Guerra in Ucraina, le colpe di USA, NATO e CIA a danno dell’Europa, perenne cenerentola, teatro di guerre fratricide, volute e condotte da altri

Ancora una volta invece, per insipienza, codardia ed ottusità politica, questa Europa è ridotta soltanto ad essere teatro di guerre fratricide, generalmente volute e condotte da altri

Il Presidente dell’URSS Michail Gorbačëv, alla fine degli anni Ottanta del secolo scorso, sottoscrisse un sofferto accordo con il Presidente USA Ronald Reagan, per la non proliferazione ed il graduale smantellamento degli arsenali nucleari dei due paesi. Il Russo però appose la sua firma a quel trattato, soltanto dopo che ebbe l’assoluta garanzia dagli americani, che nessun paese ex comunista dell’Europa dell’Est, confinante con la Russia, sarebbe mai entrato nella NATO.

La polvere dei conflitti globali: Russia, Ucraina e il fragore delle diplomazie. Dove sei Europa?

Berlusconi, dieci anni dopo, tentò addirittura di promuovere, a Pratica di Mare, l’allargamento della NATO alla Federazione Russa. Il progetto fu osteggiato dall’America del Presidente Obama, premio Nobel per la pace, succeduto a George Bush jr. Negli anni successivi poi, Polonia, Ungheria, Romania e tutti i paesi che avevano subito la dominazione sovietica, contrariamente ai patti, furono ammessi, uno dopo l’altro, nell’Alleanza Atlantica, lasciando la Russia fuori dalla porta. Per il principio fisico dell’azione e reazione, Putin, forte delle forniture di gas procurate all’Europa, ma sentendosi assediato dall’Occidente, iniziò la dura stagione dei conflitti, mettendo in moto una tragica partita a scacchi, tuttora in corso. Il primo attacco, peraltro fallito, fu contro la Georgia, seguito dal cruentò successo in Cecenia ed infine dall’occupazione nel 2014 della Crimea. Come fece Hitler per la Germania, anche Putin, per giustificare queste aggressioni, si è sempre appellato alla matrice russa delle terre invase.

Gli USA risposero a queste azioni militari, con dure sanzioni economiche e la CIA, sempre nel 2014, per rappresaglia, favorì in Ucraina, il golpe contro il Presidente filorusso, Viktor Janukovyč, sostituito dal filoamericano Petro Poroshenko, sostituito successivamente nel 2019, dall’ancora più fidato Volodymyr Zelensky.

Insediato al potere, Poroshenko nomina subito Hunter Biden, molto attivo nel paese e figlio dell’allora Vice Presidente USA, nel Consiglio di Amministrazione di Burisma Holding, il potente gruppo energetico statale ucraino, con uno stipendio di 50.000,00 dollari al mese. Il nuovo Presidente ucraino diede quindi inizio alla guerra contro la maggioranza russofona, in Donetsk e Lugansk, le due regioni del Donbass, a popolazione prevalentemente russa, causando la morte di 15.000 locali. Per bloccare questo macello, l’OSCE promosse nel 2015 una conferenza a Minsk, capitale della Bielorussia, che si concluse con la sottoscrizione di due protocolli, sottoscritti da Russia, Ucraina, Francia e Germania, che stabilivano una tregua immediata delle ostilità e la stipula di due statuti speciali, per le regioni contese di Donetsk e Lugansk. Entrambi i protocolli rimasero lettera morta, perché boicottati dal governo ucraino e la guerra in quelle regioni continuò sempre più cruenta. Come ritorsione, dopo la pausa della pandemia, la Russia invase il Donbass e diede il via al conflitto tuttora in corso, che ha causato finora una guerra atroce e sanguinaria, con oltre 500.000 fra morti e feriti. L’Ucraina ottiene la solidarietà compatta del mondo Occidentale, insieme a consistenti aiuti militari, che favoriscono una coraggiosa ed inaspettata resistenza. Oggi però qualcosa si sta muovendo. Negli Stati Uniti, il massiccio aiuto dato dall’amministrazione Biden all’Ucraina, è stato messo in discussione in questi giorni da una parte del Congresso, che si oppone ad una nuova fornitura di armi per 35 miliardi di dollari, mentre la Polonia ha deciso di sospendere gli aiuti militari a Kiev. L’avvicinarsi delle elezioni presidenziali poi e la dichiarata ostilità di Trump nei confronti di Zelensky, spingono parecchi democratici a chiedere cambiamenti significativi nella strategia adottata dall’attuale Presidente. Su tutto ciò aleggia infine l’oscuro rapporto di affari, emersi dalle varie inchieste giudiziarie a lungo soffocate, tra Hunter Biden, figlio del Presidente USA e Zelenskyy, il Premier Ucraino.

Queste lucide follie, che stanno facendo tremare ogni giorno sempre di più il mondo, hanno avuto finora come pratica conseguenza il quasi abbandono dei modernissimi gasdotti, costati migliaia di miliardi di euro, che trasportavano dalla Siberia al Sud dell’Europa, via Germania, decine di miliardi di metri cubi di gas all’anno, a prezzi inferiori fino a cinque volte, rispetto a quelli attuali. Lo stesso dicasi per l’approvvigionamento di granoturco dall’Ucraina all’Europa ed all’Africa, reso precario dal blocco dei trasporti. Situazioni queste, che hanno causato l’improvvisa massiccia crescita dell’inflazione in Occidente e ridotto significativamente i commerci. Il tutto a danno soprattutto dell’Europa, la perenne cenerentola, che sta assistendo inerme al rafforzamento dei rapporti tra la Russia, la Cina e l’India, favoriti anche dalla costruzione in corso, di un nuovissimo mega gasdotto, lungo migliaia di chilometri, che collegherà l’Est del mondo ai giacimenti russi.

Un grande politico e pensatore del passato, l’ex Premier inglese, Benjamin Disraeli, sosteneva che un Paese, per la sua stabilità, dovrebbe dare sempre priorità ai rapporti politici con i paesi limitrofi. Da lì possono nascere infatti i maggiori pericoli e da lì possono nascere anche le maggiori opportunità. Un terzo del territorio della Federazione Russa è Europa. Insieme alla parte occidentale del Continente, quella occupata dai paesi dell’UE, questo immensa area continentale unita potrebbe naturalmente esprimere, per cultura, per tradizioni, per capacità tecnologiche ed industriali, insieme al possesso di materie prime e di terre rare, la leadership del mondo.

Ancora una volta invece, per insipienza, codardia ed ottusità politica, questa Europa è ridotta soltanto ad essere teatro di guerre fratricide, generalmente volute e condotte da altri.