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Reddito di cittadinanza, la finta stretta: rimane con tre chiamate sia da pubblico che privato

La "novità" stavolta è che a chiamata diretta di un datore di lavoro si rischia di perdere il sussidio. Sarà il Ministero del lavoro a stabilire le comunicazioni tra le parti in causa

01 Luglio 2022

Reddito di cittadinanza

Reddito di cittadinanza

Novità per quanto riguarda il reddito di cittadinanza. Un emendamento presentato da Centrodestra è stato approvato. Contro il M5s ed a favore il Pd. Si tratta di una (finta) stretta, stavolta alle richieste di lavoro che provengono da privato. Se prima rischiava di perdere il sussidio chi rifiutava tre volte un lavoro offerto dal Centro per l'impiego adesso accade anche a chiamata diretta di un datore di lavoro privato. Tra i firmatari della modifica anche l'ex M5s Faro, oggi con Di Maio nel gruppo "Insieme per il futuro". Sarà compito del Ministero del lavoro come specifica la norma definire con decreto le modalità di comunicazione e di verifica della mancata accettazione dell’offerta congrua.

Reddito di cittadinanza, farsa stretta: rimane con tre chiamate sia da pubblico che da privato

Nella notte di venerdì 1 luglio un emendamento del centrodestra al decreto aiuti è stato approvato dalle commissioni alla Camera. Resta invariata la norma sul Reddito di cittadinanza che prevede l’obbligo per chi lo percepisce di accettare almeno una di tre offerte di lavoro ricevute. Il datore di lavoro privato sarà poi tenuto a dire al Centro per l'impiego della proposta rifiutata. Ed il centro deciderà se far decadere o meno il sussidio. Il Ministero del lavoro invece sarà tenuto a definire le comunicazioni tra le parti e come saranno verificati i rifiuti delle offerte di lavoro dai privati.

La definizione di offerta congrua, in base al Jobs Act "decretone" sul reddito di cittadinanza, prevede che il posto rispetti le competenze e le esperienze dichiarate nel Patto per il lavoro dal beneficiario. Queste possono essere proposte "direttamente dai datori di lavoro privati" ai beneficiari che firmano il Patto per il lavoro. Il datore di lavoro privato "comunica quindi il rifiuto al centro per l’impiego ai fini della decadenza". Il centrodestra è spesso stato compatto su questo tema come dimostrano i numerosi emendamenti riformulati presentati da Maurizio Lupi (Noi con l’Italia), Riccardo Zucconi (FdI), Rebecca Frassini (Lega), Paolo Zangrillo (FI), da Lucia Scanu e Manuela Gagliardi (Misto). 

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