Forza Italia tenuta in vita dalle Europee 2024: ma se andrà sotto il 5%, il partito si scioglierà

Possibile viavai all'interno di Forza Italia. Il partito aspetta di conoscere il suo destino alle Europee del prossimo anno con Tajani di fatto nuovo capo indiscusso almeno fino a giugno 2024

Le europee 2024 tengono viva Forza Italia. Perché se anche l’ennesima rivoluzione interna al partito questa volta non la gestirà il fondatore, come sempre la formazione data in via di scioglimento mille volte avrà ancora vita. Almeno per un anno. Perché il Parlamento europeo fa parte del progetto politico del nuovo centrodestra targato Meloni e Forza Italia serve. Così come invece non sembra esserci un vero candidato a soppiantarla con un altro simbolo. Tant’è che al momento sembrano più quelli intenzionati a restarci di quelli pronti a lasciarla. 

Sicuramente c’è agitazione interna al partito, perché l’ultimissima riorganizzazione avviata a marzo non era ancora stata digerita del tutto: Antonio Tajani, di fatto nuovo capo indiscusso di Forza Italia almeno fino a giugno 2024, ha confermato le nomine di Tullio Ferrante al settore elettorale, Alessandro Sorte al coordinamento lombardo e Paolo Barelli promosso a vicecoordinatore nazionale. Un cambio di epoca con l’estromissione di Licia Ronzulli e dei suoi fedelissimi come Alessandro Cattaneo lasciati persino fisicamente fuori da Arcore dopo aver vissuto anni in cui erano di casa. Troppo di casa, secondo alcuni dirigenti di altro orientamento. Lo stesso Cattaneo aveva provato a frenare l’attività di Sorte in Lombardia mettendo in dubbio la legittimità delle sue azioni, ma poi si è dovuto adeguare. 

Perché c’è poco da fare, i ronzulliani si sono bruciati le ultime carte con le scelte per la giunta regionale in Lombardia. Non solo per aver portato all’assessorato Gianluca Comazzi, secondo molti suoi colleghi impegnato da sempre a raccogliere solo preferenze per sé e non a lavorare anche per il partito. Ma anche per la gestione del posto da sottosegretario che spettava agli azzurri. Nomine dunque che hanno cambiato di fatto i pesi interni. E segnato i cancelli chiusi di Arcore ai ronzulliani. 

Che succede dunque? Succede che tutti aspettano le conferme elettorali per vedere se ha senso una Forza Italia tutelata da Giorgia Meloni che necessita di una formazione centrista nella coalizione. Altrimenti rischia di dare a un certo elettorato la tentazione di non votare centrodestra. Sicuramente però non saranno elettori che voteranno Azione o Italia Viva come hanno scoperto personaggi una volta di peso come Mariastella Gelmini: per avere ancora un futuro le voci la indicano come intenzionata a cercare un nuovo approdo tra gli azzurri, perché l’avventura terzopolista si è schiantata male nel Nord. E tanti come lei vorrebbero tanto tornare a casa.

Movimento che si vede persino a livello localissimo come il centro di Milano: nel Municipio 1 di Milano Giampaolo Berni Ferretti era passato al gruppo Misto, ma è rapidamente tornato in Forza Italia tirandosi dietro anche Federico Benassati e Stefania Ambrosini Orefice che, strano per i tempi, ha lasciato Fratelli d’Italia per gli azzurri che ora potranno costituire un gruppo consiliare. Magari sembra poco, ma si parla del cuore di Milano, dunque movimenti simbolici perché sono più quelli che vogliono entrare in FdI di quanti vogliono uscirne.  

L’incognita europee sicuramente pesa anche perché ci sono tanti nomi in ballo, uno su tutti: Roberto Formigoni. Il mondo ciellino di cui resta uno dei massimi esponenti è impegnato a invadere Fratelli d’Italia, tanto che la “sua” candidata alle regionali Lucia Lo Palo, volto politicamente sconosciuto, ha raccolto 2600 preferenze. Però Formigoni potrebbe anche candidarsi come capolista di Forza Italia. Lui furbescamente si tiene le porte aperte. Perché intanto la notizia è che nonostante la brutta caduta in disgrazia qualcuno lo voglia ancora candidare.

Ci sono poi i forzisti che vorrebbero seguire il vento che tira e spostarsi in Fratelli d’Italia, come Massimiliano Salini e Fabio Altitonante, però all’ultimo sembrano aver cambiato direzione: il primo voleva aumentare le possibilità di restare a Bruxelles, l’altro candidarsi alle regionali in Abruzzo. In entrambi i casi i passaggi si sono fermati e non è detto che si sblocchino fino all’anno prossimo. Anche perché dopo il travaso degli scorsi anni anche Meloni non vuole più accogliere chiunque: come dicevamo, l’alleato centrista serve. 

L’unico vero limite saranno i numeri: se Forza Italia non riuscirà a restare sopra il 5% alle europee, raccontano due suoi dirigenti, molto probabilmente si scioglierà. Ma non prima dell’estate 2024.