Mattarella e il sermone di Capodanno: pace universale, Rai salvifica e l’Italia raccontata come un dépliant turistico

Dal Colle al Presepe geopolitico: un discorso tra buoni sentimenti, memoria istituzionale e un pluralismo Rai che suona come fantascienza

Accendiamo la TV, stappiamo lo spumante e arriva lui: Sergio Mattarella, l’ultimo monaco laico della Repubblica, pronto a benedire il Paese con un’omelia che sembra scritta su pergamena riciclata dalla Costituzione. 

Si parte dalla pace, perché la pace a Capodanno sta come l’uvetta nel panettone: nessuno la toglie mai. Ucraina, Gaza, il mondo che va a fuoco mentre noi siamo sul divano con il plaid. Mattarella parla, grave, pacato, come se la realtà potesse sentirsi in colpa e chiedere scusa.

La pace diventa “un modo di pensare”, che è comodissimo: non costa nulla, non sporca, non richiede manovre parlamentari. Pensiamola forte, magari funziona.

Poi si plana sugli 80 anni della Repubblica, trattata come una vecchia zia elegante che non bisogna mai contraddire. Tutto bellissimo: le donne al voto, la Costituzione come Tavole della Legge, il cammino luminoso verso la parità. Peccato che fuori dallo studio Presidenziale il Paese sembri più un cantiere lasciato a metà che un mosaico armonioso.

Ed ecco la perla gonfia come un tacchino istituzionale: la Rai. Servizio pubblico, garante del pluralismo, nutrice dell’identità nazionale. Qui parte la risata isterica. Pluralismo? Certo. Come no. Basta cambiare canale per vedere sempre la stessa faccia che ti spiega che va tutto bene, solo da un’altra angolazione. La Rai come grande racconto dell’Italia: più che un romanzo corale, una replica infinita.

Arrivano terrorismo, mafia, eroi civili. Tutto giusto, tutto sacro, tutto intoccabile. Ma messo così sembra un greatest hits della Repubblica, una compilation per non farci pensare a bollette, affitti e futuro a tempo determinato. L’Italia “storia di successo nel mondo” è detta con lo stesso tono con cui un parente ti dice che sei cresciuto bene, anche se vivi ancora in cameretta.

Il finale è per i giovani: siate coraggiosi, scegliete il futuro. Consiglio prezioso, peccato che il futuro costi e lo stipendio no. Mattarella chiude dicendo che la Repubblica siamo noi. Vero. Ma qualcuno avvisi la Repubblica che noi siamo un po’ stanchi di ascoltare e molto desiderosi di vedere, finalmente, qualcosa funzionare davvero.