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Storia di Silvia: "In mezzo al mare ho scoperto nuove risorse contro il cancro"

16 Luglio 2021

Storia di Silvia: "In mezzo al mare ho scoperto nuove risorse contro il cancro"

Firenze, 16 lug. (Adnkronos Salute) - Affrontare il mare aperto è una sfida, un atto di coraggio. Ma per chi ha ha davanti a sé una battaglia ben più impegnativa, come quella contro una malattia oncologica, imparare a issare una vela al momento giusto diventa una metafora di vita, un'esperienza che rende più forti e consapevoli. Non a caso il Servizio Lilt (Lega italiana per la lotta contro i tumori) di Psiconcologia del Cerion, il Centro di riabilitazione oncologica Ispro-Lilt di Villa delle Rose a Firenze, ha inserito tra i suoi percorsi terapeutici anche la velaterapia: un weekend a Castiglioncello, nella marina di Cala De' Medici, tra cime e parabordi, su una barca speciale per ascoltarsi meglio e trovare dentro di sé una nuova speranza. Il progetto è realizzato grazie alla collaborazione con l'associazione sportiva 'L'Isola della Vela'.

Silvia Vivoli, 53 anni di Firenze, dopo un cancro al seno pochi giorni fa è salita su quella barca. E qui racconta i sorprendenti risultati di una terapia inaspettatamente potente. "L'idea del corso di vela era venuta fuori durante una delle nostre riunioni del martedì al Cerion e mi era piaciuta subito - ricorda - Frequento Villa delle Rose ormai da qualche anno, da quando sono stata operata per un carcinoma infiltrante al seno. La riabilitazione fisica, il sostegno psicologico e le tante attività che ho seguito, dal Tai Chi alla danza egiziana, mi hanno aiutata e mi hanno offerto tante opportunità. Oggi posso affermare che il tumore ha dato una virata alla mia vita, ma più in senso positivo che negativo. E la velaterapia fa parte delle cose belle che mi sono accadute".

"Mi sono iscritta subito - continua Silvai - Il mio turno è arrivato il 19 giugno. Al porto ci siamo ritrovate in quattro, tutte donne, ognuna con la propria storia legata alla malattia. Con noi c'erano anche due psicologhe della Lilt. Ad aspettarci c'era una barca speciale fin dal nome, 'Giovedì trippa'. Costruita da un fabbro di Montepulciano, un luogo che con il mare non c'entra niente, mi ha trasmesso subito belle sensazioni. Una volta a bordo, abbiamo raggiunto il largo e in quel momento si sono spenti i motori. E' calato il silenzio ed è stata un'emozione fortissima. Ero in mezzo al mare, con persone sconosciute, ma legate a me da un filo comune".

"Il capitano ha iniziato a spiegarci un po' di cose, alcuni dettagli tecnici, tanti consigli - continua Silvia - E a ogni sua parola era come se capissi qualcosa di più anche di me. Stare in barca è un invito alla leggerezza. Lasci a terra tutto ciò che non ti serve, riscopri l'essenziale, ti concentri meglio sulle emozioni. Se i rumori intorno a te si placano, fai silenzio anche dentro di te e inizi a cogliere le sfumature delle cose, anche quelle più impercettibili. In barca è molto utile avere sguardo e orecchio allenati ai piccolissimi cambiamenti, ai movimenti, alle increspature delle onde, alla direzione del vento. Sono segnali di speranza, oppure contrattempi da fronteggiare. E' questione di sopravvivenza. E io ho pensato: che bello sarebbe avere questo grado di consapevolezza anche a terra, nella vita di tutti i giorni".

"Ho tratto una grande forza da questa esperienza - assicura - Ho rivisto il mio approccio alla malattia, perché la vela mi ha insegnato a tirare fuori le mie capacità e a non dare mai niente per scontato. Sì, sono tornata a casa diversa come torno diversa da ogni esperienza che faccio con il Cerion. Mi sono operata nel 2016, ma il sostegno psicologico serve sempre, anche a distanza di tempo. Hai sempre un capitolo aperto con il tumore. Per questo è fondamentale la dimensione del gruppo, serve a non chiudersi e ad alleggerirsi dai pesi che ti stai portando dietro. Anche in barca, nelle pause, io e le mie compagne di corso abbiamo parlato tantissimo, ci siamo sentite libere di farlo, raccontandoci le nostre storie.

"Condividere ha un potere magico - testimonia Silvia - Ho conosciuto tante donne nei vari momenti della malattia, senza di loro sarei stata peggio. In questi anni ho anche ereditato l'amministrazione di un gruppo whatsapp che si chiama 'ViaLeParrukke', popolato da 'donne speciali': insieme cerchiamo di alleggerire il peso delle nostre esperienze, di scambiarci consigli e di divertirci il più possibile. E quasi sempre ci riusciamo".

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