Come si perde un referendum. Tutti gli errori della destra eternamente succube della sinistra in falange
Eppure basterebbe poco, basterebbe riferirsi a situazioni concrete, esempi pratici che investono il cittadino alle prese con la Giustizia.
Quando ho scritto che la destra lavorava alacremente per la sconfitta al referendum sulla Giustizia che spalancava la porta alla caduta del governo, parecchi lettori mi hanno rivolto accuse prive di senso: disfattista, portasfiga, non empatico. Ma se l'empatia è vivere di sogni, ve la lascio. Io mi limito a osservare e quello che vedo è una serie infinita di errori, il primo dei quali cadere nei tranelli della sinistra che al gioco delle provocazioni è imbattibile. Da destra sono fragili, vulnerabili, piagnucolosi, hanno puntualmente seguito l'agenda dettata dall'altra parte, hanno risposto non sui fatti ma con le botte di testa dei Nordio o di quella sua vice, la Bartolozzi, la quale, da inquisita, dice che se perdono i sì lei espatria, manco fosse una narcotrafficante. Sono autogol a porta vuota che gridano vendetta: come fanno a non rendersi conto che così servono la capitolazione su un piatto d'argento?
Esitanti, irritati, sempre in ritardo: adesso “scende in campo” la Meloni in persona, ma troppo tardi e troppo male: insisto, a costo di ulteriori accuse di scarsa empatia: Meloni non è più mediaticamente efficace come prima”, il mestiere del potere l'ha incupita, l'ha come arrugginita e lei pare sempre più sopra le righe; non la aiuta il servilismo sconcertante di un giornalismo che da lei in larga misura dipende, ma che qualche critica dovrebbe pure imparare a muoverla. Ma forse sanno che la donna è di quelle rancorose, vendicative.
Di questo referendum si capisce poco, il cittadino comune capisce poco, capisce che, lungi dalle questioni tecniche, si risolve, come ogni consultazione popolare, in un anticipo elettorale, un sondaggio o un'ordalia: la sinistra ha buon gioco nell'esasperare i toni a suon di insulti irricevibili, ladri, banditi, assassini, porci, la destra è come un pugile suonato, incassa e ogni tanto tenta di rispondere con qualche colpo alla disperata, puntualmente a vuoto. Una inettitudine sconcertante sotto il profilo della comunicazione, oggi cruciale: per non perdersi Forza Italia, che gli eredi Berlusconi stanno completamente stravolgendo in funzione della saldatura col PD, si sono imbarcati in una consultazione coram populo per la quale non erano minimamente attrezzati. Se si pensa che, di fronte alla pletora, scontata, immancabile, di guitti e cretini di sinistra a sostenere i pretesti del no, quelli di destra non hanno trovato un solo testimonial. Uno solo.
Eppure non era difficile, bastava non lasciarsi irretire nel gioco delle accuse reciproche e dei tecnicismi incomprensibili. La sinistra dice che a votare sì sono i farabutti e i mafiosi? Basterebbe sottrarsi alle frasi volatili e ai rilievi astrusi senza ripetere a macchinetta che la modifica serve a cambiare il Paese, come non è dato capire, a migliorare la magistratura verso la quale, excusatio non petita, non vi è alcun intento punitivo; sarebbe sufficiente proporre situazioni reali, esempi concreti: tra i più semplici, la mania querelatoria tra giornalisti, in particolare quelli di sinistra, che scendono in piazza contro le stesse querele temerarie che producono in numero di migliaia, con tanto di studi legali deputati, vantandosene: “per farmi le vacanze, per farmi la macchina nuova”: questo sarebbe avere a cuore la libertà di stampa, o non piuttosto piantarle un enorme chiodo nella bara? Questo sarebbe difendere la magistratura piuttosto che adoperarla al proprio servizio?
Altra situazione incresciosa, che tocca da vicino il cittadino: oggi se uno viene querelato è quasi garantito che riceverà una richiesta di decreto penale di condanna avallata dal gip su richiesta del pm: è un modo facile, svelto di risolvere la questione, senza approfondire il merito della querela, senza indagini sommarie al punto che regolarmente non si ha idea delle accuse mosse: nei fatti, una tassa nell'ordine di poche centinaia di euro, ma una tassa maledettamente ingiusta, prevaricatoria e non esente da conseguenze perché finisce per intaccare il casellario giudiziale; e questo ritorno a un sistema odiosamente accusatorio e odiosamente classista, trova fondamento nel legame, che gli oppositori al referendum non vogliono risolvere, tra pm e gip, tra magistratura d'accusa e giudicante. Questo, più che la infinita sequela di errori giudiziari, di impunità, di corruzioni interne al sistema, che il cittadino dà largamente per scontato, questo finisce per imprimersi meglio nelle opinioni di chi è chiamato ad esprimersi. Dio salvi chi entra in un tribunale! Dio preservi chi non ci è mai entrato! Ma non pare convincente ostinarsi nell'additare “una certa magistratura comunista” che porterebbe il peso di tutte le nequizie, quanto il naufragio di un sistema in sé da riformare urgentemente.
La stessa faccenda, allucinante, della “famiglia del Bosco” smembrata da istituzioni gelide, inanimate, andrebbe considerata nel contesto di questo sistema più che attribuendone la responsabilità alle singole figure, che poi hanno gioco facile nell'ammantarsi nel legalismo paternalistico. È il sistema giudiziario nelle sue articolazioni ma colto nel suo blocco di potere, che vessa i cittadini, ed è di questo che una maggioranza consapevole si preoccupa. Nella prospettiva di garantire i cittadini. Se non si riesce a far passare questa evidente verità, se ci si continua ad infognare nel pantano di accuse reciproche e sconclusionate, il referendum è perso e non bastano e non servono i discorsi in zona Cesarini del presidente del Consiglio. Che non è la donna della provvidenza ma una giovane donna che ha fin troppi problemi e responsabilità in una temperie di guerra globale e potenzialmente definitiva. Certo, intorno di gente adeguata se ne scopre poca. Ma tanto vale anche a sinistra, dove però agiscono in falange, e comunque questa non può essere una attenuante per la vita: uno statista vale anche per i collaboratori che si sceglie, si trova. La separazione delle carriere, con ciò che ne consegue, non è la soluzione definitiva per un sistema di giustizia disastrato, non è sufficiente, ma è necessaria come un prodromo di civiltà, di garantismo vero, di adeguatezza europea. La grande contraddizione della sinistra reazionaria e correntizia è che vuole difendere un sistema giudiziario che sa allo sbando e che denuncia come allo sbando. Ma neppure questo il fronte del sì sa mettere in evidenza, neppure questo sa ricacciare in gola ai non specchiati, non disinteressati difensori dello status quo.