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Venticinque anni a Milano tra obiettivi raggiunti e promesse non mantenute

Con l’impegno di un certosino, ho passato in rassegna gli ultimi venticinque anni di vita milanese, di cui quindici, dominati dalle giunte di centro destra, di Gabriele Albertini e di Letizia Moratti e dieci, da quelle di centro di sinistra, di Giuliano Pisapia e di Beppe Sala

Di Pierfranco Faletti

18 Settembre 2021

Venticinque anni a Milano tra obiettivi raggiunti e promesse non mantenute

Fonte: lapresse.it

A proposito di Milano, leggo sul settimanale l’Espresso, alcune frasi perentorie, scritte dal redattore Luca Bottura: “Dieci anni fa la sinistra riconquistava Milano, sconfiggendo Letizia Moratti, ora riemersa agli orrori della cronaca……Quel giorno Milano è rinata”.  A parte il frasario stile MinCulPop, mi sono venute subito in mente le parole di Charles-Louis Montesquieu: “la verità delle promesse sono i risultati”.

Per questo, con l’impegno di un certosino, ho passato in rassegna gli ultimi venticinque anni di vita milanese, di cui quindici, dominati dalle giunte di centro destra, di Gabriele Albertini e di Letizia Moratti e dieci, da quelle di centro di sinistra, di Giuliano Pisapia e di Beppe Sala. Una carrellata rigorosamente storica, da cui ne è emerso un quadro a tinte forti. Durante l’era di centro destra, nei trasporti cittadini sono iniziate le costruzioni delle linee metropolitane M4 ed M5 ed è stato sviluppato il piano dei parcheggi sotterranei, per migliaia di posti auto, scaturito dalla legge Tognoli.

É stato poi realizzato, sotto l’egida della Regione Lombardia, guidata dal Governatore Roberto Formigoni, l’Aeroporto Internazionale di Malpensa 2000, capace di accogliere fino a 40 milioni di passeggeri/anno e gestito dalla Società SEA, di proprietà del Comune di Milano. In campo viabilistico sono iniziate le prime piste ciclabili in Corso Venezia e in Viale Tunisia ed è stato pedonalizzato, in buona parte, l’asse Corso Vittorio Emanuele-Piazza Cordusio e tutta Via della Spiga. Sono state istituite infine le zone gialle e blu, per la sosta locale e l’ECOPASS, poi diventato Area C.

Nell’arredo urbano, con gli introiti della vendita delle quote di minoranza di A2A, sono state rifatte strade, marciapiedi e giardini, soprattutto nelle zone periferiche. Grande attenzione è stata rivolta al settore manifestazioni, con la realizzazione dell’Auditorium del Portello e per merito della Regione Lombardia, della Grande Fiera Internazionale di Milano-Rho, firmata dall’archistar Massimiliano Fuskas, che ha lanciato Milano in Europa e nel mondo, attirando migliaia di imprese e milioni di visitatori, nei settori della moda, del design, dell’architettura, del turismo, dell’industria e di quant’altro.

L’impronta maggiore lasciata dalle giunte Albertini e Moratti sulla città, sono state certamente le decisioni in campo urbanistico. Un vero e proprio colpo d’ala, che ha espresso il nuovo volto europeo ed internazionale della città, attraverso i grattacieli e le piazze di City Life e di Porta Nuova, per citare soltanto le più famose e significative. All’intramontabile Duomo, si è affiancato così un nuovo simbolismo del Capoluogo Lombardo, espressione di due diversi millenni. Il Teatro alla Scala è stato ampliato e ristrutturato radicalmente, da com’era nel 1946, nel palcoscenico e nelle strutture, mentre si sono conclusi i lavori dell’inceppato Teatro Strehler.

Ed infine EXPO 2015, pensato e voluto tenacemente da Letizia Moratti e gestito brillantemente dall’allora suo principale collaboratore, il manager Beppe Sala. Un evento mondiale che ha ospitato 24 milioni di visitatori, un Giubileo Lombardo.  Continuando questa carrellata scolastica, si rischierebbe di trasferire in propaganda politica, una rappresentazione esclusivamente storico-fotografica, di quanto realizzato dal centro destra. Per chi scrive, si è rivelato invece più arduo fare l’elencazione dei “risultati” raggiunti, nei successivi dieci anni di governo di centro sinistra.

Il pensiero è andato subito a tante promesse condivisibili, quali la pedonalizzazione del quadrilatero della moda, la riapertura dei Navigli, la riqualificazione di tutti gli ex scali ferroviari, il rilancio delle periferie, il nuovo stadio di San Siro, intenzioni rimaste tutte nel libro dei sogni. Meglio è stato per le piste ciclabili e la realizzazione dell’area B e C, per la cancellazione, non condivisibile, dei parcheggi sotterranei dove, per ottenere l’obbiettivo, nel caso di Piazza Lavater, la giunta di sinistra ha speso dieci milioni di euro, per onorare le penali dovute al vincitore dell’appalto. Positivi risultati, in accordo con il programma, si sono ottenuti nella rifacimento del Teatro Lirico, nell’attenzione ai centri sociali, nell’accoglienza assistita e non e nel supporto ai progetti di ristrutturazione edilizia.

Sono stati soprattutto lodevolmente sviluppati e completati, buona parte dei progetti varati dalle precedenti giunte di centro destra, senza barriere politiche o culturali. Soprattutto al Sindaco Pisapia, va riconosciuto il grande merito di non avere cancellato Expo 2015, fortemente osteggiato dagli arancioni, suoi determinanti compagni di viaggio e che era parte prioritaria del suo programma elettorale. A Sala va dato invece il merito di aver contribuito, insieme alla Regione Lombardia, alla vittoria per l’assegnazione a Milano/Cortina delle Olimpiadi Invernali del 2026, da cui i grillini a Torino si erano sfilati e contemporaneamente il demerito, di avere perso l’assegnazione a Milano dell’EMA (European Medicines Agency), stante però il vergognoso disinteresse dimostrato dal Governo a guida PD/M5S.

É comunque evidente, che quella del centro sinistra è stata una politica fortemente condizionata dalle tante ideologie, che sostenevano quelle maggioranze: verdi, arancioni, lilla, gay, transessuali, pro cannabis, eutanasia e ius soli e tutte le cosiddette avanguardie varie, contro l’omotransfobia, il razzismo e quant’altro, con sottostante latente diffidenza verso il sistema capitalistico. Ideologie che obbediscono prevalentemente ai canoni di una sinistra radicale e radical chic. Troppe ideologie, a mio modesto avviso, lontane dagli interessi reali della città, ma curiosamente definite “rinascita”, dall’arguto redattore Bottura. Altri, come il sottoscritto, sull’onda del pensiero di Montesquieu, continuano invece a preferire i grattacieli all’utero in affitto.

Di Pierfranco Faletti  

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