Covid si è chiuso senza riuscire a smaltire tutte le richieste, lasciando oltre 4500 pratiche ancora aperte. Dunque, migliaia di australiani che hanno riportato effetti avversi gravi si trovano oggi senza sostegno economico e senza prospettive
Oltre 4.500 pratiche di risarcimento per danni da vaccino Covid sono rimaste sospese in Australia dopo la chiusura del programma governativo il 30 settembre 2024. Una misura nata per tutelare i cittadini colpiti dagli effetti avversi si è trasformata, secondo molte testimonianze, in un percorso a ostacoli. Migliaia di persone denunciano ritardi, respingimenti e mancanza di supporto economico. Alcuni, pur avendo ottenuto un indennizzo, si sono trovati addirittura a dover restituire parte delle somme sotto forma di tasse. E mentre una class action è ancora in corso, cresce la protesta: “Puniti 2 volte”, denunciano i cittadini coinvolti.
Vaccino Covid, in Australia sospese oltre 4500 pratiche per risarcimento danni da inoculazione, cittadini: “Puniti 2 volte”
Il programma governativo australiano per il risarcimento dei danni da vaccino Covid si è chiuso senza riuscire a smaltire tutte le richieste, lasciando oltre 4500 pratiche ancora aperte. Una vicenda che oggi assume i contorni di una crisi sistemica, fatta di ritardi, ostacoli burocratici e profonde conseguenze sociali.
Tra le storie emblematiche c’è quella di Kathleen, 53 anni, madre single ed ex fiorista. Dopo la somministrazione del vaccino Pfizer ha sviluppato una pericardite severa che ha richiesto interventi chirurgici ripetuti e ha portato alla perdita della sua attività. Da allora è in attesa di una risposta che non arriva.
"Ho perso il mio sostentamento, non riesco a lavorare e non ho alcun supporto finanziario mentre la mia richiesta resta in sospeso", ha dichiarato alla trasmissione 7:30 della ABC. "Ho fatto la cosa giusta facendomi vaccinare. Ora sono stata completamente abbandonata."
Analoga la vicenda di Chris, 52 anni, ex responsabile della logistica, che dopo il vaccino AstraZeneca ha sviluppato la sindrome di Guillain-Barré, poi evoluta in una forma cronica. Oggi convive con gravi problemi neurologici e necessita di cure continue. "Ho perso la capacità di lavorare e di condurre una vita normale", ha spiegato.
Nonostante abbia ricevuto un risarcimento parziale, Chris si è visto recapitare una pesante imposizione fiscale: il governo ha tassato l’intero importo come reddito annuale, recuperando oltre un terzo della somma. "È come essere puniti due volte per qualcosa che non era colpa mia", ha detto.
Le loro non sono eccezioni. Migliaia di australiani che hanno riportato effetti avversi gravi si trovano oggi senza sostegno economico e senza prospettive. Il programma, introdotto nel 2021 per incentivare la vaccinazione garantendo una tutela in caso di danni, avrebbe dovuto offrire un percorso rapido e accessibile. Ma nella pratica si è rivelato complesso e inefficace.
Tra le condizioni riconosciute figuravano miocarditi, pericarditi, trombosi, mieliti trasverse e sindrome di Guillain-Barré. Per accedere al risarcimento era necessario dimostrare almeno 1.000 dollari australiani di spese o perdite. Non era previsto un tetto massimo ai pagamenti.
Nonostante ciò, il sistema ha finito per aggravare la condizione dei richiedenti. Il 30 settembre 2024 lo schema è stato chiuso, escludendo automaticamente chi non aveva ancora presentato domanda o aveva sviluppato complicanze successivamente.
Dura la denuncia di Tanya Neilson, fondatrice della campagna Justice for Vaccine Injured. "Questo schema avrebbe dovuto dare alle persone la fiducia di vaccinarsi, sapendo che sarebbero state sostenute se qualcosa fosse andato storto", ha detto Neilson. "È invece diventato un sistema completamente disfunzionale — lento, complesso, incoerente e profondamente ingiusto, che lascia australiani gravemente malati a combattere contro il proprio governo per ricevere aiuto. Nella mia carriera non ho mai incontrato uno schema così complesso e problematico come questo."
La campagna chiede ora al governo di esaminare le richieste ancora pendenti e di introdurre un sistema nazionale più ampio e strutturato. "Il governo guidato da Anthony Albanese non ha progettato questo sistema, ma ora ha l’opportunità e la responsabilità di correggerlo", ha affermato Neilson. "Gli australiani che hanno fatto la cosa giusta vaccinandosi non devono essere abbandonati a soffrire in silenzio."
Secondo i dati disponibili, il governo ha erogato oltre 32 milioni di dollari in risarcimenti. Tuttavia, mancano informazioni complete sul numero totale di richieste e sugli esiti delle stesse.
Al 27 marzo 2025 risultavano segnalati 1.048 decessi e oltre 141.000 eventi avversi su circa 73 milioni di dosi somministrate. Di questi, circa il 15% è stato classificato come grave.
Il caso di Michelle Grace Hunder evidenzia un ulteriore problema: la difficoltà nel dimostrare il nesso tra vaccino e patologia. La donna ha scelto di non aderire al programma governativo, ritenendolo inefficace, e di partecipare a un’azione collettiva.
Il percorso di richiesta è stato definito da lei stessa "molto laborioso, molto stressante e molto ri-traumatizzante".
Parallelamente, la class action contro il governo australiano resta aperta. Oltre duemila persone vi hanno aderito, accusando le autorità di aver approvato i vaccini senza adeguate basi scientifiche.
Tra le contestazioni principali si legge che i vaccini sarebbero stati autorizzati senza prove sufficienti "per determinare ragionevolmente che i vaccini fossero sicuri, efficaci e con un profilo rischio-beneficio positivo" e che l’ente regolatore "non ha adempiuto al suo dovere di regolamentare adeguatamente i vaccini Covid , causando danni considerevoli agli australiani".
La dottoressa Melissa McCann, promotrice dell’azione legale, ha commentato la recente decisione del giudice: "molto grata per quest’ultima opportunità di preparare e depositare una domanda di ricorso che sia accettabile per il tribunale".
Ha suscitato particolare polemica anche la linea difensiva del governo, secondo cui "non si poteva dimostrare che alti funzionari governativi avessero un dovere di cura nei confronti degli australiani".
La vicenda mette in luce un problema strutturale: l’Australia non dispone di un sistema nazionale permanente di risarcimento per i danni da vaccino, a differenza di molti altri Paesi sviluppati.
Secondo diversi esperti, tra cui il professor Nicholas Wood dell’Università di Sydney, un simile strumento sarebbe essenziale per rafforzare la fiducia pubblica e garantire equità.
Nel frattempo, il bilancio umano resta pesante. Kathleen continua ad aspettare una risposta. Chris ha ricevuto un indennizzo, ma ne ha perso una parte significativa in tasse. E migliaia di cittadini restano intrappolati in un sistema che, da promessa di tutela, si è trasformato in un ulteriore ostacolo.