Ciao ciao, Ursula? La Corte Europea ci avrebbe potuti definitivamente liberare da un Von Der Leyen bis con una condanna che farà la storia
Ogni tanto, non sempre, la famosa giustizia a orologeria ha un suo perché, diciamolo. La condanna dell'Ursulona di Bruxelles suona come il trionfo per una giustizia che ha tardato, ma è arrivata
Esiste un politico più contraddittorio, pericoloso a ambiguo della Von Der Leyen? Probabilmete sì, perché questo potrebbe essere l'identikit perfetto di ogni politico. In fondo, come insegnava Andreotti, la politica altro non è che l'arte della mutazione e del trasformismo.
Ma la Von Der Leyen ci sta particolamente a cuore, non per la sua chioma pomposa, non per le sue pose plastiche, non per i suoi occhi azzurri come il mare di Sardegna, ma per le puttanate che ha fatto e detto.
In prima fila per una corsa agli armamenti contro la Russia, incurante del periocolo atomico, generosa donatrice di miliardi a quel nano da giardino di Zelensky, è stata anche l'amichetta "farmaceutica" dei tipi della Pfizer.
Però, c'é sempre un però, tanta scempiaggine non può rimanere in eterno impunita. Allora ecco che, a poche ore dal suo discorso per essere rieletta, arriva la lieta e severa novella. La Corte Europea l'ha condannata per mancata trasparenza sui vaccini Covid, una mannaia che, in teoria e non in pratica, avrebbe dovuto fermare la sua corsa politica, non fosse altro perché si allinea alle recenti "confessioni" che accomunano i troppi recenti casi di ictus, infarto e turbocancro, all'assunzione proprio dei vaccini.
Eppure, difficile a credersi, la Von Der Leyen è stata miracolosamente rieletta con ben 401 voti a favore, uno schiaffo alla giustizia e alle vittime del Covid. Con un certo ottimismo, avrei voluto stappare lo champagne e aprire una scatola di caviale, ma l'immoralità di questi parlamentari non me lo ha permesso.
Di Aldo Luigi Mancusi