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Covid e influenza stagionale, gli esperti avvertono: più vulnerabili a causa delle restrizioni anti-Corona

Il periodo trascorso tra lockdown, restrizioni e mascherine potrebbe avere ridotto la risposta immunitaria ad altri virus

12 Ottobre 2021

Covid e influenza

Fonte: Unsplash

L'incidenza del Covid sull'influenza stagionale, più comunemente riconoscibile tramite un semplice raffreddore invernale, potrebbe essere più seria di quanto pensiamo. Secondo alcuni studi riportati dal quotidiano spagnolo El Pais, l'uso massiccio di mascherine lo scorso anno a causa del Coronavirus potrebbe avere ridotto la risposta immunitaria ad altri virus comunemente meno problematici. Il parere degli esperti è preoccupante e la vaccinazione contro il Covid non sarà sufficiente a proteggere dai virus meno letali, ma più comuni che caratterizzano l'inverno. La sorveglianza proattiva della situazione epidemiologica rimane l'unica via da seguire, ma i medici consultati dal quotidiano mediterraneo confermano: le restrizioni e il rimanere chiusi in casa, potrebbero avere fatto più danni che altro.

Covid e influenza stagionale, la mascherina potrebbe renderci vulnerabili

Inverno incerto agli occhi di epidemiologi e virologi. Dopo quasi due anni di Covid che hanno costretto milioni di cittadini rintanati nelle proprie abitazioni alla stregua di animali in cattività, adesso che il mondo lentamente riapre la situazione ancora non sembra risolta. Al contrario. Stando ad alcuni studi pubblicati in Spagna sembrerebbe che esista la minaccia di una possibile convergenza di vari virus respiratori, primi tra tutti il Coronavirus e l'influenza invernale. Per la seconda, l'Oms ha già raccomandato la doppia vaccinazione (tripla e quadrupla se si considerano terze e futuribili quarte dosi di shot anti-Covid). Il vaccino contro il Covid, si sa, non protegge dai virus minori. Fino a qua tutto bene. Il problema sorge nel momento in cui la nostra vita è stata completamente scardinata e sconvolta dalle restrizioni imposte dai governi. Così, costretti a rimanere chiusi in casa per giorni interi, assoggettati al nuovo Dio dello smart working, le istituzioni inneggiavano alla protezione, mentre i nostri corpi si disabituavano a rispondere agli attacchi esterni. 

Sembrerebbe un controsenso, ma secondo gli esperti spagnoli è così: mascherina, lockdown e green pass che tiene lontani, potrebbero avere danneggiato il nostro corpo. Ancora è presto per definire quali saranno gli effetti di vaccino e degli anni pandemici sul nostro corpo e sulla nostra mente, ma l'inverno in arrivo sarà il banco di prova per come il sistema immunitario di chi è sopravvissuto alla pandemia reggerà ai virus di minore importanza. La pandemia è in calo e nella maggior parte dei paesi dell'Unione europea almeno il 77% della popolazione, ma le restrizioni continuano e il nostro sistema immunitario non è stato messo alla prova da troppo tempo.

Covid e influenza stagionale, la pandemia ci ha resi più deboli contro i virus meno letali

Poltrire sul divano, non avere contatti con l'esterno, e proteggersi costantemente con una mascherina, potrebbero essere tra i motivi che hanno diminuito le difese immunitarie nei soggetti considerati dagli studi condotti in Spagna. Gli epidemiologi non sanno con certezza cosa accadrà questo inverno. Potrebbe esserci un aumento senza precedenti di casi di influenza. Ecco quindi che i virologi consigliano di avviare quanto prima la campagna di vaccinazione antinfluenzale nei gruppi vulnerabili. In un normale inverno pre-pandemico, i virus respiratori facevano parte della nostra realtà senza sgomitare e creare problemi troppo gravi.

Vaccino antinfluenzale e co-somministrazione, opportunità anche in Veneto

Coffele: “Nulla vieta che si includano altri vaccini del Piano di prevenzione nazionale”.

Ma con l'arrivo del Coronavirus, l'intero ecosistema virale ha vaccillato. Lo conferma il vicepresidente della Società Spagnola di Virologia, Juan Garcìa Costa, che sottolinea: "Non c'è nessun indicatore che ci dice cosa accadrà. Ma è chiaro che i virus respiratori hanno avuto un comportamento irregolare durante la pandemia". Troppo presi a restringere le libertà dei cittadini, tanto che nei primi tempi non si poteva neanche uscire a correre, potremmo avere perso di vista l'obiettivo a lungo termine. L'approccio da bunker, dunque, non ha funzionato. Lo sanno bene i paesi del nord europa, dove a fronte dell'alta incidenza dei casi non si è deciso di trattare i cittadini come topi in gabbia e si è, al contrario, mantenuto un certo grado di libertà che ha permesso oggi a paesi come Danimarca e Norvegia di sollevare completamente le restrizioni. Niente Green pass o limitazioni agli eventi pubblici. Due punti sui quali l'Italia è ancora carente. Prima ad avere il virus. Ultima a liberarsene. E senza considerare gli effetti collaterali sul lungo termine.

Covid, troppe restrizioni potrebbero aumentare il rischio di un nuovo virus

Uno rapporto dell'Academy of Medical Sciences del Regno Unito ha inoltre confermato che dopo quasi due anni con una presenza di influenza bassa o nulla, ottenuta stando lontani da soggetti contagiati per paura di contrarre il Covid, l'immunità acquisita contro i virus influenzali di base si è abbassata. L'implicazione è facile da intuire. Si tratta del principio dell'immunità di gregge a cui alcuni politici avevano fatto riferimento (tra cui lo stesso primo ministro inglese Boris Johnson). Il mancato rilevamento delle influenze minori, passate in secondo piano al vaglio del Covid, implica che dopo quasi due anni di pandemia oggi ci sia una popolazione molto più suscettibile e un rischio maggiore di un'altra grande epidemia se un nuovo virus riuscisse a penetrare nel nostro sistema immunitario.

Questa macabra prospettiva lascia aperti molti interrogativi. Convinti che situazioni draconiane di lockdown estremo fossero state implementate per il bene comune, la scienza ora suggerisce che potremmo comunque non essere al sicuro. Un secondo studio pubblicato sulla rivista Vaccines, riporta in questo senso che "dopo un'epidemia di influenza di bassa intensità dovuta a un inverno mite, il 72% delle prossime epidemie tende a essere più intenso e più grave della media, iniziando 11 giorni prima e causando in media il 40% in più di casi. Questo fenomeno si verifica perché, durante gli inverni caldi, il tasso di trasmissione dell'influenza è più basso del solito e questo implica l'immunizazione naturale di un minor numero di persone. Pertanto, crea un gruppo più ampio di individui suscettibili durante la prossima stagione a causa di un calo dell'immunità di gregge".

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