Scienza medica moderna, tradizioni antiche e spiritualità a confronto

Alzheimer, curiamo il cervello ma ignoriamo la causa della malattia. Ciò che la medicina ignora, fitoterapia, Ayurveda, medicina cinese, omeopatia e meditazione sahaja yoga lo indicano da secoli

Dalla neuroinfiammazione studiata dalla medicina alla sapienza tradizione della fitoterapia, dell'Ayurveda, della medicina cinese, dell'omeopatia e della meditazione Sahaja Yoga: l’Alzheimer come squilibrio profondo che precede il sintomo.

Per decenni la malattia di Alzheimer è stata descritta come una patologia neurodegenerativa progressiva, irreversibile, legata all’accumulo di placche amiloidi, alla perdita sinaptica e alla morte neuronale. Una descrizione corretta sul piano biologico, ma che ha prodotto risultati terapeutici limitati atteso che nessun farmaco oggi disponibile è in grado di arrestare o invertire il decorso della malattia.A ben vedere, infatti, i farmaci approvati per l’Alzheimer (donepezil, rivastigmina, galantamina, memantina): non curano la malattia, hanno efficacia sintomatica modesta, presentano effetti collaterali frequenti, non agiscono in modo primario sull’infiammazione

A fronte di tale arresto medico, sempre più studi nell’ambito della ricerca neuroscientifica indicano, invece, nella neuroinfiammazione cronica uno dei principali fattori patogenetici e della progressione dell’Alzheimer, aprendo scenari terapeutici nuovi e, in parte, sorprendentemente convergenti con quanto sostenuto da secoli dalle grandi medicine tradizionali orientali in quanto la malattia appare sempre meno come un evento improvviso e sempre più come l’esito di un processo lungo, sistemico e multifattoriale.

Un esempio emblematico è rappresentato dalle recenti ricerche sugli acidi boswellici, estratti dalla resina della Boswellia serrata (frankincenso), che hanno mostrato miglioramenti cognitivi e una riduzione dell’infiammazione sistemica in pazienti con Alzheimer lieve o moderato. Risultati preliminari, certo, ma coerenti con una visione della malattia che Ayurveda e medicina cinese hanno elaborato da millenni.

È in questo spazio di revisione concettuale che risultano utilissimi ed illuminanti approcci antichi e visioni non riduzioniste, provenienti dalle medicine tradizionali, dalla fitoterapia, dall’omeopatia e, più radicalmente, dalla dimensione spirituale della meditazione Sahaja Yoga.

Ayurveda: il decadimento cognitivo come squilibrio vitale

Nell’Ayurveda, il sistema medico tradizionale indiano, la perdita di memoria (Smriti Bhramsha) e dell’intelletto (Medha Kshaya) non è mai considerata una malattia isolata del cervello. Essa deriva da uno squilibrio dei Dosha, in particolare di Vata, e dall’indebolimento di Ojas, l’essenza vitale che sostiene chiarezza mentale, immunità e longevità.

Infiammazione cronica, accumulo di Ama (tossine metaboliche), stress protratto e disarmonia intestino–mente sono considerati fattori causali primari. In questo contesto si inserisce l’uso secolare della Boswellia serrata, oggi studiata anche dalla ricerca moderna per i suoi effetti antinfiammatori sistemici.

Dal punto di vista ayurvedico, la perdita di memoria non è un evento improvviso ma l’esito di un lungo processo di disarmonia, favorito da stress cronico, cattiva digestione, infiammazione persistente e indebolimento dell’asse intestino–mente.

L’approccio terapeutico ayurvedico consiste nell’utilizzo della Fitoterapia rasayana (ringiovanente): Boswellia, Ashwagandha, Brahmi, Guduchi; nella Riduzione dell’infiammazione sistemica; nel Riequilibrio di Vata tramite dieta, routine quotidiane, oli medicali; Depurazione (Panchakarma) per ridurre Ama; Tecniche di meditazione e respirazione per stabilizzare la mente

Non si parla di “cura”, ma di rallentamento, riequilibrio e preservazione della funzione cognitiva, concetti oggi sempre più presenti anche nella neurologia occidentale.

Medicina tradizionale cinese: Shen, Jing e infiammazione interna

Una visione affine emerge dalla medicina tradizionale cinese, che collega il decadimento cognitivo a un indebolimento dello Shen (mente–spirito) e del Jing del Rene, l’essenza vitale associata all’invecchiamento. L’Alzheimer viene ricondotto a: stasi di Qi e Sangue, accumulo di Flegma che “offusca gli orifizi della mente”, calore interno e infiammazione cronica. Anche qui la malattia non è confinata al cervello, ma è espressione di una disarmonia globale dell’organismo.

Strategie terapeutiche cinesi consistono nel nutrire il Rene e il Fegato; eliminare Flegma e calore; tonificare il Qi cerebrale; calmare Shen; tramite: Fitoterapia cinese complessa; Qi Gong e pratiche di regolazione del respiro con l’obiettivo di non sopprimere il sintomo, ma ripristinare l’equilibrio interno.

Fitoterapia: il ponte tra tradizione e neuroscienze

La fitoterapia rappresenta il punto di contatto più diretto tra tradizione e farmacologia moderna. Nel caso dell’Alzheimer non propone cure risolutive, ma interviene su bersagli biologicamente plausibili costituiti da: infiammazione, stress ossidativo, microcircolazione cerebrale.

Accanto alla Boswellia serrata, la letteratura scientifica prende in esame piante come Ginkgo biloba, Curcuma longa e Salvia officinalis, utilizzate come supporto nelle fasi iniziali o come coadiuvanti per il benessere cognitivo.

Omeopatia: il terreno individuale e i rimedi utilizzati

L’omeopatia interpreta l’Alzheimer come manifestazione di uno squilibrio profondo del terreno costituzionale dell’individuo. L’attenzione non è rivolta alla diagnosi in sé, ma alla modalità con cui il decadimento mentale si esprime nella persona.

In letteratura omeopatica classica, nei quadri di deterioramento cognitivo vengono frequentemente citati rimedi, considerati esclusivamente complementari nell’affrontare questa malattia degenerativa, quali: Baryta carbonica (regressione mentale, infantilizzazione); Anacardium orientale (confusione, perdita di memoria, conflitto interiore); Conium maculatum (rigidità mentale, isolamento progressivo); Hyoscyamus niger (agitazione, disturbi comportamentali); Phosphorus (esaurimento nervoso e ipersensibilità)

Sahaja Yoga: la causa spirituale prima della manifestazione organica

A un livello ancora più profondo si collocano gli insegnamenti di Shri Mataji Nirmala Devi, che ha fornito una spiegazione causale spirituale chiara, articolata e sistematica della malattia di Alzheimer.

Secondo Shri Mataji, ciò che la medicina osserva come degenerazione cerebrale è solo la fase finale di un processo interiore iniziato molto prima, legato allo squilibrio del canale destro (Pingala Nadi) quando questo diventa cronicamente iperattivo.

Canale destro fuori controllo: collera e iperattività mentale

Il canale destro il quale corrisponde al sistema nervoso simpatico collocato nella lateralità destra, governa azione, volontà, pianificazione, ego e proiezione nel futuro. Quando è iperattivo produce tensione mentale continua, aggressività e collera cronica. E proprio quest’ultima che secondo Shri Mataji: «L’eccesso di rabbia è una cosa seria che può sfociare in una grave malattia chiamata Alzheimer. La collera è la causa dell’Alzheimer, (Pune, 31 marzo 1999)

Nabhi destro (3° chakra): il fegato come nodo causale

Inoltre Shri Mataji indica nel mal funzionamento del Nabhi destro, funzionalmente collegato al fegato, il fulcro dello squilibrio del canale destro. Pensare troppo, vivere nel futuro e mantenere uno stato aggressivo sono attitudini che sovraccaricano il fegato, il quale perde la capacità di “raffreddare” il sistema. Shri Mataji afferma che: «I problemi di lato destro sono molto comuni al giorno d’oggi. In seguito si manifestano molte malattie come l’Alzheimer ed altre. Inizia tutto dal fegato.» (Programma Pubblico, Versiliana, 31 agosto 2001)

Agnya chakra (6° chakra): perdita di innocenza

Ed, infine, Shri Mataji individua il secondo nodo causale fondamentale di tale malattia nel blocco del sesto chakra l’Agnya, centro energetico qual quale dipende anche il silenzio mentale. Il suo blocco, legato alla perdita di innocenza e all’uso compulsivo della percezione, segna il punto critico del decadimento.

«Se non c’è innocenza in una persona, allora l’Agnya chakra si blocca. E questa è la purificazione più importante di cui abbiamo bisogno oggi.» (Programma Pubblico, Ginevra, 11 giugno 1985)

La catena causale secondo Shri Mataji

1-Canale destro iperattivo, 2-Sovraccarico del Nabhi destro= fegato;3-surriscaldamento del sistema energetico interiore; 4-Blocco dell’Agnya chakra 5-Manifestazione finale: Alzheimer

Il rimedio è coerente con la causa:

Sempre secondo gli insegnamenti di Shri Mataji: «L’unica soluzione che ritengo possa curare questa malattia consiste nel risveglio della Kundalini.» (Ginevra, 1985) ed agevolarne quotidianamente l’azione, anche curativa, attraverso lo stato meditativo in consapevolezza senza pensieri.

Conclusione: quando la causa viene prima del sintomo

La medicina moderna descrive con precisione l’effetto organico dell’Alzheimer. Le medicine tradizionali e gli insegnamenti di Shri Mataji Nirmala Devi interrogano la causa a monte. Non si tratta di contrapporre la scienza medica moderna alle tradizioni millenarie delle medicine tradizionali ed alla spiritualità, ma di riconoscere che operano su livelli diversi, la prima sull’esito finale, la seconda sull’origine del processo. Quindi, l’Alzheimer non è solo una malattia del cervello, rappresenta anche il segnale estremo di una disarmonia interiore protratta nel tempo, che la nostra civiltà ha smesso di ascoltare. Agendo anche sulle cause a monte della malattia si potrebbero ottenere risultati curativi più efficaci ed anche in futuro prevenire la comparsa dei sintomi che caratterizzano l’Alzheimer.  

Ad oggi sebbene l’Alzheimer resti una delle grandi sfide irrisolte della medicina contemporanea, tuttavia, il dialogo sempre più stretto tra neuroscienze moderne e saperi millenari come la fitoterapia, l’Ayurveda, la medicina cinese, l’omeopatia e la meditazione Sahaja Yoga, suggerisce che la strada non sia quella della molecola miracolosa, ma di un ripensamento profondo del concetto di malattia, di infiammazione e di invecchiamento.

Soprattutto accettando il fatto che i farmaci attualmente disponibili per l’Alzheimer hanno un’efficacia limitata e non modificano in modo significativo la progressione della malattia mentre le medicine tradizionali, dal canto loro, pur non promettendo miracoli, cercano di porre rimedio alle cause scatenanti la malattia.

La sfida del futuro non è scegliere tra Oriente e Occidente, ma integrare conoscenze, evitando il dogmatismo scientifico e la chiusura mentale moderna nei confronti delle tradizioni curative millenarie e della inclusione anche della dimensione spirituale dell’essere umano completamente abbandonata dalla civiltà moderna.