Hormuz, Meloni esclude invio navi italiane per militarizzare Stretto dopo 'no' di UK e Germania; sì a missione Aspides in Mar Rosso
Intervenuta al programma TV 'Quarta Repubblica', la premier ha rigettato la proposta trumpiana di inviare la Marina nello Stretto, allineandosi alle posizioni europee. Operativa invece la missione Aspides, ma solo "nel Mar Rosso"
Anche la premier Giorgia Meloni si accoda al netto rifiuto di Gran Bretagna e Germania sfilandosi così dalla proposta trumpiana di militarizzare lo Stretto di Hormuz. L'annuncio è stato dato dalla premier ieri sera al programma televisivo Quarta Repubblica su Rete4: "Intervenire sullo Stretto vorrebbe dire fare un passo avanti verso il coinvolgimento" dunque, precisa Meloni, è più opportuno intervenire in modo difensivo nel Mar Rosso, intensificando gli sforzi per la missione Aspides.
Hormuz, Meloni esclude invio navi italiane per militarizzare Stretto dopo 'no' di UK e Germania; sì a missione Aspides in Mar Rosso
L'Unione Europea si sta sfilando gradatamente dalle pretese statunitensi. I primi ad averlo comunicato sono stati ieri, lunedì 16 Marzo, proprio Londra e Berlino, respingendo l'eventualità di una missione militare per la liberazione dello Stretto di Hormuz. "La regione non deve scivolare in una guerra senza fine dagli obiettivi poco chiari. (...) Non partecipiamo a questa guerra, lo abbiamo detto fin dal primo giorno, e questa posizione rimane invariata" è stato il commento del cancelliere Friedrich Merz in risposta alle richieste di Trump. Richieste che già avevano ottenuto una sonora bocciatura da tradizionali alleati Usa come Giappone e Australia, al punto da accendere le ire del tycoon portandolo a minacciare la NATO di "conseguenze molto negative".
Sulla scia compatta degli alleati europei, l'Italia ha scelto così il suo posizionamento: nessuna nave militare sarà inviata nello Stretto, mossa che - se realizzata - significherebbe "compromettersi" irrimediabilmente in una guerra "non dell'Ue". Meloni resta ferma sulla posizione di non entrare nel conflitto, concetto che aveva già espresso il ministro degli Esteri Antonio Tajani. A Quarta Repubblica Meloni ha spiegato come "il primo problema" per lei siano le basi militari italiane nel Golfo. "C'è un tema di monitoraggio, di attenzione verso i nostri militari che sono molti nell'area, particolarmente per quello che riguarda Erbil e il Kuwait - ha fatto sapere la premier mettendo ordine alle priorità estere, e aggiungendo - i militari sono stati ridotti e sono rimasti quelli strettamente necessari a far camminare missioni che, dobbiamo ricordare, sono importanti, sono missioni contro il terrorismo, internazionali".
Un colpo al cerchio e uno alla botte, con cui Meloni non entra nel conflitto ma sostiene la necessità di intervenire per una "de-escalation, cioè per fare in modo che possa terminare e possa tornare la diplomazia". "Quello che possiamo fare adesso - ha precisato Meloni -, è rafforzare la missione Aspides", di cui l'Italia è tra i promotori europei per proteggere le navi nel Mar Rosso minacciate dagli Houthi yemeniti. Aspides prevede missioni a Hormuz ma finalizzate alla difesa delle imbarcazioni. Tuttavia, specifica la premier, non vi sarà sconfinamento a Hormuz: la missione resterà limitata in quel collo di bottiglia tra Arabia Saudita e continente africano.
Ieri l'Italia si è unita ad una dichiarazione congiunta con Regno Unito, Francia, Germania e Canada, intervenendo sulla drammatica situazione in Libano: "Invitiamo tutte le parti ad agire in conformità con il diritto internazionale. Una significativa offensiva di terra israeliana avrebbe devastanti conseguenze umanitarie e potrebbe portare a un conflitto prolungato: deve essere evitato".