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Trattato del Quirinale, sicuri che sia un affare? In realtà la Francia ci ha sempre fregato

Dalla Libia al Mediterraneo, dal Medio Oriente alla vendita di armi, c'è tanta discrepanza sulle mosse strategiche di Roma e di Parigi. C'è chi pensa che il nuovo asse possa portare al controllo dell'Ue post Merkel

26 Novembre 2021

Trattato del Quirinale, sicuri che sia un affare? In realtà la Francia ci ha sempre fregato

C'è chi la vede come una mossa fondamentale per la guida dell'Europa post Merkel. C'è invece chi la considera una sciagura. La discussione sul Trattato del Quirinale, firmato oggi a Roma da Italia e Francia, è aperta. Gli affari con il vicino transalpino sono tanti, quelli già conclusi e quelli possibili. Ma sono tante anche le fregature, almeno quelle prese in passato soprattutto sul campo diplomatico e strategico. A partire, ovviamente, dalla Libia, dove Parigi ha guidato la missione che ha portato alla caduta e alla morte di Gheddafi, sostenendo poi il generale Haftar. Con l'unico piccolo dettaglio che era il leader della fazione opposta rispetto a quella del governo di Serraj sostenuto dall'Italia.

Che cosa economicamente dietro la firma del trattato del Quirinale

Partiamo da che cosa ha portato alla firma. Primo: considerazioni economiche, come dimostra la cooperazione stretta tra Confindustria e Medef e quella fra Cassa Depositi e Caisse des Dépots e Cassa Depositi. Secondo: considerazioni industriali, con la previsione di una maggiore integrazione di una lunga serie di comparti produttivi tra i due paesi, a partire dal manifatturiero passando all'innovazione. C'è però anche chi sottolinea le azioni spesso "predatorie" delle compagnie parigine sulle controparti italiane. A partire dalla moda, dove la Lvmh di Bernard Arnault ha comprato negli ultimi anni Fendi e Bulgari. Kering si è presa invece Gucci, Pomellato e Bottega Veneta.

Ma ci sono anche altri settori, come quello finanziario e degli istituti di credito. Bnl è per esempio controllata da Bnp Paribas, mentre Cariparma è controllata da Crédit Agricole. Per non parlare di Edison, acquistata da Edf, oppure di Parmalat rilevata tempo fa da Lactalis. Senza contare le trattative e le varie scalate che hanno visti coinvolti per esempio Vivendi su Tim e non solo. Operazioni avvenute spesso in modo liscio, mentre dall'altra parte, sottolineano i maligno, stanno sempre molto più attenti. Come nel caso Fincantieri/Stx, quando per una volta era un big italiano a cercare di prendere il controllo di un big francese.

Che cosa c'è politicamente dietro la firma del Trattato del Quirinale

Anche a livello politico non mancano le perplessità. Draghi e Macron hanno firmato un accordo che prevede la creazione di meccanismi strutturali di consultazione e addirittura di uno scambio di ministri periodico per aumentare ancora di più integrazione e allineamento nel tentativo di trovare strategie comuni su una lunga serie di dossier. "La firma del Trattato del Quirinale tra Italia e Francia per una cooperazione rafforzata è un altro passo che muoviamo insieme in un percorso comune. Un percorso europeo, che guarda al futuro con lungimiranza", ha dichiarato Luigi Di Maio. Proprio lui che andava a incontrare i gilet gialli nel momento di massima difficoltà di Macron.  

Ma c'è chi evidenzia come politicamente diplomaticamente la Francia si sia spesso in maniera opposta rispetto all'Italia. 
In Europa l'asse franco-tedesco non si è mai esteso a formare un triangolo con l'Italia, per non parlare delle frizioni sulla Libia del dopo-Gheddafi che solo recentemente si sono ricomposte. L'uscita di scena di Angela Merkel spinge Italia e Francia a un riavvicinamento strategico per prendere il controllo dell'Ue e imporre maggiore flessibilità. Giorgia Meloni, tra gli altri, non ci sta. "Trattato del Quirinale: l'Italia firma un accordo rafforzato con la Francia, che ha già un trattato di ferro (Aquisgrana)
con la Germania. Di fatto abbiamo dato una delega in bianco a Parigi per trattare a nome nostro. Temo che l'Italia non ci guadagnerà, a differenza del Pd".

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