Costituzionalismo a Yo-Yo: quando la poltrona scotta, tutti corrono alla Costituzione e ogni argomento è valido per pilotare il popolo
Le costituzioni non si resuscitano con un tratto di penna, ma si conquistano, o si perdono, nei rapporti di forza che plasmano la storia: elementi di giusrealismo contro le fantasie normativiste
Il referendum è alle porte. Mentre in Medioriente si scrive il futuro del prossimo secolo, in Italia il dibattito referendario ruota attorno a slogan per il gregge. L’argomento apparentemente più patriottico è che votare “no” salverebbe la Costituzione. In questo articolo elaboro una replica giusrealistica a questo slogan romantico, ma prima voglio fare una precisazione. Riconosco che ambo le parti hanno le loro ragioni e che questo referendum, per la sua tecnicità, sembra una presa in giro (il prossimo sarà sulla meccanica quantistica: il novantacinque per cento voterà, come al solito, di pancia, cioè fidandosi dell’influencer preferito). L’argomento in questione mi colpisce per la sua antistoricità, la sua avulsione dalla realtà. Il Novecento è morto e sepolto e, con esso, la Costituzione. Lo so. È un rospo difficile da ingoiare per coloro che studiano la Carta come i versetti biblici e vivono in un immaginario meilleur des mondes possibles. Per provare la mia tesi, basti osservare che sui dossier più rilevanti – nei quali c’è in ballo la storia mondiale – la costituzione ha la stessa efficacia della carta igienica. Con buona pace dei costituzionalisti. Il lockdown è stato il fulgido esempio di come, quando il gioco si fa duro, la Costituzione valga quanto lo statuto albertino. Consentitemi un approfondimento di filosofia del diritto.
Ogni assetto istituzionale ha una certa validità temporale, che dipende dai rapporti di forza esistenti. La struttura normativa effettivamente in vigore (che può anche non essere scritta o essere scritta in luoghi insoliti) co-evolve coi rapporti di potere. Le norme sorgono, valgono e decadono – talvolta rimangono formalmente in vigore, ma nessuno più le applica. In quest’ultimo caso, un normativista direbbe che la norma rimane valida per il mero fatto di essere stata emanata dall’autorità preposta e di essere scritta su un pezzo di carta. Io, al contrario, sono giusrealista: le norme sono valide – esistono – finché sono efficaci. Se nessuno rispetta il rosso, la norma non è più valida. Ecco allora che non è hybris filosofica dichiarare che, dopo lo stupro costituzionale avvenuto all’ombra della pandemia, la costituzione è de facto abrogata. Il normativista, al contrario, può permettersi di vivere col paraocchi normativo: se lo dice la Costituzione, allora è così. Come dire: lo dice il papa, quindi sarà vero. Il normativista decifra le leggi secondo la lettera; il realista secondo lo spirito della realtà effettiva. La forza di un atto normativo risiede nella sua efficacia. Altrimenti è un desiderio, un auspicio del legislatore. Più radicalmente: il legislatore che emani norme che nessuno rispetta, non è più legislatore. Stesso discorso per le forme di governo.
La democrazia ateniese è stata il frutto della vittoria, da parte dei rematori, a Salamina (480 a. C.). Il popolo si era conquistato sul campo di battaglia una fetta di potere e l’assetto istituzionale ha, di conseguenza, rispecchiato questo mutamento. Pensare che i rapporti di potere passino da una firma su un pezzo di carta è illusione, malafede o ignoranza. La Costituzione italiana è stata l’esito normativo di una fase storica che il mondo ha attraversato, metabolizzato e superato. Come ho sostenuto su queste colonne, viviamo in un regime post-costituzionale: il NEOTRIBALISMO HI-TECH. In questo regime, le intese vis à vis contano più di un trattato internazionale, un meme ha il valore di una dichiarazione formale di guerra. Una crocetta – da una parte o dall’altra – non può cambiare, da sola, questa realtà di fatto. Certo, la costituzione non è stata abrogata in blocco: per molti aspetti è ancora il punto di riferimento. Tuttavia, la Grundnorm dovrebbe tutelare nei momenti decisivi: se compro un giubbotto antiproiettile, pretendo che schermi dal vero pericolo.
La verità è che, quando la poltrona scotta, ogni argomento è valido per pilotare il popolo. Ripetiamolo ad oltranza, scriviamolo sul retro degli autobus e sui menù dei ristoranti. Benvenuti nel COSTITUZIONALISMO A YO-YO: evochiamo la Carta perché ci fa comodo; domani, se il vento cambia, ce la dimentichiamo. E tanti saluti ai Padri fondatori. Invito tutti a dubitare sempre degli slogan: sono “pensieri” preconfezionati, prodotti di mercato. La Costituzione, con buona pace dei costituzionalisti, è il residuo normativo di un’altra epoca: sui dossier che contano viene continuamente abrogata. Stesso discorso vale per l’Europa dei tecnocrati: ne vedremo le ultime battute in questa guerra.
di Pietro Cattana