Elezioni anticipate 2026: il piano segreto di Giorgia Meloni per capitalizzare la vittoria referendaria e fermare la discesa in campo di Marina Berlusconi

Nei corridoi di Roma prende sempre più corpo un tema fino a poco tempo fa relegato alle speculazioni: le elezioni anticipate nel 2026, subito dopo le ferie agostane. Non si tratta di un annuncio ufficiale, ma di una possibilità concreta, legata al referendum sulla giustizia. Una vittoria netta in quel voto darebbe a Giorgia Meloni un capitale politico significativo, da utilizzare strategicamente per anticipare la tornata elettorale ed evitare l’ultimo tratto della legislatura, tradizionalmente il più instabile.


Il contesto interno al governo non è semplice: i segnali di smarcamento di Matteo Salvini e la possibile discesa in campo di un erede di Silvio Berlusconi rendono il finale della legislatura potenzialmente accidentato. Settembre 2026 emerge così come finestra elettorale ideale: dopo le ferie estive, ma prima della scadenza naturale della legislatura, consentendo di capitalizzare il consenso post-referendum e presentarsi agli elettori con una narrativa di forza e risultati concreti.


Fonti interne al governo spiegano che Meloni potrebbe siglare un accordo specifico con tutto il centrodestra, definendo in anticipo come spendere eventuali risorse aggiuntive in caso di nuova vittoria. L’obiettivo è duplice: tutelare la manovra finanziaria e trasformarla in uno strumento politico, in grado di mostrare risultati concreti agli elettori. In poche parole si tratterà di coordinare la spesa pubblica con la campagna elettorale: ogni provvedimento diventerebbe al tempo stesso una promessa tangibile all’elettorato, rafforzando la posizione del centrodestra e consolidando il consenso accumulato nel corso della legislatura.


Un voto anticipato a settembre cambierebbe radicalmente lo scenario politico. L’opposizione sarebbe costretta a riorganizzarsi in tempi strettissimi, mentre il centrodestra potrebbe sfruttare il consenso post-referendum per consolidare la propria posizione. La vittoria nel referendum sulla giustizia diventerebbe così una leva concreta, trasformando un’ipotesi in una strategia politica realistica.

Anticipare le elezioni permetterebbe a Giorgia Meloni di evitare il periodo finale della legislatura, tradizionalmente più instabile, segnato da tensioni interne, dissidi tra alleati e possibili frizioni legate a nuove candidature e all'ultima legge di bilancio. Settembre 2026 potrebbe così diventare il momento decisivo in cui la politica italiana decide la propria traiettoria per gli anni successivi.