La chiamano Fatigue ma è indicibile: i casi di Letizia, Gaia, Elena e di migliaia di paralizzati dal vaccino Covid

Una fiala sola per precipitare nella paralisi progressiva e irreversibile, nel logoramento dell'intero organismo, nella stanchezza cronica che impedisce perfino di respirare.

Mi ha colpito forte, proprio in faccia la storia della giovane Letizia, rimasta invalida dopo il vaccino a 18 anni: da allora, una vita nel letto, a sprofondare sempre più nella paralisi indotta, una malatti neurologica contratta con una sola fiala; e nessuno che le renda giustizia, non le istituzioni, non i medici, non l'informazione tranne Angela Camuso de la Verità che ne racconta la storia. Non la prima, non l'unica, non l'ultima: appena pochi giorni fa sempre la Verità squadernava la vicenda parallela della giovane karateka Gaia Zazzaretta finita nelle stesse condizioni e per sovrappiù irrisa da Burioni, del quale si era fidata (certa gente pagherà mai come deve per le proprie plurime responsabilità?). E so benissimo che chi legge potrà chiedersi, beh? A me dovrebbe importare che tu ti sei sentito coinvolto, ci sei stato male? Avrebbero ragione, è la stessa reazione che provo io ogni volta che un giornalista scade dal ruolo di testimone a quello di protagonista, ma il fatto è che ho infiniti motivi per sentirmi parte in causa: la stanchezza, spaventosa, indicibile, di Letizia la conosco e la conosco da prima della chemio, prima del Covid, esattamente dalla prima fiala, anch'io, cui seguì la seconda del richiamo. Subito come uno svuotamento, un malessere strisciante, una bestia che mangiava dentro e non si saziava mai e le forze si assottigliavano giorno per giorno, fino a sorprendermi ad arrancare, ad ansimare come un vecchio e senza sforzi, senza fatica, così, fisiologicamente, la fatica era diventata la mia dimensione di vita e ci convivevo, la accettavo. Poi la diagnosi del linfoma mi fornì una spiegazione, o un alibi.

Dopo la cura, la lunga devastante chemio, a maggior ragione la stanchezza maledetta: si sa che quella roba prosciuga e ci vogliono anni a smaltirla. Quello che non avevo capito, è che gli effetti del cancro a lungo termine, congiunti a quelli della chemio potentissima, andavano a loro volta sommati a quelli di un vaccino che ti sbatte in carrozzina e sul letto: potete immaginare come io abbia vissuto e come ancora mi trascini dopo due anni. Ho un cuore forte, un cuore ereditato: forse questo cuore mi ha salvato dal tracollo finale, come un drogato cronico che ad ogni overdose sopravvive, anche dopo due polmoniti bilaterali, ugualmente effetto del vaccino assassino, che mi hanno sconquassato per mesi, facendomi svenire decine di volte al giorno, demolendo quel che restava di me. Sono ancora qui che scrivo, racconto e non posso non farlo. Anzi ho intensificato, ho costruito un monologo teatrale per raccontare, denunciare tutto questo (viene sempre gente a sua volta offesa, sopravvivente a stento): entro in scena su una carrozzina e, alla fine, mi congedo su quella stessa sedia a ruote. Al pubblico potrà sembrare una esagerazione, ma io so cosa significa, so che quell'espediente tragico è la chiave di tutto, riassume ogni significato di dolore, di estenuazione, di quella fatica che chiamano fatigue ed è come essere morti pur costretti a respirare ancora: in certi periodi l'atto stesso di muovere il diaframma in cerca d'aria mi annientava.

Io so cosa passano Letizia, Gaia, cosa la mia amica Elena che si va consumando in ogni suo organo, in ogni cellula. Per questo l'ironia dei responsabili, di chi ha provocato tutto questo, a vario titolo, e adesso si nasconde, io la odio. Non smetterò di odiare. Vorrei vederli pagare, tutti, uno per uno, pagare non solo con la galera e i risarcimenti (che mai verranno): io li voglio nello stesso letto, sulla medesima sedia a ruote, attaccati alle flebo come noi, strangolati da un serpente che ha la forma della disperazione, la fine di ogni prospettiva di guarigione, di ritorno alla normalità della vita. Sportivi di mestiere, ragazze nel fiore della vita, migliaia, forse milioni di persone comuni senza più un motivo per respirare: non vedete come tutti dicono e vi dicono non ce la faccio più, sono sempre stanco, sono distrutto, in questi anni sono invecchiato? Lo hanno fatto apposta, adesso si può dire, e tutto questo non si può e non si deve perdonare. Invalidità perenne! Irreversibile, progressiva; il letto come un polmone d'acciaio per essersi fidati di un sistema criminale che per di più provoca, minaccia, insulta. E lo sapevano, lo sanno tutti questi pezzi di merda che la famigerata proteina spike va a finire, per dirne un'altra che mi riguarda, nelle cellule tumorali del linfoma, come ha testimoniato su di sé un politico progressista giapponese, Kazuhiro Haraguchi, che essendosi ammalato non ha più creduto alla favola bella dei vaccini salvifici, ha ordinato all'università di Tokyo una ricerca mirata e ha avuto conferma della letalità della spike contenuta nel vaccino Covid. Di conseguenza, ha portato la ricerca in commissione per gli affari economici chiedendo formalmenyte l'abolizione di questi vaccini stregoneschi. Anche noi abbiamo una commissione, addirittura ad hoc, ma più cose scoperchia e meno chiede interventi giudiziari e la gente si rassegna, prende tutto con atarassia, massime quelli malati e terribilmente malati.

Topi di fogna che non vanno perdonati, vanno schiacciati. Sotto le loro demoniache responsabilità. Con la forza della nostra angoscia. C'è ancora molto lavoro da fare e forse non finirà mai se una ereditiera Kennedy, Tatiana Schlossberg, minata da una forma micidiale di leucemila mieloide che la condanna a 35 anni, non trova il coraggio di ammettere quello che sa e, incredibilmente, si scaglia contro suo cugino, attuale ministro della salute americano, Bob Kennedy jr che ha posto un freno al fanatismo criminale dei vaccini, “E' la vergogna della nostra famiglia”. Quanti, anche da noi, coi giorni contati, maledicono non chi glieli ha negati ma chi ha denunciato, chi si è opposto, chi ha fatto qualcosa per scongiurare altri fiumi di tragedie?