Chi comanda davvero sulla Finanza? Il dopo De Gennaro è una partita di potere, non di gradi - RETROSCENA

Altro che caserme, stellette e spirito di corpo. La successione al vertice della Guardia di Finanza è una faccenda che si decide a Palazzo Chigi, tra telefoni che squillano a vuoto, silenzi calibrati e indiscrezioni fatte circolare ad arte. Il mandato di Andrea De Gennaro scade a maggio, ma il film è già in programmazione da mesi. E come in ogni remake che si rispetti, cambiano gli attori ma non i registi.


De Gennaro è pronto a traslocare verso una poltrona pesante nel mondo delle partecipate pubbliche – il nome di Leonardo gira con insistenza – secondo una liturgia ormai rodata: dalla Finanza al capitalismo di Stato, senza passare dal via. Prima di lui Zafarana, oggi a Eni.


Sul tavolo, ufficialmente, tre favoriti. Bruno Buratti, il vice, è il “tecnico che piace ai tecnici”: solido, affidabile, invisibile.
Poi c’è Umberto Sirico, uomo dei reparti speciali, spinto con decisione dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Sponsorizzazione di peso, certo. Ma non risolutiva.


Terzo incomodo, Francesco Greco, comandante dell’interregionale Sud. Profilo operativo, uno che “fa il finanziere”. Piace a chi vorrebbe una Guardia di Finanza meno salotto buono e più trincea. Ma non è detto che basti, quando la partita si gioca tutta nei piani alti.


E infatti, nelle stanze giuste, circola un altro nome: Leandro Cuzzocrea, oggi al Dis, uomo di apparato, candidato della continuità vera. È il nome che piace a De Gennaro, il passaggio di testimone che garantirebbe tutela e memoria. Ma anche qui, qualcuno non è d'accordo: continuità o blindatura?


Gli outsider – Augelli, Cuneo – fanno numero. Servono a ricordare che il Corpo è grande, ma decidono altri.


Alla fine, i veri arbitri restano sempre gli stessi: Alfredo Mantovano, custode degli equilibri tra sicurezza e giustizia, e Giovanbattista Fazzolari, l’uomo che trasforma in politica i desiderata di Giorgia Meloni. Sono loro i veri king maker. Tutto il resto è liturgia romana. E, come sempre, va in scena a porte chiuse.