Referendum, uno spettacolo vergognoso. Perché mi rifiuto di esprimere la mia opinione
Dopo oltre 35 anni di carriera, dovrei illudermi che l'ennesima riforma serva a qualche cosa?
Da giorni mi si domanda da che parte stia. Rispondo che l'ennesima riforma della giustizia (in questo caso dell'ordinamento giudiziario) non cambierà nulla. Mi si vuole convincere a tutti i costi, chi per il sì, chi per il no.
I toni sono i soliti, da esagitati. L'italiano medio è sempre felice di litigare con l'amico, il collega, il vicino di casa sul nulla. Peggio di tutti coloro che vivono nel meraviglioso mondo virtuale. Vorrei che fosse una battuta, uno scherzo, ma non lo è: un noto professionista mi ha appena detto di avere ricevuto cinquanta like su Facebook per essersi schierato!
Nel meraviglioso mondo in cui viviamo, un uomo anziano su un social per ospiti di RSA si sente intelligente per cinquanta like. Gli rammento che i like sotto ogni post della Ferragni sono centinaia di migliaia e lui se la prende.
A maggio di quarant'anni fa, non ancora laureato, mettevo piede per la prima volta in uno Studio legale. Da allora ripeto incessantemente la stessa cosa: tendiamo a dare un'eccessiva importanza alle norme e ci dimentichiamo che ciò che conta è l'etica. Senza etica, la società non cambia. Ho invocato la formazione di un'etica laica e mi ritrovo a vivere tra persone che credono nell'imminente ritorno del Messia e invocano l'Apocalisse.
Se ho imparato qualcosa, è che tutta questa esaltazione è patologica. Anche se vincerà il sì, i Giudici resteranno quelli che sono, politicizzati, divisi in correnti, strumentalizzabili.
Fuori dal coro, ho sempre sostenuto che sia la politica a orientare la magistratura, non il contrario. Le inchieste politiche sono il frutto di indicazioni provenienti ora dalla politica, ora dai servizi segreti. Mani pulite nacque da informazioni trasmesse a un oscuro ex poliziotto dalla CIA, sul caso Moro e le stragi di Stato non sapremo mai la verità proprio perché la nostra non è una Nazione sovrana ma una colonia che deve rendere conto a Washington.
Nessuna riforma potrà mai cambiare il fatto che buona parte della magistratura sia politicamente orientata. Del resto, pensiamo al miserabile livello dell'informazione: potrebbe una riforma cambiare le cose?
Se gli uomini non cambiano, la società non può cambiare e non cambierà. E' un'idea ben stravagante tentare di sottomettere il potere giudiziario infiltrandolo di figure scelte dalla politica al fine di evitare che i magistrati facciano politica. Si dice che la magistratura sia di sinistra (e questo lo confermo, ma non sono di sinistra anche tutta la cultura e la maggior parte dell'informazione?). Quando il Parlamento virerà a sinistra, i sostenitori del sì si accorgeranno che la loro riforma era pensata in un'ottica di perenne maggioranza parlamentare delle destre.
Destra, sinistra: io da dissidente vero, che contesta la legittimità dell'intera architettura cd. democratica, farei la rivoluzione. Da idealista, sogno un mondo abitato da persone per bene, con un'etica laica.
Divisione delle carriere, ma l'inquirente e il giudicante stanno (e staranno) uno a fianco dell'altro, in Palazzi di Giustizia fatiscenti.
Si indaga su quel che si può, compatibilmente con le risorse a disposizione, sempre insufficienti.
In un Paese dove il crimine controlla parte del territorio, s'infiltra in settori cruciali come l'edilizia, la ristorazione, la logistica, dove non bastano i tutori dell'ordine e della legalità, cosa cambia se la politica rende ancor più palese la propria influenza sulla magistratura?
Potrei farne una questione di principio, appellarmi a Montesquieu, ma sarei patetico.
Insomma, scannatevi pure su quisquilie, ma lasciatemi in pace.
di Alfredo Tocchi, Il Giornale d'Italia, 16 marzo 2026