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Elezioni 2022, Meloni vuole il presidenzialismo: "Votare il presidente è un diritto"

Il presidenzialismo torna prepotentemente al centro del dibattito attorno alle elezioni 2022. Dopo le parole controverse di Berlusconi, anche Meloni spinge verso l'abbandono della centralità del parlamento: "Votare il presidente della Repubblica è un diritto degli italiani"

13 Agosto 2022

Giorgia Meloni

Giorgia Meloni (foto LaPresse)

Elezioni 2022, Giorgia Meloni torna di peso sulla questione presidenzialismo. Dopo le parole di Berlusconi, che ieri aveva affermato Sergio Mattarella debba "dimettersi" qualora la riforma sull'elezione diretta del Capo dello Stato dovesse essere, ora anche la leader di Fratelli d'Italia torna sul tema. "Votare la prima carica dello Stato è un diritto degli italiani", spiega. E così, con una destra che parte con tutti i favori dei pronostici, il presidenzialismo rischia di diventare il topic più dibattuto di questa campagna elettorale. Anche Salvini un paio di settimane fa si era espresso favorevolmente assicurando il suo "sostegno".

Elezioni 2022, il post di Meloni sul presidenzialismo

Giorgia Meloni punta il dito contro l'"instabilità" politica endemica del nostro paese, che ha avuto "11 presidenti del consiglio" in 20 anni. Una condizione che, secondo la leader di Fratelli d'Italia, pone l'Italia in posizione subalterna "nel nostro rapporto con gli altri Stati". E ancora: "Fratelli d’Italia ritiene che gli italiani debbano avere il diritto di eleggere direttamente il Capo dello Stato e di scegliere da chi farsi governare, per porre fine ai giochi di Palazzo e per tornare protagonisti in Europa e nel mondo".

Presidenzialismo, un tema controverso

E Giorgia Meloni in realtà s'inserisce in un dibattito già in corso su un tema estremamente controverso. Perché l'elezione diretta del capo dello stato è da sempre una proposta molto cara fra i partiti di destra e centrodestra. Un cambiamento importante dell'assetto istituzionale che da una parte darebbe maggiore controllo ai cittadini sull'esecutivo, ma dall'altra - paventano da sinistra - accresce i rischi d'autoritarismo. O quantomeno riduce i contrappesi del nostro ordine. Adesso però, con un vantaggio che nei sondaggi appare molto largo nei confronti della coalizione di centrosinistra, la possibilità di una riforma costituzionale appare sempre più concreta. Affinché la destra posso cambiare uno dei fondamenti della nostra carta costituzionale necessita di una maggioranza parlamentare dei due terzi. Non più una chimera considerando le mosse di Calenda e Letta, che litigando hanno dato all'alleanza fra Meloni, Salvini e Berlusconi ancora maggiore margine di vantaggio. 

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