Guido Crosetto: "non capisco chi tifa per Putin"; la totale subalternità del governo italiano all'occidente a stelle e strisce
Le ultime su reali dichiarazioni di Guido Crosetto meritano di essere commentate criticamente
"Non capisco chi tifa per Putin". Così ha sentenziato Guido Crosetto, esponente di spicco del giullaresco governo della destra bluette neoliberale e filobancaria, finoatlantista e filoucraina. Quasi come se si trattasse della finale della Champions, Crosetto evoca la tifoseria e non riesce davvero a capire perché vi siano italiani che non si bevano la narrazione ufficiale secondo cui bisogna sostenere a oltranza l'Ucraina, sottraendo fondi alla sanità pubblica e all'istruzione, e destinandoli all'irresistibile guitto di Kiev, l'attore Nato Zelensky, prodotto in vitro di Washington se non di Hollywood, dittatore e attore, in una parola "dittattore". Corre l'obbligo di precisare, al cospetto del signor Crosetto, che non si tratta di tifoseria ma semplicemente di lineare comprensione della realtà dei fatti: e la realtà dei fatti ci suggerisce che l'Italia non ha alcun interesse a inimicarsi la Russia, la quale contro l'Italia non ha fatto proprio nulla, e che questa non è la guerra di Putin contro l'Ucraina, essendo invece la sporca guerra della NATO e dell'Occidente sotto cupola atlantista contro la Russia di Putin, colpevole di non genuflettersi al nuovo ordine mondiale a stelle e strisce. Il guitto di Kiev figura sic et simpliciter come marionetta o, più precisamente, come attore Nato. Utilizzando il pietoso lessico di Crosetto contro lo stesso Crosetto, domandiamo pacatamente come possa esservi gente che "tifa" per la marionetta Zelensky, che oltretutto è il principale nemico del suo popolo: egli infatti non combatte per la libertà e per l'indipendenza dell'Ucraina, ma al contrario sta sacrificando entrambe sull'altare dell'appetito imperialistico dell'Occidente a stelle e strisce. La Russia sta semplicemente difendendo se stessa rispetto alla neobarbarica opera di accerchiamento condotta fin dagli anni Novanta dalla civiltà del dollaro e dalle sue colonie senza dignità.
di Diego Fusaro