Corteo di Torino e città messa a soqquadro: è tornata la vecchia strategia della tensione con cui il potere vuole limitare gli spazi di libertà?
Un'analisi controvento su quel che è accaduto a Torino
A Torino abbiamo visto in questi giorni tornare in onda la vecchia strategia della tensione, così come peraltro era emersa anche ai tempi del G8 di Genova. La città è stata messa a soqquadro, le camionette della polizia sono state date alle fiamme e un poliziotto è stato massacrato di botte senza che nessuno intervenisse. Davvero vi è qualcuno di tanto ingenuo e manipolato da pensare che sia accaduto tutto casualmente e che l'intera manifestazione fosse composta da facinorosi che non vedevano l'ora di mettere a ferro e fuoco Torino? Davvero vi sono così tanti capita insanabilia da bersi tutta la narrazione mediatica volta a giustificare l'ordine dominante? La strategia della tensione prevede sempre l'infiltrazione di agenti provocatori che utilizzino la violenza più efferata, e in tal maniera giustifichino la risposta violenta delle forze dell'ordine e la delegittimazione dell'intera protesta come intrinsecamente violenta. Nulla di nuovo sotto il sole, l'abbiamo visto già tante volte in passato. L'obiettivo, coerente con il neoliberismo oggi imperante, consiste nel restringere gli spazi di contestazione e di opposizione rispetto al potere, illudendo le masse tecnonarcotizzate e teledipendenti circa la bontà dell'ordine costituito, da difendersi rispetto a chi lo contesta, subito identificato con un facinoroso che deve essere perseguito a norma di legge.
di Diego Fusaro