Santanchè non molla, Meloni alza il tiro: il gioco delle parti che può far saltare il governo - RETROSCENA ESCLUSIVO

Faro sulla crisi: Santanchè tra strategia Meloni-La Russa, nodo Quirinale e spettro Draghi,si gioca il futuro del governo

Daniela Santanchè non ha alcuna intenzione di mollare. Almeno ufficialmente. Perché ufficiosamente, tra i corridoi del potere, il sospetto è un altro: che quello in corso sia un sofisticato gioco delle parti.

Fonti vicinissime alla ministra parlano chiaro: “non si dimette”. Ma è proprio questa ostinazione, spiegano ambienti parlamentari, a far scattare il meccanismo politico più delicato. Quello che porta dritto al Quirinale.
Perché se la ministra resiste e Giorgia Meloni insiste pubblicamente nel chiederne un passo indietro, lo scontro diventa istituzionale. E a quel punto il pallino passa nelle mani di Sergio Mattarella.


Il retroscena: asse Meloni-La Russa per costruire l’uscita


È qui che prende corpo il retroscena più sussurrato: non si tratterebbe di uno scontro reale ma di una regia condivisa tra Meloni e Ignazio La Russa.
Lo schema? Semplice quanto rischioso: la premier chiede le dimissioni, Santanchè resiste, il caso si incancrenisce e sale di livello. Fino a diventare un problema di tenuta dell’esecutivo.
Un “casus belli” perfetto per aprire la crisi senza assumersene direttamente la responsabilità.
Un copione già visto nella politica italiana, ma che questa volta potrebbe avere conseguenze molto più pesanti.


La linea Maginot saltata: Giorgia Meloni cambia strategia


Fino a ieri, Santanchè era intoccabile. Difesa a oltranza, anche a costo di esporsi. Poi qualcosa si è rotto.
“Daniela mi ha deluso, soprattutto umanamente”, avrebbe confidato la premier in privato. Una frase che segna il punto di non ritorno.
Da lì la svolta: prima il tentativo di mediazione affidato a La Russa, storico sponsor della ministra. Poi, fallita anche quella, la mossa pubblica. La nota di Palazzo Chigi che chiede apertamente un passo indietro.
Un cambio di linea netto. E soprattutto irreversibile.


Il nodo Quirinale: Mattarella ha già la soluzione?


Ma il vero timore, a Palazzo Chigi, è un altro. E non riguarda Santanchè.
Riguarda il Quirinale.
Perché se la crisi dovesse formalizzarsi, la palla passerebbe a Sergio Mattarella. E lì si aprirebbe uno scenario che fa tremare più di un ministro: quello di un governo alternativo già pronto.
Il nome che circola, sempre più insistente, è uno solo: Mario Draghi.
Un ritorno che cambierebbe completamente gli equilibri politici e che, soprattutto, toglierebbe a Meloni il controllo dei tempi.


Elezioni anticipate o Meloni bis: la partita vera è questa


Dietro il caso Santanchè si gioca infatti una partita molto più ampia. Due le opzioni sul tavolo.
La prima: elezioni anticipate già a giugno. Una fuga in avanti per bloccare l'emorragia di consenso e chiudere la legislatura prima che la situazione peggiori.
La seconda: un Meloni bis, riveduto e corretto. Una soluzione che farebbe felici molti parlamentari, pronti a guadagnare qualche mese decisivo per maturare il diritto alla pensione.
Due scenari opposti, ma con un punto in comune: evitare che sia il Quirinale a dettare la linea.


Il fattore tempo e il rischio boomerang


Il problema è che il tempo stringe. E ogni giorno in più con Santanchè al suo posto rende la situazione più esplosiva. Perché la narrazione del controllo totale, già incrinata dopo il referendum, rischia di saltare definitivamente. E soprattutto perché, se il “gioco delle parti” dovesse essere percepito come tale dall’opinione pubblica, l’effetto potrebbe essere devastante. Un boomerang politico perfetto.

Finale aperto: crisi pilotata o fuga fuori controllo?


La sensazione, tra chi osserva da vicino il dossier, è che si stia camminando su un filo sottilissimo.
Da un lato, la tentazione di pilotare la crisi. Dall’altro, il rischio concreto che tutto sfugga di mano.
Perché in politica, si sa, i giochi di palazzo funzionano fino a un certo punto.
Poi arriva sempre qualcuno – spesso dal Quirinale – che cambia il finale.
E questa volta, il finale potrebbe non essere scritto da Giorgia Meloni.