05 Marzo 2026
Parlamento, fonte: Lumas
Il Senato ha approvato il ddl antisemitismo con 105 voti favorevoli, 24 contrari e 21 astenuti, ma il provvedimento ha spaccato le opposizioni e sollevato forti critiche sul possibile impatto sulle libertà civili e sul diritto di critica verso Israele. Il testo, che ora passa alla Camera, recepisce la definizione di antisemitismo dell’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA). Proprio questo punto è stato contestato da M5S e Alleanza Verdi e Sinistra, che hanno votato contro denunciando il rischio di censura politica e l’uso della definizione per bollare come antisemite anche le critiche alle politiche del governo israeliano, colpevole di genocidio. Anche il Pd si è diviso tra astensione e voto favorevole.
Il disegno di legge per il contrasto all’antisemitismo ha ottenuto il primo via libera parlamentare con il voto dell’aula di Palazzo Madama. Il testo è stato approvato con 105 sì, 24 no e 21 astensioni e dovrà ora essere esaminato dalla Camera. Il provvedimento adotta come riferimento normativo la definizione operativa di antisemitismo elaborata dall’IHRA nel 2016, insieme ai cosiddetti “indicatori”, ovvero una serie di esempi che dovrebbero aiutare a individuare comportamenti o dichiarazioni antisemite. Proprio questi indicatori sono stati al centro dello scontro politico. Secondo diversi esponenti dell’opposizione, infatti, la loro applicazione rischia di creare ambiguità e di confondere l’odio antiebraico con la critica politica allo Stato di Israele. Il voto ha mostrato una netta spaccatura tra e dentro le opposizioni. M5S e Alleanza Verdi e Sinistra hanno votato contro, mentre il Pd si è diviso tra astensione e voto favorevole da parte di una parte dei senatori.
Il capogruppo di Avs Peppe De Cristofaro ha criticato duramente l’impianto della norma. In aula ha spiegato che "il nostro dissenso sulla legge sull'antisemitismo è esattamente la dichiarazione dell'IHRA", sostenendo che nei Paesi in cui è stata adottata la definizione è stata spesso utilizzata in senso opposto a quello dichiarato, cioè per limitare il dibattito pubblico sulle politiche israeliane.
Tra gli esempi citati in aula c’è il caso di una conferenza universitaria che avrebbe coinvolto il regista Ken Loach, annullata in base all’interpretazione di quella definizione. Critico anche il Movimento 5 Stelle. La senatrice Alessandra Maiorino ha sottolineato che la lotta all’antisemitismo richiede strumenti seri e condivisi, ma ha giudicato il testo della maggioranza inadeguato. Secondo Maiorino "trasformare la dichiarazione dell’IHRA in legge rischia di creare ambiguità interpretative e soprattutto di stabilire per via normativa una censura politica".
Il M5S aveva proposto un emendamento per ribadire esplicitamente la libertà di critica verso lo Stato di Israele, ma la proposta è stata respinta dalla maggioranza. Per i senatori pentastellati questa scelta dimostrerebbe la volontà di mantenere un margine di interpretazione che potrebbe essere utilizzato per colpire alcune forme di dissenso politico.
Amnesty International, a tal proposito, ha messo in guardia dal possibile utilizzo della normativa in chiave repressiva. L’organizzazione ha dichiarato: “Siamo anche preoccupati dal fatto che il testo proposto inquadri l’antisemitismo in una logica securitaria, in base alla quale il dissenso – espresso ad esempio durante le manifestazioni contro le politiche del governo d’Israele – rischia di essere trattato come minaccia alla sicurezza nazionale. Già oggi la strategia nazionale definisce l’antisemitismo in questi termini, equiparandolo al terrorismo. Questo approccio rischia di criminalizzare qualsiasi azione di sensibilizzazione contro l’apartheid, l’espansione illegale degli insediamenti e il genocidio perpetrati dal governo israeliano contro la popolazione palestinese”.
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