Il tatuato Carlo Calenda contro il generale Vannacci: "traditore della patria"; uno scontro di bassissimo livello

Uno scontro patetico che merita di essere analizzato

In una sua recente epifania catodica, l'uomo tatuato, Carlo Calenda, ha accusato severamente il prode generale Vannacci, fondatore del partitino sistemico e fintamente oppositivo "Futuro nazionale": gli ha testualmente rinfacciato di essere un traditore della patria, poiché - sono sempre parole del tatuato dei Parioli - la sua patria è la Russia. Ora, come già abbiamo evidenziato, non abbiamo alcuna simpatia per il partitino del Vannacci e per i suoi "militonti" che, in maniera asinina, pensano che quella sia la via della redenzione: è un partito liberista, atlantista e funzionale al manicomiale gioco dell'alternanza senza alternativa tra destra e sinistra ("siamo la destra pura", ha demenzialmente affermato il Vannacci). Ciò detto, bisognerebbe pacatamente far notare al tatuato dei Parioli che i traditori della patria, se proprio vogliamo usare questa categoria, sono oggi coloro i quali danno sostegno, soldi e armi al guitto di Kiev e alle irragionevoli ragioni della guerra in Ucraina, fingendo che a volerla sia la Russia e fingendo altresì che quest'ultima sia pronta a invadere l'Europa. Il vero patriota oggi è colui che rivendica la sovranità della sua nazione contro gli organismi internazionali della NATO, dell'Unione Europea e del Fondo Monetario Internazionale: deve allora essere chiaro che non è patriota il Vannacci (con buona pace dei suoi "militonti") ma lo è ancor meno il Calenda.

di Diego Fusaro