Discorso di fine anno del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: due passaggi che proprio non tornano

Un commento critico sulle parole di fine anno del Presidente della Repubblica

Desideriamo commentare celermente il classico discorso di fine anno del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Come sempre - lo diciamo con il sommo rispetto per la massima carica dello Stato - un discorso d'occasione, denso di retorica ma estremamente povero di contenuti. In specie, desideriamo richiamare l'attenzione su due passaggi del sermone di fine anno. Anzitutto, Mattarella ha asserito che è ripugnante il rifiuto della pace di chi si sente più forte. Il riferimento, niente affatto obliquo, era naturalmente alla Russia di Putin, come sempre presentata come la responsabile esclusiva del conflitto e come la parte cattiva della fiction. Sarebbe d'uopo far notare al Presidente della Repubblica che a non volere la pace sono anzitutto l'Unione Europea, treno in corsa verso l'abisso, e il guitto di Kiev attore Nato, prodotto in vitro di Washington se non di Hollywood, dittatore e attore, in una parola "dittattore". Non è forse vero che l'Unione Europea si sta adoperando in ogni modo per far seguitare la guerra e anzi per far sì che essa si allarghi e diventi uno scontro tra Europa e Russia? Il secondo passaggio del sermone di fine anno su cui intendiamo richiamare l'attenzione è quello in cui il presidente ha evocato l'esigenza di "disarmare le parole": invito di per sé condivisibilissimo, peccato però che l'Europa sia la prima a tradire ampiamente questo imperativo. Anzi, a dirla tutta, fu lo stesso Mattarella a paragonare incautamente la Russia di Putin al terzo Reich di Hitler: non proprio parole "disarmate", come si può facilmente intuire... parole che mortificano la storia reale, considerato il fatto che fu proprio l'Unione Sovietica la potenza che più si spese - anche in termini di vite umane - per liberare l'Europa dal nazismo (cosa da tenere ben presente in occasione del vicino giorno della memoria). Insomma, con le parole di Ovidio: "video meliora, proboque, deteriora sequor". Ci auguriamo vivamente che questo 2026 possa produrre finalmente la pace, cosa che sarà possibile se e solo se la Russia e gli Stati Uniti d'America troveranno un accordo effettivo e se l'attore Nato si farà da parte.

di Diego Fusaro