Sinner si sfascia ancora, contro Djoko che ha 15 anni di più. Prima di lui, Musetti. Colpa di cosa, stavolta?

La mettessero come vogliono, ma chi si è vaccinato non sta in piedi, chi non si è vaccinato invecchia con la forza del leone.

Vado a farmi la Tac e i controlli periodici per il linfoma che è colpa della mia scempiaggine e di tutti quelli che mi garantirono il vaccino, e mi chiedono come sto. Stanco, sempre stanco, dico, e mi sento rispondere: eh, ancora? Ormai la chemio l'hai finita da un pezzo. Ma io non mi reggo in piedi, la mia vita è pregiudicata e non sarà più la stessa. Io sono un invalido e debbo ringraziare il sistema nel suo complesso, il potere nei suoi intrecci dal Capo dello Stato ai virologi, dai politici ai giornalisti. Vado a vedere e trovo che la neuropatia delle piccole fibre coincide con tutti i miei sintomi e questa malattia è un'altra innescata dal vaccino contro il Covid. La stanchezza, soprattutto, che non è stanchezza, non è astenia, è qualcosa di molto peggio, come sentirsi seccare improvvisamente, sei lì che parli, guidi, cammini e di colpo senti un prosciugamento fino all'anima, devi fermarti, stenderti, non alzi un braccio, senti il fisico che va in letargo. Così, da un momento all'altro e può durare minuti come ore come un giorno intero o due e, la rigirassero come vogliono, questa roba prima non c'era, questa roba mi è venuta col vaccino; se poi a questo intruglio venefico si assommano i lunghi effetti di un cancro, di una cura devastante, di altre conseguenze, allora vi lascio immaginare come uno può sentirsi. Ma no, immaginare non potete se non lo provate. Non si esprime a parole, è proprio la morte in vita.

La rigirassero come vogliono, ma Sinner, il campionissimo, si è arreso a Djokovic più vecchio di 15 anni e a vederlo sul campo spompato, barcollante, oggi come tre giorni fa, che ha dovuto chiedere una pausa e ritirarsi negli spogliatoi prima di tornare su come risorto, non si spiega. La rigirassero come vogliono, ma Djokovic, il serbo infamato e maledetto dai virologi ultrà, il vaccino non se l'è fatto e a 38 anni può reggere un incontro lungo 4 ore che il giovane Jannik non sopporta. E Sinner i vaccini se li è fatti e negli ultimi tre anni si è perso il conto dei suoi infortuni e misteriosi infortuni: una volta il caldo, un'altra il freddo, una il mangiare sullo stomaco, poi la pomatina, poi i crampi, gli strappi, le allergie, le infezioni, le coincidenze esoteriche, i superallenamenti, il jet lag. Solo per lui? No, anche per gli altri: Berrettini ogni volta che fa un torneo parte bene e a metà si rompe, Musetti si è rotto proprio contro Djokovic, atleti dalle fibre di seta. O qualcosa li ha resi fragili? Altri sportivi hanno rivelato di non stare in piedi, di vivere flagellati dai dolori, di scendere in campo dopo bombardamenti di antidolorifici. Se non li capisco io!

La rigirassero come gli pare, ma niente è normale in questa storia, compreso il vedere e non dire dell'informazione che fa finta di non capire. All'ultimo torneo di Torino sugli spalti cascavano come le mosche, ci è scappato anche un morto, lo stesso Panatta non sapeva cosa pensare, “mah, certo però non è normale” ma il telecronista Rai di regime senza un dubbio, neanche nel ridicolo, “è il caldo, è il caldo, qui dentro fa troppo caldo”. Ma davvero avevano ridotto il palazzetto a una sauna? E se cascavano stecchiti gli spettatori, come potevano gli stessi tennisti continuare a giocare?

La rigirassero pure come gli pare, ma io non faccio che trovare gente sfinita, che si trascina, che dice “non lo so cos'ho ma non è normale, non sono più lo stesso”. E, tennis o vita comune, a salvarsi sono solo quelli che il vaccino non se lo erano voluti fare. Ma che gli fa? Avanti con la propaganda e col fingere di non capire. Se il solito Bassetti usa perfino il giorno della Memoria per rilanciare uno strampalato invito a vaccinarsi: “Oggi è la giornata della memoria [minuscolo, sic]. Come ha detto Liliana Segre, “La memoria è il vaccino contro l'indifferenza che è più colpevole della violenza stessa”. Viviamo purtroppo in un mondo di novax anche sulla memoria”. Letteralmente pazzesco. Senza alcun senso, senza il più pallido nesso logico. Così, tanto per insistere, pur di dire qualcosa. Ma qualcosa di insensato e peraltro di non vero, perché se c'è una cosa che ai cosiddetti novax non manca, per dire i contrari al vaccino dopo esserselo fatto, come me, è la memoria. Non potendosi dimenticare in alcun modo tutto quello che è successo poi: malattie terribili, morti improvvise, cancri fulminei o autodistruzioni dell'organismo, ogni genere di conseguenza, e soprattutto quella stanchezza che non è stanchezza, non è debolezza, è qualcosa di indicibile, è malattia invalidante in sé, è morire ogni giorno, da un momento all'altro, senza preavviso. E lì la mente recepisce e si dispera, lì si scava una depressione che, allo stesso modo, non è depressione, è di altro e di indicibile, è disperazione, la disperazione di chi sta sepolto vivo e non ne uscirà. La rigirassero come gli pare, ma gli atleti morti o costretti al ritiro sono migliaia negli ultimi anni, e quanto a noi che non siamo sportivi e non facciamo notizia, e neppure numero, ci siamo ritirati dalla vita e non abbiamo dubbi perché è il nostro corpo a parlarci, è la nostra devastazione consapevole di fuscelli senza dignità che viviamo ogni giorno, che scontiamo ogni giorno. La mettessero come vogliono ma nessuno mi toglie dalla testa che Sinner sia consapevole di tutto questo e non meno incazzato. Del resto, se per la scienza, confortata dall'esperienza, un'allergia dopo aver mangiato fragole si deve alle fragole, non si capisce perché un danno dopo avere assunto un vaccino debba ascriversi alla fatalità del malore improvviso che è sempre successo.