Vaccino Covid, "encefalite necrotizzante multifocale e miocardite dopo inoculazione con siero a mRNA" - caso di STUDIO dell'ospedale di Dresda

Secondo gli autori, questo sarebbe il primo caso documentato in cui viene dimostrata la presenza della proteina spike all’interno di lesioni encefalitiche, attribuendola alla vaccinazione piuttosto che a un’infezione naturale

Un rapporto medico dell'Università di Dresda, in Germania, descrive il caso di un uomo di 76 anni, affetto da morbo di Parkinson, morto tre settimane dopo la somministrazione della terza dose di vaccino Covid. L’uomo era stato vaccinato per la prima volta nel maggio 2021 con il vaccino vettoriale ChAdOx1 nCov-19, per poi ricevere due successive dosi del vaccino a mRNA BNT162b2 nei mesi di luglio e dicembre dello stesso anno.

A seguito di alcuni segni clinici giudicati poco chiari prima del decesso, i familiari hanno richiesto un’autopsia. Gli esami post-mortem hanno confermato la diagnosi di morbo di Parkinson e hanno inoltre evidenziato la presenza di polmonite ab ingestis e di arteriosclerosi sistemica.

Le analisi istopatologiche del cervello hanno però rivelato elementi inattesi. I medici hanno riscontrato una vasculite acuta, prevalentemente di tipo linfocitario, e una forma di encefalite necrotizzante multifocale di origine sconosciuta, caratterizzata da una marcata infiammazione con reazione gliale e linfocitaria. Anche il cuore presentava alterazioni: segni di cardiomiopatia cronica, una lieve miocardite acuta linfoistiocitaria e fenomeni di vasculite.

Vaccino Covid, "encefalite necrotizzante multifocale e miocardite dopo inoculazione con siero a mRNA" - caso di STUDIO dell'ospedale di Dresda

Nonostante il paziente non avesse una storia clinica di infezione da COVID-19, i ricercatori hanno eseguito test immunoistochimici per individuare la presenza di antigeni del SARS-CoV-2, in particolare le proteine spike e nucleocapside. I risultati hanno mostrato un dato definito “sorprendente” dagli autori: nei focolai di infiammazione del cervello e del cuore è stata rilevata esclusivamente la proteina spike, mentre non è stata trovata traccia della proteina nucleocapside. La proteina spike era localizzata soprattutto nelle cellule endoteliali dei piccoli vasi sanguigni.

Secondo gli autori del rapporto, l’assenza della proteina nucleocapside — tipicamente associata all’infezione virale — suggerisce che la "presenza della proteina spike possa essere attribuita alla vaccinazione piuttosto che a un contagio da SARS-CoV-2". I risultati, sempre secondo lo studio, rafforzerebbero precedenti segnalazioni di casi di encefalite e miocardite osservati in associazione ai vaccini Covid basati su tecnologia genetica.

In letteratura scientifica, sottolineano i ricercatori, sono stati riportati numerosi casi di encefalite ed encefalomielite in relazione a questi vaccini, molti dei quali considerati potenzialmente correlati alla vaccinazione. Tuttavia, questo sarebbe il primo caso documentato in cui viene dimostrata la presenza della proteina spike all’interno di lesioni encefalitiche, attribuendola alla vaccinazione piuttosto che a un’infezione naturale.

Gli autori concludono che tali osservazioni supporterebbero un possibile ruolo causale dei vaccini Covid basati su geni in specifici quadri patologici e che questo approccio diagnostico potrebbe risultare rilevante anche per identificare eventuali danni indotti dal vaccino in altri organi.