Elezioni politiche: le forze del dissenso sono isolate e, purtroppo, rischiano di perdere
Il partito del dissenso è frazionato. E così sbaglia
Fui tra i primi a propugnare indefessamente le ragioni del fronte unitario o partito del dissenso che dir si voglia. Una unica grande coalizione che unisse tutte le forze che, al di là del vecchio schema di destra e sinistra, sono giunte alla opposizione rispetto all'ordine neoliberale cosmopolita basato sull'atlantismo geopolitico, sul primato del mercato senza frontiere e poi anche sul regime biopolitico di controllo totale e totalitario. Ordunque, questo fronte non si è prodotto e regna ovunque la frammentazione di microforze identitarie e single issue, private di una visione integrale e della capacità di cooperare politicamente. Condivido la preoccupazione, che è di molti, circa l'imminente fallimento generale delle forze del dissenso, omnes et singulatim. Ma su questo punto non mi dilungo, anche per non trasmettere disincanto e disimpegno. Dopo il 25 settembre, bisognerà rimettere insieme i cocci, lavorando con chi è salvabile e tenendo a distanza di sicurezza, come Marte da Plutone, chi non è recuperabile. Alcuni di irrecuperabili sono già emersi chiaramente, come anche recentemente ho avuto la ventura di sottolineare nel mio recente video di fine rapporto collaborativo con una delle suddette forze. Va pur riconosciuto con sobrio realismo, soprattutto in relazione agli irrecuperabili, che se essi rappresentano l'opposizione, allora ci meritiamo mille anni di governo Draghi o di governo Monti.
di Diego Fusaro