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Benedetto Croce

La Cina come Attila, un conquistatore potente ma silenzioso che l'Occidente sottovaluta

L'Occidente è in una fase di decadenza e crisi di valori, e non si accorge di chi vive già sul nostro territorio ed erode il nostro potere

Di Pierfranco Faletti

24 Luglio 2021

Muraglia cinese

La decadenza occidentale e la Cina

Nelle nostre scuole si insegna che l’Impero Romano, in piena decadenza, fu sopraffatto dall’arrivo degli Unni guidati da Attila, che lo travolsero militarmente. Tale rappresentazione della storia è soltanto parzialmente vera. La classe dirigente romana, infatti, avvezza ormai a vivere nel lusso, negli ozi, nella mollezza dei costumi e spesso dedita a pratiche trasgressive, si era disabituata a lavorare e non conosceva più il significato delle parole: ideale e sacrificio.

In particolare, il nerbo della struttura dell’impero e cioè l’esercito, non attirava più coloro che avevano visto, nelle guerre e nelle conquiste, la principale gratificazione ed il massimo riconoscimento del proprio valore e della propria promozione sociale. Per questo, in una società siffatta, che ha avuto in Nerone e Caligola, i due imperatori simbolo del totale disfacimento, l’esercito e non solo quello, iniziò ad implementarsi di “barbari”, che sostituirono, pian piano, una parte importante dei romani. La vera vittoria degli Unni si attuò pertanto lentamente dall’interno, con lo sgretolamento di quello che era stato il nucleo principale della forza e del successo di Roma.

Per Attila, fu un gioco da ragazzi battere un esercito, che era ormai privo della spina dorsale e della fiamma dei suoi ideali.
Del resto, la storia insegna che tutte le grandi rivoluzioni ed i principali sommovimenti politici, si sono sempre realizzati, all’interno delle Società e delle Nazioni. Dalla Rivoluzione francese, alla caduta dell’URSS e alle meno rilevanti uscite di scena, in Italia, di De Gasperi o di Berlusconi, sono sempre stati i fenomeni endogeni, a far saltare il banco. Io ritengo che oggi il mondo occidentale viva una fase di decadenza. Ideali, valori e spirito di sacrificio, stanno attraversando una crisi profonda, che porta gli imprenditori, specialmente delle generazioni successive a quelle dei fondatori, a vendere le aziende, per godersi la vita, che porta gli aspiranti lavoratori all’entusiasmo, prevalentemente verso l’assistenza dello Stato e che porta gli Stati stessi a produrre legislazioni che non favoriscono più, merito, competizione e sacrificio.

Uno scenario, almeno in Occidente, favorito anche da una Chiesa Cattolica e/o Cristiana in genere che, in nome di una facile popolarità, ha ridotto l’ancoramento ad alcuni principi, che ne hanno giustificato, fin dall’origine, la nascita e la crescita.
Chi è il nuovo Attila? Molti pensano alla Cina, dove si lavora 6/7 giorni la settimana, dove l’espansione economica e sociale è avvenuta e avviene in tutto il mondo a macchia d’olio, in modo silenzioso, felpato ed astuto. Mi aveva molto colpito, qualche anno fa, leggere che il secondo cognome più diffuso a Milano, dopo quello mitico di Rossi, fosse il cinese Hu, seguito dopo alcune lunghezze da Chen e dove comunque Zhou avesse sorpassato Brambilla. A torto o a ragione ci stiamo preoccupando dello sbarco di alcune decine di migliaia di poveri sbandati, sulle coste del sud, che certamente non stravolgono i nostri assetti politici, economici e sociali. I media e la nostra classe dirigente, invece, ignorano completamente che l’Occidente è totalmente privo di una strategia di convivenza, nei confronti di un fenomeno epocale, che vive già sul nostro territorio e che erode, di giorno in giorno, il nostro potere, la nostra indipendenza, la nostra cultura, i nostri usi e costumi. Loro entrano ed escono indisturbati, arrivano e spariscono, sostituendo a volte, nelle anagrafi, i vivi con i morti. Soggiornano in quartieri blindati, le China Town, senza alcun desiderio di integrazione, ignorando la nostra lingua, le nostre abitudini e le nostre tradizioni. L’Italia poi, unica in Europa, con il precedente governo a trazione movimento cinque stelle, si è inginocchiata difronte al Governo Cinese, aderendo alla Via della Seta, fortemente sponsorizzata dal Presidente Xi Jinping, insieme alla concessione della gestione del porto di Trieste e all’ingresso nella strategia per la realizzazione della banda larga del 5G. Il tutto con i conseguenti possibili ignoti risvolti, che scelte di questa portata potrebbero aver avuto.

D’altronde, le tante ore passate ingiustificatamente dal cittadino Beppe Grillo, negli uffici dell’Ambasciatore Cinese a Roma, è logico ritenere, non abbiano avuto come unico tema il turismo. Fortunatamente per il nostro paese, il Premier Mario Draghi sta smantellando, con fermezza e determinazione silenziosa, molte delle azioni di apripista, che i grillini, occultando per l’occasione ogni trasparenza, stavano offrendo al moderno Attila, dentro casa nostra.

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