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Covid-19: Vaccini e Green Pass, dubbi costituzionali irrisolti

È tutto green, l’energia, l’economia ed ora anche il certificato, ovviamente digitale

Di Andrea Migliavacca

19 Luglio 2021

Covid, vaccino in Italia: ecco come verrà distribuito

Vaccino (fonte foto Pixabay)

Con l’abituale ossessione della quale sono affetti se non tutti, la gran parte dei media, in tema di Covid_19, in ogni occasione viene precisata l’imminente introduzione del Green Pass: un salvacondotto che consentirà solo a chi ne è legittimo possessore di poter accedere ai locali di intrattenimento e (probabilmente) anche al “chiuso” dei locali della ristorazione (bar e ristoranti).

La misura è stata concepita, o meglio attuata per prima dalla Francia – dove la popolazione l’ha accolta in rivolta – e subito valutata come geniale anche in Italia (e forse anche da altri paesi dell’UE), dove ci si è subito concentrati ad elaborare una norma ad hoc.

Secondo le prime indiscrezioni, con la sua introduzione, chi fosse sprovvisto dell’illusorio certificato di immunità, in ipotesi di violazione del precetto (che impedisce l’accesso ai luoghi pubblici chiusi), scatterebbero sanzioni amministrative pecuniarie ed inibitorie: 400 euro per gli utenti e chiusura forzata (fino a 5 giorni) per gli esercenti.

Arguzia legislativa che sottende – pur in assenza dei presupposti – l’obbligo vaccinale, da molti avversato. In effetti il vaccino sarebbe lo strumento più semplice ed economico, rispetto ai tamponi (rapidi o molecolari), la cui validità è circoscritta nel tempo ed il cui costo sarebbe immediatamente a carico di chi lo richiede. L’alternativa sarebbe quella di aver contratto (ed essere sopravvissuti) all’infezione da Sars-Cov2.

Seppure i farmaci che vengono definiti vaccini (salvo il più tradizionale e negletto AstraZeneca), siano in verità terapie geniche sperimentali, sono stati imposti per legge, al momento “solo” per il personale medico e paramedico (art. 4 D.L. 44/2021); la risposta della Giustizia amministrativa – al momento – pare aver negato ai sanitari dissidenti, il diritto a non vaccinarsi. Nessuna sospensiva, dunque, per ciò che si legge nelle ordinanze dei Tribunali Amministrativi Regionali, al momento interessati. Senza vaccinazione, ai sanitari non è consentito l’accesso alle strutture, né garantita la retribuzione e forse addirittura anche il posto di lavoro. Si tratta, al momento, di ordinanze provvisorie, ma il merito verrà deciso tra qualche mese.

Una pericolosa premessa che potrebbe comprimere notevolmente i diritti non solo di chi appartiene alla categoria dei medici e/o del personale sanitario, ma dell’intera cittadinanza che – per svariate ragioni – non intende sottoporsi a questo trattamento sanitario obbligatorio.

La variante δ plus spaventa ed è – a quanto ci riportano le statistiche (e le fondazioni disinteressate, che influenzano le scelte ministeriali) – la causa dell’incremento dei contagi. Per questo, si renderebbe necessario introdurre il Green Pass, che viene descritto come strumento di libertà. C’è, però, chi lo ritiene uno strumento di sottomissione, una forma di controllo e di limitazione.

 

Sarebbe interessante comprendere quale possa essere il responso della Corte Costituzionale sul tema vaccini e Green Pass. Purtroppo, la questione di legittimità, prima di essere sottoposta alla Consulta, richiede tempi incongrui rispetto alle esigenze contingenti.

 

È tutto green, l’energia, l’economia ed ora anche il certificato, ovviamente digitale.

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