Referendum giustizia, SI' favorito in caso di affluenza sopra il 35%, il NO prevarrebbe in caso di affluenza più bassa

Attenzione al dato delle ore 23 di domenica 22 marzo e alle singole regioni. La mappa per intuire l'esito finale della sfida referendaria

Mancano dieci giorni all'apertura delle urne per il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia varata dal Centrodestra. I sondaggi, che ufficialmente non si possono pubblicare, stanno mandando letteralmente in tilt le forze politiche.

C'è chi assicura che il SI' alla separazione delle carriere, ai due Csm e all'Alta Corte sia avanti ampiamente, chi afferma chi sia in leggero vantaggio e addirittura c'è anche chi sostiene il contrario ovvero che in testa ci sia il NO alla riforma del ministro Carlo Nordio, della premier Giorgia Meloni e tanto cara soprattutto a Forza Italia in nome di Silvio Berlusconi.

Fondamentale per capire come finirà l'esito della partita - spiegano politici di ogni schieramento e sondaggisti - sarà l'affluenza alle urne. Come noto, non c'è quorum a differenza dei referendum abrogativi. Il fronte del NO - la maggioranza del Pd, il M5S e AVS - andrà certamente ai seggi non tanto per bocciare la riforma in sé ma quanto per dare un segnale negativo al governo in vista delle elezioni politiche 2027, anche se la presidente del Consiglio ha già dichiarato che non si dimetterà qualunque sia il risultato finale della consultazione. Ma certamente nel Centrodestra sanno bene di avere la vittoria in mano, stando ai numeri, viste le intenzioni di voto, il SI' di Azione, la libertà di voto lasciata da Italia Viva e i tanti favorevoli Dem come Stefano Ceccanti ed Enrico Morando (e molti altri che non vogliono esporsi pubblicamente).

Il punto chiave sarà dunque portare gli elettori di Centrodestra alle urne. Le regioni dove il NO sarà più forte, quasi sicuramente, saranno quelle rosse: Emilia Romagna, Toscana, Campania e Puglia. Ma al Sud la partecipazione storicamente è molto più bassa che al Nord e a controbilanciare ci saranno il peso enorme della Lombardia e del Veneto (a stragrande maggioranza di Centrodestra), in parte anche del Piemonte (non Torino città) e del Lazio dove Fratelli d'Italia e anche gli azzurri di Antonio Tajani sono particolarmente forti, stando ai calcoli che fanno nella maggioranza, con un''affluenza finale dal 45% in su ci sono buone possibilità che il SI' alla riforma passi. Sopra il 50% è quasi certo. Ma attenzione anche al dato sulla partecipazione di domenica 22 marzo (visto che lunedì 23 ci sarà solo il finale dell'affluenza alle 15).

Se alle 23 di domenica - ragionano nel Centrodestra - avrà votato più del 30% degli aventi diritto, diciamo almeno il 35-37% per essere sicuri, l'ok alla riforma costituzionale della giustizia dovrebbe essere cosa (quasi) fatta. Se invece la partecipazione fosse bassa, soprattutto al Nord, il NO potrebbe prevalere. A dieci giorni dal voto nei partiti di governo c'è cauto ottimismo, ma attenzione ai numeri e fate bene i conti dell'affluenza domenica 22 marzo alle 23 (osservando anche i dati regionali) per cercare di intuire come finirà la sfida che è di fatto l'antipasto delle prossime elezioni politiche.