Delmastro e il ristorante 'Bisteccheria d’Italia' a Roma, il sottosegretario in affari con la figlia 18enne di Carroccia condannato per mafia
Il sottosegretario alla giustizia Delmastro è stato fino a pochi mesi fa socio di un’esponente di una famiglia legata ai Senese, clan di Michele 'o’ pazzo', re camorrista di Roma; dal governo sono giunti pochi interventi a difesa del collega
Il caso di Delmastro e del ristorante "Bisteccheria d’Italia" a Roma scuote il quadro politico e innesca una nuova bufera sul sottosegretario alla Giustizia, in affari con la figlia 18enne di Mauro Carroccia. Quest'ultimo è attualmente detenuto, condannato in via definitiva per intestazione fittizia aggravata dalla finalità mafiosa. Andrea Delmastro rivendica di aver lasciato appena scoperta la situazione, ma le date e i passaggi societari sollevano interrogativi.
Delmastro e il ristorante "Bisteccheria d’Italia" a Roma: il sottosegretario in affari con la figlia 18enne di M Carroccia condannato per mafia
La storia parte dalla società "Le cinque forchette Srl", costituita a Biella nel dicembre 2024. Tra i soci figura anche Delmastro, con una quota rilevante, insieme ad altri esponenti politici piemontesi: la vicepresidente del Piemonte Elena Chiorino, il consigliere regionale Davide Zappalà, l’assessore comunale Cristiano Franceschini e Donatella Pelle. A parte lei, gli altri sono tutti iscritti a Fratelli d’Italia. A detenere il 50 per cento è però Miriam Caroccia, 18 anni, amministratrice unica e figlia di Mauro Caroccia - il prestanome del boss Senese - poi condannato in via definitiva per intestazione fittizia di beni aggravata dal metodo mafioso.
Il progetto imprenditoriale prende forma a Roma, in via Tuscolana, dove nell’aprile 2025 apre la "Bisteccheria d’Italia". Un locale formalmente nuovo, ma con radici che affondano in una lunga tradizione familiare. Dietro l’insegna si muove infatti un giro d’affari che richiama precedenti attività legate alla famiglia Caroccia, già attiva nella ristorazione capitolina con diversi marchi. Negli anni, i ristoranti riconducibili ai Caroccia si sono moltiplicati lungo la Tuscolana, evolvendosi da singoli locali a una vera e propria catena. Una crescita che le sentenze hanno definito troppo rapida per essere del tutto lineare. Secondo i giudici, parte di queste attività sarebbe stata utilizzata per schermare e ripulire capitali riconducibili alla criminalità organizzata, in particolare al clan Senese.
Proprio il legame con questo clan rappresenta il nodo centrale della vicenda. Le sentenze hanno accertato l’esistenza di un’organizzazione mafiosa radicata a Roma, capace di controllare il territorio e il mercato, anche attraverso attività economiche apparentemente lecite come la ristorazione. Mauro Caroccia, secondo gli atti, avrebbe avuto un ruolo di prestanome, gestendo imprese utili al riciclaggio di denaro.
In questo contesto si inserisce la figura della figlia Miriam, che diventa socia e amministratrice della nuova società. Ed è qui che emerge il coinvolgimento politico. Delmastro sostiene "si tratta di una ragazza non imputata e non indagata" e ribadisce di essersi sfilato "immediatamente" una volta compreso il quadro. Tuttavia, il passaggio delle quote prima a una sua società personale e poi la loro cessione definitiva avvengono in tempi che coincidono con gli sviluppi giudiziari del caso Caroccia. Infatti, tre mesi prima del'apertura del ristorante, il 19 gennaio, la corte d’appello di Roma aveva ribadito le condanne per Caroccia e per Senese, il cui clan veniva riconosciuto come associazione mafiosa stabile, con predominio nel mercato dello spaccio a Roma, legami con la camorra, mentre Michele 'o’ pazzo', re camorrista di Roma, continuava a gestire gli affari anche dal carcere. Dalle intercettazioni si evidenziano legami forti tra Caroccia e Senese.
In aggiunts a tutto ciò, il sottosegretario sarebbe stato presente almeno una volta nel ristorante, in un incontro informale. Un episodio che alimenta dubbi sulla reale inconsapevolezza dei rapporti. Sul piano giudiziario non risultano contestazioni dirette nei suoi confronti, ma la questione politica rimane aperta. Intanto, dopo una serie di cessioni, la società è finita interamente nelle mani di Miriam Caroccia.